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Pensioni, ecco perchè la proposta di pensione a 64 anni non convince

La Lega Nord propone un anticipo pensionistico a 64 anni per chi ha il sistema misto ma la Cgil boccia la proposta che decurta l'assegno di oltre il 10%

Economia, Welfare
Pensioni, ecco perchè la proposta di pensione a 64 anni non convince
(Teleborsa) - Con l'approssimarsi della Manovra si torna a parlare di pensioni, capitolo dolente per ogni governo, ma ad un anno dalle elezioni la partita è più combattuta. E' in questo quadro che la Lega rilancia sull'anticipo pensionistico, avanzando la proposta di pensionamento a 64 anni preannunciata dal sottosegretario al lavoro Claudio Durigon da Rimini. Una soluzione bocciata dalla Cgil, che contesta la riduzione dell'assegno di oltre il 10%.

Sulle pensioni, la direzione non è univoca all'interno della maggioranza: Forza Italia, seguendo uno dei temi più cari all'ex Presidente Berlusconi, rilancia sull'aumento delle pensioni minime; Fratelli d'Italia si muove su una doppia linea, sostenendo la rivalutazione delle pensioni e il rientro dei pensionati dall'estero con una flat tax al 4%; la Lega Nord appunto avanza la proposta di anticipo pensionistico a 64 anni con ricalcolo contributivo per coloro che ricadono nel sistema misto ed hanno iniziato a lavorare prima del 1996, che va ad affiancarsi alla proposta avanzata lo scorso anno di utilizzo del Tfr.

In realtà, non si conosce la platea potenziale per la proposta di pensionamento a 64 anni, che potrebbe essere discussa fra oggi e domani nella riunione pre-Pontida del Carroccio. L'altra proposta leghista riguarda il blocco del mese in più che scatterà a gennaio 2027 per la pensione di vecchiaia, che passerebbe a 67 anni più un mese.

Boccia senza appello la proposta la Cgil, secondo cui, il risultato della proposta sarebbe una "riduzione permanente dell’assegno" per chi ricade nel sistema misto. Secondo i calcoli del sindacato, con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35.000 euro, secondo le simulazioni CGIL, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro al mese. Con il ricalcolo interamente contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro. Significa oltre 182 euro in meno ogni mese, pari a una riduzione del 10,6%. Con una retribuzione annua di 50.000 euro la perdita arriverebbe a circa 261 euro mensili, mentre con 70.000 euro supererebbe i 365 euro al mese. E non si tratta di una penalizzazione limitata ai primi anni di pensionamento: l’assegno rimarrebbe più basso per tutta la vita. Considerando la speranza di vita residua media a 64 anni utilizzata nell’analisi CGIL, la perdita complessiva viene stimata in circa 52.500 euro per il profilo con una retribuzione da 35.000 euro, circa 75.000 euro per quello da 50.000 e oltre 105.000 euro per il profilo da 70.000 euro. Per le donne, tenendo conto della maggiore speranza di vita media, la perdita cumulata potrebbe risultare ancora superiore.

La Cgil dice no anche all'altra proposta leghista che prevede l'utilizzo del Tfr per abbassare l'età pensionabile, poiché il lavoratore si troverebbe "a dover accettare contemporaneamente due condizioni: una pensione più bassa per tutta la vita e l’utilizzo di una parte del proprio trattamento di fine rapporto per poter accedere all’uscita anticipata". Nel caso di una retribuzione annua di 35.000 euro, dopo il ricalcolo contributivo l’assegno scenderebbe a circa 1.543,38 euro mensili, restando comunque al di sotto della soglia di 1.638,72 euro prevista nel 2026. Per raggiungere il requisito sarebbe quindi necessario trasformare in rendita anche circa 24.360 euro del proprio Tfr.

Per il sindacato, il problema delle pensioni "non riguarda soltanto chi si avvicina oggi alla pensione. Le caratteristiche del mercato del lavoro determinano direttamente la pensione di domani e rendono la questione particolarmente delicata per giovani e donne". Nel sistema contributivo salari bassi, periodi di disoccupazione, part-time involontario e carriere frammentate - si sottolinea - producono effetti che si accumulano durante tutta la vita lavorativa. Chi entra tardi nel mercato del lavoro, alterna contratti precari o percepisce retribuzioni insufficienti non affronta soltanto un problema economico nell’oggi: accumula meno contributi e rischia di arrivare alla pensione con un assegno molto più basso.
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