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Lunedì 6 Aprile 2020, ore 06.34
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Il vino Mariani

L'elisir di giovinezza che piacque a due papi e poi fu proibito

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L’esperimento, bisogna riconoscerlo, è almeno in parte riuscito. L’America cresce a una velocità di crociera del 3 per cento, la sua borsa è ai massimi, i suoi bond sono fortissimi. Il prezzo delle case è salito anche se le costruzioni si riprendono lentamente, franate dalla poca voglia delle banche di concedere mutui. L’effetto collaterale più temuto, l’inflazione, è di là da venire.

La correlazione causale tra Qe e rivalutazione degli asset è indubbia ed è ammessa anche dagli avversari della Fed. La correlazione tra Qe e ripresa è però molto più difficile da dimostrare. È vero, il Qe ha coinciso temporalmente con la riaccelerazione, ma lo stesso si può dire per altri fattori. Probabilmente il boom del petrolio e del gas, le cui proporzioni epiche diventano ogni mese più evidenti (si vedano le esaltanti cento pagine del rapporto annuale che Ed Morse di Citi, profeta e cantore della superpotenza energetica americana, ha appena pubblicato), spiega la ripresa più del Qe.

Mariani sfruttò molto Leone XIII come testimonialAi mercati finanziari, in ogni caso, importa relativamente che il Qe abbia o no effetti reali, basta che tenga i tassi bassi e fornisca la liquidità necessaria a sostenere i corsi. Se poi anche l’economia va bene, tanto meglio.

Richard Koo non condivide l’entusiasmo dei mercati. Attenzione, dice, il Qe crea solo bolle temporanee. La base monetaria esplode, ma l’offerta di moneta rimane immobile. Da una parte le banche non hanno voglia di prestare soldi, dall’altra le aziende e le famiglie non hanno voglia di farseli prestare. E se poi un giorno, improvvisamente, questa voglia ritornasse, la Fed non farebbe in tempo a prosciugare tutta la liquidità che ha creato nemmeno con le idrovore. I tassi esploderebbero e le borse e i bond imploderebbero.

Le analisi di Koo sono sempre affascinanti e la sua tesi sull’impotenza della politica monetaria in tempi di trappola della liquidità (e sulla necessità di un intervento fiscale in sua vece) merita attenzione. Non si può non notare, tuttavia, che lo stesso Koo, in sintonia con le tesi di Robert Fisher, sostiene che possono passare decenni prima che gli spiriti animali feriti da una crisi da debito (come negli anni Trenta e dopo il 2008) si riprendano e ritornino vitali. L’esplosione dell’offerta di moneta, quindi, si profila lontanissima.
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