Prometeia-Legacoop: debito pubblico in crescita e Italia sempre più vulnerabile
(Teleborsa) - Secondo il nuovo monitoraggio realizzato da Prometeia per Legacoop sul Documento di Finanza Pubblica 2026, l’Italia rischia di avviarsi verso uno scenario economico sempre più fragile, caratterizzato da crescita debole, inflazione persistente e un debito pubblico destinato a diventare il più elevato d’Europa, superando persino la Grecia, nel 2026.
L’analisi evidenzia come le prospettive dei conti pubblici italiani siano peggiorate. Nel Piano strutturale di bilancio dell’ottobre 2024, l’aumento del rapporto debito/PIL tra il 2023 e il 2026 era stimato in circa 3 punti percentuali; oggi la previsione sale a 4,7 punti. Parallelamente, la riduzione prevista tra il 2026 e il 2028 si è praticamente dimezzata, passando da 1,4 a soli 0,7 punti
percentuali.
Secondo lo studio, basta inoltre un deterioramento anche limitato dello scenario macroeconomico per compromettere ulteriormente la dinamica del debito. In assenza degli introiti da privatizzazioni previsti dal Governo — e mai realmente realizzati negli ultimi anni — il rapporto debito/PIL continuerebbe infatti a crescere anche nel 2027. Lo stesso avverrebbe con una crescita economica inferiore di appena 0,3 punti percentuali rispetto alle stime ufficiali.
"L’Italia ha bisogno di una strategia economica di lungo respiro – sottolinea Gamberini - che sia capace di sostenere e coniugare crescita, lavoro e investimenti produttivi. Perché famiglie e imprese non possono pagare il prezzo dell’incertezza internazionale".
"La prudenza nei conti pubblici resta importante – mette in risalto il Presidente di Legacoop – ma da sola non è più sufficiente perché l’immobilismo non paga. Occorre rafforzare le politiche industriali, dare fiato al potere d’acquisto delle famiglie e alla competitività delle imprese italiane, accelerando gli investimenti legati alla transizione energetica e all’innovazione".
Prometeia segnala inoltre i rischi legati al protrarsi delle tensioni geopolitiche internazionali e degli effetti della guerra sui mercati energetici. In uno scenario con prezzi del petrolio più elevati e inflazione al 3,3% nel 2026, la crescita italiana risulterebbe compromessa e il debito pubblico aumenterebbe in misura maggiore, con possibili ripercussioni anche sul costo del debito attraverso l’aumento dello spread.
"Questi dati ci dicono che l’Italia non può permettersi immobilismi", dichiara Simone Gamberini. "Famiglie e imprese stanno già affrontando una fase di forte pressione economica, tra inflazione, costo dell’energia e rallentamento dei consumi. Se non si interviene con misure strutturali a sostegno del lavoro, degli investimenti produttivi e della competitività delle imprese, il rischio è quello di una stagnazione prolungata che finirebbe per indebolire ulteriormente il tessuto sociale ed economico del Paese".
"Serve una strategia economica più coraggiosa", aggiunge Gamberini. "Occorre accelerare gli investimenti industriali ed energetici, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e costruire nuove politiche di sviluppo capaci di accompagnare la transizione economica e sociale. Il mondo cooperativo può rappresentare un elemento di stabilità e coesione in questa fase complessa, contribuendo a rafforzare occupazione, welfare territoriale e sviluppo sostenibile".
Secondo Prometeia, il quadro delineato dal DFP conferma dunque una crescente vulnerabilità dell’economia italiana rispetto agli shock internazionali e rende sempre più urgente individuare nuove leve di crescita per evitare che il peso del debito finisca per comprimere ulteriormente margini di sviluppo, investimenti pubblici e capacità di sostegno all’economia reale.
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