(Teleborsa) - Comprendere i processi che governano il cambiamento climatico per anticiparne gli effetti e fornire strumenti concreti a supporto delle decisioni politiche e delle strategie di adattamento. È quanto emerso dalla
Conferenza Nazionale Polare promossa dal
Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con
ENEA, INGV e OGS.
Una tre giorni che si è tenuta a Roma e che ha coinvolto oltre 200 partecipanti e 15 coordinatori. La Conferenza ha riunito la comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari per un confronto su conoscenze, proposte e priorità che confluiranno in un
White Paper. Il documento costituirà uno strumento strategico per orientare le future politiche italiane dedicate all'Artico, all'Antartide e al Terzo Polo (Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet), territori sempre più cruciali per comprendere le dinamiche del clima globale.
“Il lavoro di questi tre giorni segna un passo importante verso una visione condivisa della ricerca pubblica italiana nelle regioni polari - ha dichiarato il Presidente del CNR
Andrea Lenzi - L’impegno del CNR nelle scienze polari affonda le proprie radici in decenni di ricerca, dati e conoscenze, sviluppati nell’ambito dei Programmi per l’Artico e per l’Antartide sostenuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Un patrimonio costruito sulla collaborazione, sul dialogo con le comunità indigene e sulla responsabilità di offrire risposte solide alle sfide ambientali e climatiche del presente e del futuro”.
Secondo la Presidente ENEA,
Francesca Mariotti, i profondi cambiamenti che stanno interessando l'Artico, l'Antartide e il cosiddetto Terzo Polo himalayano - la più vasta riserva di ghiaccio del pianeta al di fuori delle regioni polari - “hanno ripercussioni sempre più rilevanti sugli equilibri climatici, sugli ecosistemi e sulla società a livello globale. In questo scenario, la ricerca svolta dall'Italia e dall’ENEA negli ambienti più estremi della Terra assume un ruolo cruciale. Un'attività di questo tipo richiede competenze scientifiche, come quelle che mettiamo in campo in Artico, ma nulla sarebbe possibile senza le infrastrutture e il supporto logistico che ENEA garantisce, con un’efficiente macchina organizzativa, da oltre 40 anni in Antartide”.