Ex Ilva, Urso: "determinati a preservare lavoratori". Spunta ipotesi cordata italiana
sentenza Milano tra le più restrittive d'Europa, ma la applicheremo. Cosa ha detto il Ministro durante il Question Time nel corso del quale ha parlato anche del caro carburante
(Teleborsa) - "Noi siamo determinati a preservare" l'Ilva, "lo stabilimento e i lavoratori di questa importante industria italiana". Lo ha detto il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, al Question Time rispondendo a una domanda sul caso Ilva spiegando che "ci sono le condizioni per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana". "Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente di Federacciai Gozzi a seguito del tavolo odierno presso il Mimit, giudicato da loro serio e proficuo, ci sono le condizioni per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana promossa dal sistema industriale italiano per fare una sua proposta che consenta il salvataggio e rilancio della produzione siderurgica a Taranto negli stabilimenti dell'Ilva", ha detto Urso
Il Ministro ha anche voluto sottolineare che "la decisione della Corte d'appello che ci è giunta proprio nelle ore in cui avevamo convocato i sindacati per delineare il progetto industriale del nuovo acquirente e ha cambiato tutto, imponendo ai commissari di programmare la chiusura degli altiforni entro 90 giorni, perché quello che è chiesto è tecnicamente impossibile da realizzare".
"La sentenza della Corte d'appello, la delibera della Corte d'appello, ci impone di chiudere entro 90 giorni, da oggi entro 80 giorni e noi intentiamo ovviamente, o meglio i commissari intendono applicare la sentenza di chiusura", ha chiarito Urso. "Per questo dobbiamo ovviamente sopperire per disinnescare la bomba sociale, così è stata definita dai sindacati, innescata dalla decisione della Corte d'appello, una bomba sociale produttiva, occupazionale che ha come risultato quella della desertificazione industriale della città di Taranto. Per questo abbiamo convocato per primi i sindacati con cui stiamo ovviamente lavorando in maniera continuativa per accogliere le loro proposte al fine di realizzare un piano straordinario per Taranto che tenga conto delle richieste dei sindacati, delle loro aspettative, di quelle degli enti locali, che tenga conto della necessità del sistema della manifattura italiana", ha detto Urso
"Una cosa è certa, gli altoforni dell'aria a caldo non potranno più essere riattivati". "Rimarranno in Europa gli altri 22 stabilimenti, in Germania, in Francia, piuttosto che negli altri paesi europei che continueranno a produrre con gli altiforni, secondo le regole europee che evidentemente sono diverse da quelle che la sentenza della Corte di appello ha deciso per Taranto", ha detto Urso. "Se le stesse decisioni fossero state fatte da altre magistrature europee avrebbero dovuto imporre la chiusura di tutti gli altri stabilimenti che hanno condizioni sanitarie e ambientali di gran lunga peggiori rispetto a quelle che abbiamo assicurato ai cittadini di Taranto e agli stabilimenti dell'Ilva", ha proseguito Urso spiegando che "questo è l'ambito in cui dobbiamo procedere con l'obiettivo di salvaguardare tutti i lavoratori come preciso impegno del governo, del perimetro dell'Ilva e anche i lavoratori dell'indotto che subiranno le prime immediate conseguenze, perché molte di quelle imprese lavoravano soprattutto per gli altoforni e alcune hanno già annunciato la sospensione dell'attività".
"I lavoratori devono essere comunque preservati da questa bomba sociale, produttiva, occupazionale, innescata da una decisione che noi non contestiamo che però dobbiamo applicare. In questo contesto il nostro sforzo è ovviamente a salvaguardare la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti a valle, per cui è ovvio che nelle procedure che i commissari dovranno seguire per garantire la continuità produttiva, dovranno anche stabilire quale soggetto possa assicurare quelle bramme per mantenere in continuità produttiva gli stabilimenti mentre vengono assegnati, c'è il nostro augurio a chi farà l'offerta migliore", ha detto.
Infine, un passaggio sul caro carburante. "Abbiamo agito con tempestività e io credo anche con efficacia, anche soprattutto per quanto riguarda il contrasto a ogni fenomeno speculativo"."Secondo le stime della Commissione europea, nell'ultimo mese tra il 29 giugno e il 27 luglio, il prezzo del gasolio è aumentato in Italia di circa il 13% nell'ultimo mese a fronte di una media europea che è superiore al 17%. Nello stesso periodo l'aumento è stato del 16% in Francia superiore all'Italia e addirittura del 24% in Germania molto superiore all'Italia", ha detto Urso. "Questo ci dice che il nostro sistema di monitoraggio e di controllo è risultato più efficace rispetto a quello di altri paesi europei che infatti stanno adottando delle delibere che sostanzialmente realizzano nei loro paesi quelle che noi abbiamo già imposto col decreto Trasparenza del gennaio 2023.
Per quanto riguarda il sistema di controllo - ha evidenziato Urso - ricordo che i reparti del corpo della Guardia di Finanza hanno effettuato 1700 interventi in materia di accesso sui prodotti energetici. Sono stati denunciati all'autorità giudiziaria circa 300 soggetti, sequestrati oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici e accertati in frode circa 6 milioni e mezzo di chilogrammi. Proprio in queste ore inoltre la guardia di Finanza sta svolgendo una vasta operazione a Roma per verificare la qualità dei carburanti venduti nei distributori".
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