Artemis II lascia l'orbita terrestre, direzione Luna
(Teleborsa) - Gli astronauti della missione Artemis II hanno acceso i motori della navetta Orion per lasciare l'orbita terrestre imboccando la traiettoria verso la Luna. Lo riferisce la Nasa sul suo live stream della missione.
Così, 54 anni dopo, quattro astronauti sono di nuovo in viaggio verso la Luna per aprire una nuova pagina dell’era spaziale. Questa volta, però, l'obiettivo è costruire una base sulla superficie lunare, desinata a diventare un trampolino per le future missioni su Marte, come ha detto l’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman.
Dopo il lancio del razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center, avvenuto nella notte in condizioni meteo perfette e che ha tardato dieci minuti per problemi tecnici rapidamente risolti, la navetta Orion si è separata dallo stadio superiore del lanciatore. Sta quindi viaggiando in modo autonomo, grazie al modulo di servizio realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea e al quale l’Italia ha contribuito con la sua industria.
Una missione anche simbolica, che ha come protagonisti il primo uomo di colore, la prima donna e il primo non americano a raggiungere l’orbita lunare. Con loro c’è Rise, l’indicatore di gravità che ha cominciato a fluttuare nella navetta non appena raggiunta l’assenza di peso. Al suo interno gli astronauti hanno inserito la memory card con i nomi di oltre 6,5 milioni di persone che hanno partecipato all’iniziativa ‘Manda il tuo nome con Artemis’. Il disegno, i colori e il nome si ispirano al sorgere della Terra osservato nel 1968 dall’orbita lunare, nella missione Apollo 8.
Scelta tutt'altro che casuale perché Artemis II è considerata dalla Nasa una missione gemella dell’Apollo 8 in quanto tutte e due sono rimaste nell’orbita lunare per aprire la strada all’allunaggio. Diversamente da allora, il ritorno alla Luna si apre con un respiro internazionale perché è stata l’Europa a realizzare il cuore della navetta Orion, ossia il Modulo di Servizio Europeo (Esm) che fornisce propulsione, aria e acqua agli astronauti, garantisce elettricità attraverso i suoi quattro pannelli solari e controlla la temperatura. E’ il risultato del lavoro di un consorzio di aziende di 13 Paesi europei. Fra questi anche l’Italia, con la Thales Alenia Space (Thales-Leonardo).
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