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Codacons: "prosegue effetto guerra su consumi", Assoutenti: "italiani stanno modificando profondamente le abitudini"

I commenti sui dati ISTAT

Economia
Codacons: "prosegue effetto guerra su consumi", Assoutenti: "italiani stanno modificando profondamente le abitudini"
(Teleborsa) - Prosegue l'effetto negativo della guerra in Iran sui consumi degli italiani, con le vendite al dettaglio che a luglio registrano il secondo calo congiunturale consecutivo sia in valore che in volume. Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi oggi dall'ISTAT. La guerra in atto continua a generare conseguenze sui prezzi al dettaglio e sui consumi degli italiani – analizza l'associazione. Una situazione che, purtroppo, è destinata a peggiorare per effetto del forte rialzo dei carburanti registrato ad agosto e che ha fatto già impennare l’inflazione al 3,3%, determinando un aumento generalizzato del costo della vita che impatterà inevitabilmente sui consumi e sulla spesa delle famiglie.

I dati Istat sulle vendite al dettaglio dimostrano in modo inequivocabile come gli italiani, per difendersi dal caro-prezzi, stiano modificato profondamente le proprie abitudini di spesa, tagliando gli acquisti. Lo afferma Assoutenti, che lancia l'allarme sulle vendite alimentari in Italia. "Dai numeri dell'Istat arriva un messaggio evidente: gli italiani stanno modificando profondamente le proprie abitudini, non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola, ma dirottando gli acquisti presso i discount alimentari. Un segnale che dimostra anche come la qualità degli alimenti non sia più una priorità delle famiglie, che mettono il prezzo come elemento prioritario per orientare le proprie scelte d'acquisto" – commenta il presidente Gabriele Melluso.

"Il Paese arranca. Le vendite vanno sempre peggio e attestano la difficoltà delle famiglie. E fino a che le vendite restano al palo o addirittura scendono come da due mesi a questa parte, è chiaro che il Pil crescerà sempre dello zero virgola, visto che i consumi rappresentano il 60% del Pil", afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Su base congiunturale non si salva nessuno: calano le vendite in valore e in volume, alimentari e non alimentari. Le variazioni tendenziali vanno un po' meglio, ma solo per via degli aumenti dei prezzi. In volume, infatti, gli italiani mangiano l'1% in meno di cibo rispetto a luglio 2025, una dieta forzata a dir poco preoccupante, trattandosi della spesa più obbligata che ci sia".

Nel mese di luglio, nonostante il periodo dei saldi estivi - osserva Federdistribuzione - i dati confermano una dinamica ancora debole dei consumi, in un contesto caratterizzato da persistenti elementi di incertezza. Le tensioni geopolitiche continuano infatti a incidere sul quadro inflattivo, alimentato in particolare dall'incremento dei prezzi dei beni energetici. Anche il lieve miglioramento registrato ad agosto del clima di fiducia di famiglie e imprese, a fronte di un andamento non brillante dei saldi estivi, non modifica un quadro che evidenzia ulteriori segnali di fragilità della domanda interna.

Le ondate di calore non scaldano le vendite e i consumi delle famiglie restano deboli come certifica l'Istat, che a luglio registra il secondo calo mensile congiunturale consecutivo delle vendite al dettaglio, sia in valore sia in volume, afferma Confesercenti. In uno scenario economico complessivamente fragile in cui gli effetti climatici e le guerre hanno spinto tra luglio e agosto i prezzi degli energetici - con il caro energia che ha riacceso la miccia dell’inflazione - il quadro del commercio al dettaglio non mostra segnali incoraggianti, evidenziando invece profonde disparità tra i diversi canali distributivi, con una crescita a due velocità che accentua il divario competitivo rispetto al commercio fisico.

(Foto: Alexander Kovacs on Unsplash)
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