Banche europee, capitale solido nonostante dividendi record. Si riduce il cuscinetto delle italiane
La ricerca di Morningstar DBRS indica che livelli di capitale dovrebbero aiutare le banche a resistere agli shock
(Teleborsa) - Le banche europee restano ben capitalizzate, nonostante dividendi record, crescita dei bilanci e aumento delle operazioni di M&A. È quanto emerge da un'analisi di Morningstar DBRS su 40 grandi banche europee, secondo cui a fine giugno 2026 il CET1 ratio medio del campione era superiore al 15%. Il livello è in lieve calo rispetto a fine 2025, ma la flessione dipende dalle distribuzioni agli azionisti, dal ritorno della crescita degli attivi ponderati per il rischio (RWA) e dalle acquisizioni, non da un peggioramento degli utili.
Dagli utili 2025 le banche del campione hanno distribuito dividendi cash per circa 81 miliardi di euro, cifra record, in crescita dell'8% su base annua e del 28% rispetto al 2023. A questi si aggiungono i riacquisti di azioni proprie. Nonostante ciò, il CET1 medio supera i requisiti regolamentari minimi di circa 450 punti base, un cuscinetto che secondo l'agenzia lascia gli istituti ben attrezzati contro i rischi geopolitici, commerciali ed economici.
Per le banche italiane (il campione comprende Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER e MPS) il quadro è di redditività elevata e remunerazione generosa, ma con margini di capitale in riduzione. Tra il 2024 e il 2025 i dividendi pagati sono cresciuti del 27%, il terzo incremento più alto dopo Germania (+42%) e Grecia (+36%). Il payout medio è salito al 72%, secondo solo a quello delle banche nordiche (80%). Il ROAE annualizzato nel primo semestre 2026 è del 14,1%, dietro a Spagna (16,6%) e Paesi nordici (14,3%). Il CET1 medio delle italiane è al 14,5%, in calo di 0,3 punti rispetto a fine 2022, mentre gli RWA sono cresciuti del 14%, soprattutto per effetto del consolidamento. Il cuscinetto sopra i requisiti si è ridotto negli ultimi 12-18 mesi, sia in Italia sia in Grecia, perché distribuzioni e acquisizioni hanno più che compensato la solida generazione di utili.
Tra i Paesi, il CET1 medio è cresciuto di più dal 2022 in Portogallo (+3,1 punti al 17,8%), Germania (+2 punti al 15,7%) e Paesi Bassi (+1 punto al 16,2%). Le banche spagnole restano quelle con il CET1 medio più basso (13,1%). I cuscinetti più ampi sopra i requisiti sono quelli delle banche portoghesi (800 punti base), tedesche (530), irlandesi (520) e olandesi (510), i più stretti quelli delle nordiche (230) e britanniche (210).
Per i prossimi anni l'agenzia si aspetta distribuzioni ancora elevate, ma in crescita più lenta, con la normalizzazione della redditività e l'avvicinamento degli istituti ai propri target interni di capitale. Tra i rischi indica l'incertezza geopolitica, che potrebbe pesare su crescita e qualità degli attivi. Un allargamento degli spread sovrani potrebbe incidere sul CET1 tramite perdite di fair value, ma l'impatto dovrebbe restare gestibile perché buona parte dei titoli di Stato è contabilizzata al costo ammortizzato.
Sul fronte regolamentare, la semplificazione proposta da BCE ed EBA, che prevede tra l'altro l'accorpamento dei buffer in meno componenti, in parte rilasciabili nelle fasi di stress, dovrebbe cambiare la struttura dei requisiti più che il loro livello, dando alle banche maggiore flessibilità.
"Pur in presenza di un graduale restringimento dei margini di capitale, le banche restano ben attrezzate per affrontare i rischi geopolitici, commerciali ed economici - ha commentato Andrea Costanzo, Vice President, European Financial Institution Ratings di Morningstar DBRS - Le distribuzioni agli azionisti dovrebbero restare elevate ma crescere a un ritmo più lento, mentre le riforme regolamentari proposte potrebbero aumentare la flessibilità nella gestione del capitale senza indebolire in modo sostanziale la resilienza".
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