Da Irpef a banche: maggioranza studia prossima Manovra (guardando alle elezioni)
si viaggia a doppio binario: da un lato guardare alla tenuta dei conti, dall'altro a misure che possano favorire il consenso
(Teleborsa) - Nel mezzo della pausa estiva, la maggioranza guarda già alla prossima Manovra, l'ultima prima della fine legislatura. Va da sè che dovrà essere il risultato della necessità di restare sulla linea del rigore strizzando però l'occhio alla tornata elettorale con misure pensate per favorire il consenso.
Bisognerà dunque trovare la giusta sintesi tra le istanze di Fratelli d'Italia che come da tradizione è pronto a spingere su ceto medio e salari sempre mantenendo la linea della cautela, Forza italia che pensa a misure pro impresa e quelle della Lega che ha come cavalli di battaglia pensioni e pace fiscale. Con Matteo Salvini che anticipa le mosse e proprio nelle scorse ore "avvisa" le banche.
"Se noi chiediamo, e come Lega lo chiederemo, un contributo triennale alle prime dieci banche italiane, su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l'anno", ha detto pochi giorni fa il vicepremier rispondendo a una domanda su quanto possa essere il contributo delle banche per la prossima manovra.
"Sono convinto che l'intera maggioranza ci accompagnerà" nella proposta, ha aggiunto, sottolineando che "mi auguro che l'anno prossimo le banche facciano 40 o 50 miliardi di utili".
Intanto, Scope Rating ritiene "improbabile che la proposta del governo italiano di introdurre un'imposta sugli utili delle maggiori banche italiane indebolisca in modo significativo il loro profilo creditizio, ma potrebbe alimentare un maggior numero di M&A e indebolire l'interesse degli investitori" Così in una nota sul tema, dopo che Matteo Salvini, vice primo ministro e leader della Lega, ha dichiarato l'11 agosto che il suo partito proporrà un'imposta triennale del 5% sugli utili delle 10 maggiori banche italiane. Tuttavia, non è stata pubblicata alcuna bozza di legge e non sono stati definiti i presupposti rilevanti, come l'ambito di applicazione, la base imponibile o le possibilità di compensazione, tra gli altri fattori.
Un'imposta sugli utili colpirebbe le banche italiane proprio nel momento in cui hanno beneficiato di un contesto operativo favorevole, sottolinea Scope, evidenziando che la redditività è ai massimi da decenni grazie a margini di interesse netti solidi, commissioni in aumento e un rigoroso controllo dei costi. La qualità degli attivi è buona e i costi del credito sono al di sotto dei minimi degli ultimi 10 anni.
Inoltre, le sfide geopolitiche non hanno avuto un impatto significativo sulle banche italiane, consentendo loro di concentrarsi sulla sostenibilità futura dei propri modelli di business. Le operazioni di M&A, sia nazionali che internazionali, si sono intensificate, ponendo le basi per un'ulteriore diversificazione dei ricavi e per un aumento dell'efficienza. In questo contesto, un'imposta del 5% sugli utili sarebbe neutrale dal punto di vista del credito per la maggior parte delle grandi banche, soprattutto se calcolata sull'utile netto.
"Potrebbero tuttavia esserci degli effetti collaterali - si legge nella nota - La tassa sugli extraprofitti del 2023 si è rivelata in gran parte inefficace dal punto di vista fiscale, ma ha permesso alle banche di rafforzare le proprie riserve di capitale. Le misure del 2025 sono state più efficaci, ma non hanno incrementato in modo sostenibile la base imponibile né hanno inciso sulla redditività delle banche".
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