(Teleborsa) -
Tre proposte in pochi giorni, tutte sul tavolo del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) mentre si scrive la legge di bilancio 2027. Il traguardo comune è spostare verso le imprese una parte dei circa 1.600 miliardi che le famiglie italiane tengono fermi sui conti. Lo strumento è il
conto di risparmio e investimento (SIA), raccomandato da Bruxelles.
In campo ci sono
AMF Italia, con una
proposta scritta insieme al Centro Baffi della Bocconi e a
Equita, e
Assonime, con un
pacchetto elaborato con Borsa Italiana. Il 26 ottobre
si sono aggiunte cinque associazioni:
ABI, ANIA, Assogestioni, Assoreti e AIPB, con un documento congiunto. Le prime due guardano alla Svezia e a un'imposta forfettaria annua, senza vincoli di durata, mentre la terza ricalca l'impianto dei PIR: esenzione piena, ma solo per chi resta investito almeno cinque anni.
Il problema: tanta liquidità, poche azioni
Secondo Assonime le famiglie italiane detengono circa 6.000 miliardi di attività finanziarie. Almeno
il 27%, cioè circa 1.600 miliardi, è liquidità su conti correnti e depositi. Una ricerca di Stefano Caselli e Marta Zava (SDA Bocconi) per Equita ha messo a fuoco l'anomalia italiana: nel 2024 contanti e depositi valevano il 27,7% delle attività finanziarie delle famiglie, circa il doppio della Svezia. Le azioni quotate detenute direttamente si fermavano al 3,7%.
Il
tema di veicolare maggiori risparmi improduttivi sui mercati è però un tema europeo e infatti lo scorso anno è arrivata la raccomandazione UE che ha invitato gli Stati a introdurre conti di investimento semplici e fiscalmente vantaggiosi. Il modello di riferimento è l'Investeringssparkonto (ISK) svedese, introdotto nel 2012.
Il benchmark svedese
Nell'ISK
non si tassano plusvalenze e dividendi. Si paga un'imposta annua del 30% su un rendimento figurativo: il tasso dei titoli di Stato svedesi maggiorato di un punto, con un minimo dell'1,25%, applicato al valore medio del conto. Dal 2025 esiste una soglia esente, che Stoccolma ha raddoppiato nel 2026. In questo modo la tassazione è molto inferiore a quella ordinaria, anche se c'è anche il rovescio della medaglia: l'imposta si paga anche negli anni in perdita, e colpisce pure la liquidità sul conto.
La ricerca SDA Bocconi indica che
oggi li usa il 52,3% degli adulti svedesi, con un patrimonio di 176 miliardi. Il confronto con gli altri modelli europei è netto. L'ISA britannico è usato dal 39,2% degli adulti, il PEA francese dal 13,4%. I PIR italiani, pur con il trattamento fiscale più generoso, si fermano all'1,5% degli adulti e a circa 19 miliardi. La conclusione di Caselli e Zava è che la semplicità conta più della generosità fiscale. Gli strumenti più diffusi non hanno vincoli di durata né obblighi geografici. Eppure il 40% del patrimonio ISK è investito in titoli svedesi, senza alcun obbligo.
AMF Italia: il conto "svedese" alimentato solo da liquidità
La proposta di AMF Italia, l'associazione degli intermediari dei mercati finanziari, è la più vicina all'ISK. "È
giunto il momento di fare qualcosa di diverso rispetto al passato - ha detto a Teleborsa
Miriam Felici, segretario generale di AMF Italia - non limitandosi a ripetere l'esperienza dei PIR con qualche aggiustamento, ma facendo una cosa complementare e volta a impiegare soprattutto quella liquidità che attualmente è improduttiva e non affluisce sul mercato dei capitali, che funge da volano per l'economia e collega il risparmio alla politica industriale".
Nella proposta di AMF Italia, il conto è riservato alle persone fisiche residenti e se ne può aprire uno solo. Si alimenta esclusivamente con liquidità proveniente da conti correnti e depositi bancari:
fino a 40.000 euro l'anno, senza un tetto complessivo. La scelta punta dritto ai risparmi fermi, non ai portafogli già investiti. Gli investimenti ammessi sono le azioni di società italiane, UE o SEE negoziate su mercati regolamentati o MTF, comprese le IPO. Ammessi anche gli OICR, ETF inclusi, che investono
almeno il 70% in quelle azioni. La liquidità può restare nel conto per reinvestire o essere prelevata liberamente.
Per il fisco AMF suggerisce due strade al legislatore: la soluzione A prevede una imposta sostitutiva del 26% su un rendimento figurativo pari al tasso BCE sulle operazioni di rifinanziamento principali al 30 novembre, più un punto, con un minimo dell'1,25%. Per chi ha tra 18 e 35 anni l'aliquota scende al 12,5%; la soluzione B prevede una imposta dello 0,5% sul valore medio annuo del conto, ridotta allo 0,25% per i 18-35enni.
In entrambi i casi i primi 10.000 euro sono esenti. L'
imposta assorbe bollo e Tobin tax, non c'è alcun periodo minimo di detenzione e il conto è escluso dall'imposta di successione. Il trasferimento a un altro intermediario non è un evento realizzativo, e tutti gli adempimenti sono a carico della banca o della SIM. Nello stesso pacchetto AMF chiede di portare da 500 milioni a 1 miliardo la soglia di capitalizzazione sotto cui le azioni sono escluse dalla Tobin tax, anche se il governo sembra andare nella direzione opposta nella Manovra: se saranno confermate le idee allo studio, il prelievo sull'acquisto di azioni, strumenti finanziari partecipativi e titoli rappresentativi in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, con capitalizzazione uguale o superiore a 500 milioni di euro, potrebbe passare dall'attuale 0,20% allo 0,40% sul controvalore delle singole operazioni (dopo che lo scorso anno era stato innalzato da 0,10% allo 0,20%).
"Siamo assolutamente
contrari a qualunque innalzamento della Tobin Tax perché è proprio una contraddizione in termini: non possiamo andare a studiare delle soluzioni per rendere più attrattivo il mercato e poi raddoppiare la Tobin Tax - dice Felici - È già avvenuto l'anno scorso e speriamo che si riesca ad evitare, altrimenti le misure che adottiamo sono contradditorie e il messaggio è altrettanto contradditorio perché sono costi in più per i risparmiatori".
Assonime: forfait sul patrimonio e un bonus per i giovaniAssonime inserisce i SIA nel
position paper "Più Borsa, più crescita", scritto con Borsa Italiana. Il documento affianca ai conti altre misure: incentivi alla quotazione delle PMI, crediti d'imposta per chi sottoscrive aumenti di capitale, interventi su avviamento e consolidato fiscale.
Anche qui l'ispirazione è svedese, ma con vincoli diversi. Almeno il 70% del conto va in azioni italiane ed europee, direttamente o tramite fondi prevalentemente azionari. Il periodo di detenzione è assente o minimo, solo per scoraggiare il trading. Esclusi partecipazioni qualificate, cripto-attività e strumenti di Paesi che non scambiano informazioni con il fisco. I plafond sono più stretti di quelli AMF: 50.000 euro il primo anno, 20.000 negli anni successivi, con un
tetto complessivo indicato ad esempio in 200.000 euro. Il conferimento di titoli già posseduti sarebbe tassato come un realizzo al momento dell'ingresso nel conto.
Sul fisco anche Assonime propone due alternative: la soluzione A prevede un'imposta patrimoniale sostitutiva di tutte le imposte, ad esempio dello 0,7% sul valore medio del portafoglio; la soluzione B prevede un'aliquota del 26% su un rendimento presunto, calcolato sulla media dei tassi BCE dell'anno precedente più un punto, con un minimo dell'1,25%.
"C'è assoluto bisogno di uno strumento molto semplice, immediatamente utilizzabile dalle famiglie e con un vantaggio fiscale importante - dice a Teleborsa
Stefano Firpo, direttore generale di Assonime - Deve essere un cassetto fiscale flessibile dove posso mettere quello che voglio purché concentrato sull'azionario quotato; in altre parole, lo strumento fiscale deve essere neutro rispetto ai prodotti di investimento su cui il risparmiatore sceglie di investire".
È prevista una
franchigia esente, ad esempio di 10.000 euro, che sale a 20.000 per gli under 35. Assonime apre anche a "child SIA” per i minori, sul modello dei Junior ISA britannici. "L'attenzione ai giovani e addirittura ai minori segue per altro quello che il governo sta cercando di fare sui fondi pensione, andando verso una gestione patrimoniale che abbia un'ottica life cycle", sottolinea Firpo. Come per i PIR, il conto sarebbe escluso dall'imposta di successione e il risparmiatore non avrebbe obblighi dichiarativi. C'è infine un aggancio con le PMI quotate. Le nuove azioni sottoscritte negli aumenti di capitale agevolati, con credito d'imposta del 20% (25% per gli under 35), potrebbero confluire nei SIA.
Anche per Firpo sarebbe un errore innalzare nuovamente la Tobin Tax, proprio in un momento in cui si discute di strumenti senza capital gain o imposta di successione. "Vedremo cosa succederà in base alle scelte del governo e agli spazi fiscali disponibili, ma se il governo intende dare un segnale alla Borsa deve costruire uno strumento fiscalmente agevolato con un approccio molto pro-investitori e non tenendo a mente solo il mondo dell'intermediazione finanziaria - sottolinea -
Sarebbe un disastro se andassimo a replicare quanto di sbagliato fatto con i PIR, che col senno di poi sono stati abbastanza un fallimento".
ABI, ANIA, Assogestioni, Assoreti e AIPB: un PIR europeoLa proposta presentata il 26 ottobre dalle associazioni di banche, assicurazioni, risparmio gestito, reti di consulenza e private banking segue un'altra strada. I SIA si affiancherebbero ai PIR, che restano invariati, e ne riprenderebbero la struttura. La scelta, spiega il documento, rende più semplice la distribuzione del nuovo prodotto.
Il SIA diventa così un contenitore: conto titoli, rubrica fondi, gestione patrimoniale o polizza di investimento con coperture biometriche accessorie.
Due le versioni previste. Il SIA base non ha vincoli sulla dimensione delle imprese, il SIA alternativo è meno liquido e punta su società più piccole e non quotate.
Le regole di investimento sono più articolate: almeno il 70% in strumenti di emittenti UE o SEE, il resto in Paesi extra-UE che garantiscono lo scambio di informazioni; almeno il 50% in azioni, il resto in obbligazioni e altri strumenti, con liquidità fino al 20%;
limite del 10% per singolo emittente su azioni e obbligazioni, titoli di Stato esclusi; divieto di partecipazioni qualificate. Il
beneficio fiscale è l'esenzione totale da imposte sui redditi e di successione, a patto di restare investiti almeno cinque anni. Chi esce prima restituisce il beneficio con interessi, ma senza sanzioni, salvo reinvestire entro 90 giorni.
I
plafond sono i più alti dei tre progetti. Il SIA base arriva a 40.000 euro l'anno e 200.000 complessivi, l'alternativo a 300.000 euro l'anno e 1,5 milioni complessivi. Le associazioni assegnano un ruolo centrale alla consulenza, alla gestione di portafogli e alla distribuzione assicurativa.
Quanto si pagherebbe: un esempioUn esempio puramente illustrativo aiuta a misurare le differenze. Si prenda un
conto con valore medio di 50.000 euro e si ipotizzi un tasso BCE del 2%.
Con la Soluzione A di AMF il rendimento figurativo è del 3%, applicato ai 40.000 euro oltre la franchigia: l'imposta è di 312 euro, 150 per un under 35. Con la Soluzione B di AMF si pagano 200 euro, 100 per i giovani. L'ipotesi Assonime allo 0,7% porta a 280 euro. Nel regime ordinario, se il portafoglio guadagnasse il 6% e il risparmiatore vendesse tutto, pagherebbe 780 euro sulla plusvalenza più 100 euro di bollo. Nel modello delle associazioni, dopo cinque anni, l'imposta sarebbe zero.
Il
conto forfettario conviene quando il rendimento effettivo supera quello figurativo, nell'esempio il 3%. La differenza però è anche di logica: l'imposta fissa si paga pure negli anni in perdita, mentre l'esenzione PIR chiede di restare investiti cinque anni.
Il nodo del gettito e il "test della signora Maria"Il governo ha già fissato i paletti. Al convegno AMF-Bocconi di settembre il sottosegretario al MEF
Federico Freni ha detto di condividere il progetto "al 90%". La condizione è che non apra buchi nelle entrate: il rischio è che i portafogli esistenti migrino verso il nuovo conto solo per pagare meno. Freni lo
ha ribadito alla Conferenza Euronext Italia 2026 a Montecitorio. I SIA dovranno avere "caveat quantitativi e una fiscalità interessante rispetto alla fiscalità ordinaria", e servire a "
smobilizzare il risparmio della signora Maria e non i milioni che il grande fondo utilizza o che le reti possono spostare". E ancora: "Non istituiremo strumenti perché qualcuno possa spostare i fondi dal proprio conto a questi per avere una fiscalità di vantaggio, ma perché ci finiscano quei soldi fermi sui conti". È un metro con cui misurare le tre proposte.
Intanto, anche la Consob guarda a Nord. Il presidente
Guido Stazi, il 16 settembre, ha
osservato che il modello svedese è "oggi guardato con crescente interesse". Non come formula da copiare, ha precisato, ma come sistema coerente in cui domanda e offerta di capitale si rafforzano a vicenda. Per Stazi non bastano gli incentivi alla quotazione: bisogna agire anche sul lato di chi investe.
La partita ora passa alla legge di bilancio: da sciogliere ci sono la copertura, il modello fiscale e il rapporto con i PIR.