Milano 12:46
51.099 +2,32%
Nasdaq 3-nov
28.180 0,00%
Dow Jones 3-nov
51.787 -0,38%
Londra 12:46
10.770 +1,24%
Francoforte 12:46
26.250 +1,49%

Porto Torres, UGL Chimici: servono un piano industriale concreto e garanzie occupazionali

Economia
Porto Torres, UGL Chimici: servono un piano industriale concreto e garanzie occupazionali
(Teleborsa) - Un piano industriale concreto, sostenibile e accompagnato da un cronoprogramma certo. È questa la richiesta avanzata dalla UGL Chimici nel corso dell'incontro che si è svolto ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dedicato al futuro del polo industriale di Porto Torres.

Per il sindacato, la priorità è trasformare gli impegni assunti in interventi reali, capaci di garantire prospettive produttive e occupazionali a un territorio che da anni attende il completamento del percorso di riconversione industriale.

La disponibilità dell'organizzazione sindacale a valutare soluzioni alternative, coerenti con le attuali condizioni del mercato, resta legata alla presenza di progetti seri, sostenibili e in grado di assicurare un futuro ai lavoratori e all'intero sistema produttivo locale.

"Non possiamo continuare a discutere di rilancio senza avere tempi definiti e impegni verificabili. Porto Torres - ha sottolineato Andrea Alario, Coordinatore Nazionale settore Energia Petrolio di UGL Chimici - ha bisogno di una prospettiva industriale concreta, non di ulteriori rinvii. Siamo pronti a confrontarci su soluzioni diverse rispetto a quelle inizialmente previste, purché siano in grado di rispondere alle reali esigenze del mercato e garantiscano investimenti, occupazione e continuità produttiva".

L'incontro, coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha visto la partecipazione dei vertici di Eni, Versalis e Rewind, delle organizzazioni sindacali, della Regione Sardegna e delle istituzioni locali. Al centro del confronto, lo stato di attuazione del Protocollo d'intesa del 2011 e il percorso di riconversione del polo verso la chimica verde.

A oltre dieci anni dalla firma dell'accordo, il bilancio resta incompleto: dei sette impianti previsti, soltanto due sono stati realizzati. Le difficoltà del mercato internazionale hanno rallentato lo sviluppo del progetto, lasciando irrisolte questioni decisive per il futuro industriale e occupazionale dell'area. Nel frattempo, l'organico si è ridotto a circa 200 unità, alimentando le preoccupazioni per la tenuta del sistema produttivo: "Il protocollo - ha spiegato Alario - non ha prodotto i risultati attesi e il territorio continua a pagare il prezzo di un percorso rimasto in larga parte incompiuto. Con un organico ormai ridotto a circa 200 lavoratori, il rischio di una progressiva deindustrializzazione è concreto. Occorre intervenire adesso, individuando progetti capaci di creare nuove opportunità e di favorire la ricollocazione dei lavoratori eventualmente coinvolti nei processi di trasformazione".

La UGL Chimici chiede quindi che ai prossimi passaggi della vertenza seguano decisioni operative, con obiettivi misurabili, scadenze definite e responsabilità precise. Il rilancio non può essere affidato a dichiarazioni di principio, ma deve tradursi in un percorso realizzabile nell'arco di pochi anni, in grado di coniugare sostenibilità economica, tutela dell'occupazione e valorizzazione delle competenze presenti sul territorio.

"Non possiamo attendere altri 15 anni - ha concluso Alario - servono un cronoprogramma certo e interventi che producano risultati in tempi compatibili con le esigenze dei lavoratori e dell'economia locale. La nostra disponibilità al confronto rimane piena, ma il prossimo obiettivo deve essere uno solo: passare dalle parole ai fatti e restituire a Porto Torres una concreta prospettiva industriale".

La UGL Chimici continuerà a seguire con attenzione l'evoluzione della vertenza, sollecitando risposte concrete e verificando che gli impegni assunti si traducano in azioni efficaci a tutela dell'occupazione e del futuro industriale della Sardegna.
Condividi
```