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Consob, Stazi guarda al modello svedese: serve sistema coerente, non solo incentivi alla quotazione

L'intervento

Finanza
Consob, Stazi guarda al modello svedese: serve sistema coerente, non solo incentivi alla quotazione
(Teleborsa) - "Le scelte regolamentari sono tanto più efficaci quanto più riescono a fondarsi sull'osservazione dei fenomeni reali e sulla misurazione degli effetti delle riforme. I recenti interventi di riforma riflettono una consapevolezza sempre più diffusa: la competitività di un mercato dei capitali dipende anche dalla capacità di offrire un quadro normativo moderno, proporzionato e coerente con le esigenze di crescita delle imprese". Lo ha detto il presidente della Consob, Guido Stazi, all'incontro sulla corporate governance organizzato da Assonime, Comitato Italiano per la Corporate Governance e Consob.

Allo stesso tempo, "tali interventi richiedono una verifica attenta dei loro effetti concreti e della loro capacità di preservare elevati standard di governance e di protezione degli investitori", ha aggiunto.

Stazi ha ricordato che "la corporate governance è altamente connessa con lo sviluppo del mercato finanziario. Una buona governance costituisce anzitutto un fattore di fiducia e dunque di attrazione degli investimenti. La fiducia è ciò che induce gli investitori a destinare risorse alle imprese, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo. Per questa ragione qualità della governance e competitività del mercato non sono obiettivi alternativi, sono dimensioni che si rafforzano reciprocamente. Mercati attrattivi richiedono regole efficienti, ma anche società credibili, trasparenti e capaci di instaurare relazioni di fiducia con gli investitori".

Secondo il presidente della Consob, "occorre inoltre considerare che lo sviluppo del mercato dei capitali non dipende soltanto dagli incentivi alla quotazione e dalle riforme che riguardano le imprese. Per avere mercati più completi e dinamici è necessario intervenire contemporaneamente anche sul lato della domanda di investimenti. In altre parole, non solo è importante che vi siano più società interessate a quotarsi in grado di attrarre investitori, ma è altrettanto importante che vi operatori disposti a investire nel mercato dei capitali".

In questa prospettiva, "assume un ruolo centrale l'educazione finanziaria che contribuisce a rafforzare le capacità delle famiglie di comprendere opportunità e rischi degli investimenti e di orientare il risparmio verso strumenti adeguati agli obiettivi di lungo termine. E più in generale meritano attenzione anche gli strumenti che in altri paesi hanno favorito una più ampia partecipazione delle imprese e dei risparmiatori ai mercati finanziari attraverso incentivi di natura fiscale. Penso ad esempio ad alcune esperienze nordiche che, per favorire l'investimento del pubblico nei mercati finanziari, hanno cercato di semplificare il rapporto tra risparmio e investimento di lungo periodo attraverso meccanismi fiscali chiari e facilmente accessibili ai cittadini".

A questo proposito, Stazi ha raccontato che il mese scorso, nel riordinare le sue carte per il trasloco dall'Antitrust alla Consob, ha "ritrovato un vecchio contributo scientifico del 1971 scritto dal professor Franco Romani, mio maestro accademico e fondatore dell'antitrust italiano, che analizzava il sistema svedese dei fondi di investimento di riserva. L'articolo affrontava un tema ancora attuale: come utilizzare incentivi fiscali per disegnare e favorire lo sviluppo del mercato dei capitali e sostenere la crescita dell'economia. In quel caso gli incentivi erano rivolti alle imprese e agli investimenti produttivi, non agli investitori individuali. Tuttavia, l'idea di fondo era la stessa: creare condizioni favorevoli affinché il risparmio e il capitale possono essere impiegati in modo più efficiente con una prospettiva di lungo periodo".

"Non sorprende dunque che il modello svedese sia oggi guardato con crescente interesse da molti paesi e dall'Europa in genere - ha detto nel suo intervento - Non come una formula da replicare meccanicamente, ma come un'esperienza da cui trarre indicazioni concrete. Il suo punto di forza è aver costruito - in un lasso di tempo non breve - non una singola misura, ma un sistema coerente e integrato nel quale domanda e offerta di capitale si alimentano reciprocamente, e incentivi al risparmio, strumenti semplici di partecipazione e previdenza, cultura finanziaria si rafforzano, consolidando il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati, convogliando investimenti nell'economia reale".

Questa riflessione "si collega al progetto europeo della Saving and Investment Union, la SIU, che pone tra i suoi obiettivi proprio quello di mobilitare una quota maggiore del risparmio delle famiglie europee verso investimenti produttivi, offrendo ai cittadini maggiori opportunità di partecipare ai mercati capitali e al tempo stesso, ampliando le fonti di finanziamento alle imprese - ha detto - L'idea di fondo è che un mercato dei capitali più forte non si costruisce soltanto intervenendo sul lato dell'offerta, cioè sulle imprese che si quotano e raccolgono capitali, ma anche sul lato della domanda, creando le condizioni affinché il risparmio possa essere investito con maggiore facilità, consapevolezza e fiducia. La riflessione sulla competitività del mercato deve quindi essere ampia e riguardare contemporaneamente regole societarie, incentivi, cultura finanziaria e partecipazione degli investitori, per rafforzare il legame tra risparmio privato, crescita delle imprese e sviluppo dell'economia europea".
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