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L’ondata di caldo colpisce anche l’economia: i costi per l’Europa

A quanto pare, i termometri sono diventati un leading indicator della crescita economica

Economia
L’ondata di caldo colpisce anche l’economia: i costi per l’Europa
(Teleborsa) - "Strade e parchi deserti, scuole chiuse ed eventi pubblici annullati. La recente ondata di caldo in Europa ha riportato alla mente i lockdown della pandemia. Questa volta, però, non è stato un virus a causare i disagi, bensì le temperature record. Diversi Paesi europei, tra cui Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania, hanno registrato i giorni più caldi di sempre per il mese di giugno.

In Francia, le temperature mai viste prima hanno riportato alla mente i terribili ricordi dell'estate del 2003, quando circa 70.000 persone, per lo più anziane, morirono a causa del caldo estremo. Ciò che un tempo sembrava una rara eccezione anche agli scettici del cambiamento climatico, sta diventando sempre più frequente. E con l'intensificarsi del riscaldamento globale, gli estremi di oggi rischiano di diventare la normalità di domani, con l'Europa colpita in pieno". Lo ha dichiarato Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, commentano l’impatto economico dell’ondata di calore in Europa

"Eppure, nonostante i ripetuti avvertimenti e la crescente consapevolezza, le ondate di calore continuano a mettere in ginocchio gran parte del continente. Un po' come le forti nevicate d'inverno. Diversi ospedali hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa del caldo estremo, con guasti agli impianti di raffreddamento e blocchi dei sistemi informatici, mentre scuole, luoghi di lavoro e ferrovie sono finiti nel caos; sono anche scoppiati incendi. Alcune persone sono annegate nel tentativo di rinfrescarsi e, in Francia, due reattori nucleari sono stati costretti a chiudere per mancanza di acqua da usare per il raffreddamento.

Le temperature record registrate durante il giorno (e la notte) sono chiaramente dannose per la salute umana. Ma non solo: avranno ripercussioni anche sull'economia europea.

"Per anni, le ondate di calore sono state trattate come le grandinate: un costo spiacevole ma temporaneo, il cui impatto si distribuisce nel corso di un ciclo economico. Questa impostazione sta diventando obsoleta. Uno studio del 2021 sugli anni più caldi in Europa fino ad allora (2003, 2010, 2015 e 2018) ha stimato le perdite del PIL a livello continentale dovute alla sola riduzione della produttività del lavoro tra lo 0,3% e lo 0,5% (parliamo di produzione, non crescita del PIL), superando l'1% nelle regioni più esposte. Altri studi aggiungono i costi del raffreddamento e di conseguenza calcolano un impatto ancora maggiore sulla crescita. Se si aggiungono i crescenti costi sanitari, le riparazioni di emergenza delle infrastrutture e l'impatto delle ondate di calore e della siccità su corsi d'acqua, trasporti o agricoltura, l’effetto negativo sull'economia aumenta ulteriormente.

Lo scorso anno, un documento congiunto dell'Università di Mannheim e della BCE ha quantificato i danni economici, analizzando le ondate di calore, la siccità e le inondazioni dell'estate del 2025. Secondo il documento, l'economia europea ha perso circa lo 0,3% della produzione. Questo danno potrebbe aumentare fino a raggiungere lo 0,8% entro il 2029, tenendo conto degli effetti del calo della produttività, dell'interruzione delle catene di approvvigionamento e dei minori introiti del turismo.

In precedenza, la BCE aveva anche stimato che le ondate di calore e la siccità avrebbero potuto far aumentare l'inflazione alimentare di circa 0,4-0,9 punti percentuali, con un effetto che potenzialmente sarebbe raddoppiato nei prossimi 30 anni.

In passato, per gli abitanti del Nord Europa era facile liquidare il rischio legato al caldo come "un problema di qualcun altro": di Madrid, non di Monaco. Tuttavia, i dati non supportano più questa teoria. Al contrario, la Germania si colloca al terzo posto tra le maggiori economie europee per perdite cumulative dovute al caldo fino al 2030. Non perché le estati tedesche saranno paragonabili a quelle di Siviglia, ma perché infrastrutture, patrimonio immobiliare e settori ad alta intensità di manodopera come l'edilizia e la logistica sono stati costruiti per un clima più freddo e non si sono adeguati.

"Una valutazione di Climate Analytics del gennaio 2026, commissionata dalla Banca Mondiale, ha concluso, in modo inequivocabile, che la Germania è ancora priva di soluzioni complete per gestire il rischio di stress da calore, con una pianificazione dell’adattamento non sufficiente a reggere l’impatto indicato dalle evidenze scientifiche. Questa conclusione è confermata anche da un'analisi di una serie storica sempre più importante proveniente dall'indagine della Commissione europea sulle imprese: il clima come fattore limitante per la produzione. L'indagine mostra infatti che, nelle ultime estati, Spagna e Germania hanno subito gli effetti più devastanti delle ondate di calore estive.

Guardiamo al futuro: se da un lato il recente calo dei prezzi dell'energia dovrebbe portare un po' di sollievo alle famiglie e alle imprese europee, le attuali ondate di calore comportano un nuovo rischio al ribasso per l'economia europea: potenziali problemi nelle catene di approvvigionamento dovuti ai bassi livelli idrici dei principali fiumi e alle infrastrutture colpite, come ferrovie e autostrade, ma anche possibili perdite di produttività.

La scomoda verità è che le ondate di calore sono passate silenziosamente da "evento meteorologico" a "variabile macroeconomica". Il termometro, a quanto pare, è diventato un leading indicator", conclude Brzeski.





(Foto: © Aleksandr Papichev/123RF)
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