BCE, UniCredit: prezzi dell'energia più bassi non escludono ulteriori rialzi dei tassi
(Teleborsa) - L'allentamento delle tensioni in Medio Oriente ha determinato una forte correzione dei prezzi dell'energia, spingendo i mercati a ridimensionare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della BCE. Tuttavia, con l'inflazione core ancora elevata e la crescita sostenuta, l'asticella per una sospensione dei rialzi dei tassi rimane alta. Lo afferma UniCredit in una ricerca sul tema.
I forward prevedevano fino a tre rialzi dei tassi durante le prime fasi del conflitto, ma le aspettative di un inasprimento della politica monetaria si sono attenuate significativamente nelle ultime settimane, a seguito della de-escalation delle tensioni in Medio Oriente. I mercati ora prezzano una probabilità di circa il 60-70% di un ulteriore rialzo dei tassi a settembre, si legge in una nota firmata da Luca Cazzulani, Head of Strategy, FI Strategist di UniCredit.
La ricerca suggerisce che se i prezzi dell'energia dovessero tornare ai livelli di fine 2025 (Brent a circa 60 dollari/barile e TTF a circa 30 euro/MWh), le aspettative di ulteriori rialzi si dissolverebbero probabilmente. "In generale, non prevediamo un calo così marcato dei prezzi dell'energia, in quanto teniamo conto di un premio di rischio geopolitico di lunga durata - scrive Cazzulani - Ciò detto, l'andamento dei prezzi dell'energia rimarrà un fattore determinante per il mercato, ma il loro calo non dovrebbe essere eccessivamente enfatizzato nella valutazione della politica monetaria della BCE".
L'esperto delinea tre motivazioni. In primo luogo, l'inflazione core nell'eurozona si mantiene intorno al 2,5% su base annua, ben al di sopra dell'obiettivo. Anche le aspettative di inflazione dei consumatori, basate su sondaggi, sono elevate, attestandosi intorno al 3,5% per il prossimo anno e al 2,9% per i prossimi tre anni. In secondo luogo, i dati economici rimangono positivi e finora non indicano uno shock negativo significativo e duraturo sulla crescita derivante dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. In terzo luogo, diversi membri del Consiglio direttivo hanno segnalato la necessità di ulteriori rialzi dei tassi per riportare l'inflazione al livello obiettivo. Ciò alza la soglia per un'eventuale pausa dopo l'aumento di giugno. Con il calo dei prezzi dell'energia, non vi è urgenza di un nuovo aumento già a luglio, il che rende settembre la prossima riunione "live".
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