Materie prime, in un anno +35% nel mondo. Gas europeo +128%
Analisi Uniontrasporti alla prima Giornata del Mezzogiorno a Bari: in Italia benzina +23% e gasolio +35%, container nel Mediterraneo in crescita dell'8%
(Teleborsa) - L'instabilità geopolitica internazionale ha spinto al rialzo del 35% in dodici mesi il rendimento medio delle principali materie prime a livello mondiale, secondo l'indice S&P GSCI. Nel dettaglio, il greggio è cresciuto del 47% (+10% nell'ultimo mese), la benzina del 74% e il grano del 40%; il gas naturale è rimasto pressoché stabile su scala globale, mentre l'indice del gas commercializzato in Europa ha segnato un +128%.
In Italia i prezzi di benzina e gasolio, raddoppiati negli ultimi vent'anni, sono aumentati negli ultimi dodici mesi rispettivamente del 23% e del 35%. La volatilità resta elevata, come dimostra la rapida discesa registrata ieri dal prezzo del Brent, legata sia alle crisi geopolitiche sia al quadro diplomatico.
I dati sono stati illustrati da Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, in apertura della prima Giornata del Mezzogiorno, promossa dalla Camera di Commercio di Bari nell'ambito della 89ª Fiera del Levante.
Sull'aumento dei prezzi incidono anche l'allungamento delle rotte commerciali e i maggiori costi del trasporto marittimo. I porti del Mediterraneo mostrano tuttavia una tenuta dei traffici, con una crescita dei container movimentati nel primo semestre pari a circa l'8%, sostenuta dalle rotte che circumnavigano l'Africa ed entrano nel bacino via Gibilterra, a vantaggio soprattutto degli scali occidentali. In Italia, secondo le rilevazioni di Uniontrasporti in attesa dei dati ufficiali di Assoporti, Gioia Tauro segna circa +3%, La Spezia +3,5%, Livorno una crescita a doppia cifra, Salerno oltre +6% e Ravenna +1,5%; contenute le flessioni di Genova/Savona, Napoli e Trieste.
Crescono invece i timori per una nuova riduzione dei traffici via Suez, dopo l'avanzata degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb e i danni all'oleodotto saudita diretto al porto di Yanbu. La crisi del Mar Rosso – ha osservato Fontanili – penalizza l'import di prodotti metalmeccanici (quasi il 30% degli acquisti marittimi da quell'area), componenti elettronici, semilavorati industriali e tessili dalla Cina, oltre all'export di macchinari, agroalimentare e beni di consumo verso Asia e Oceania.
I porti adriatici risultano più esposti alla continuità della rotta Suez–Adriatico, ma possono guadagnare traffici Ro-Ro, energetici e intra-Mediterraneo. "Il porto di Bari, che non è un grande hub oceanico per container come Gioia Tauro, operando più nel Ro-Ro/Ro-Pax da e verso Balcani, Grecia e Mediterraneo orientale, oltre alle rinfuse e al traffico regionale, è relativamente protetto dalle crisi di Hormuz e Mar Rosso e se la crisi perdurasse a lungo – ha concluso Fontanili - potrebbe addirittura costituire una tappa alternativa per determinate merci".
All'incontro sono intervenuti la presidente della Camera di Commercio di Bari, Luciana di Bisceglie, promotrice dell'appuntamento, e, nella tavola rotonda, tra gli altri Massimo D'Alema e Antonio Decaro.
```