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Presentato 40° Rapporto ICE: in 100 anni si è passati dal 12% al 32,2% in export

Economia, PMI, Industria
Presentato 40° Rapporto ICE: in 100 anni si è passati dal 12% al 32,2% in export
(Teleborsa) - Nel 1926 le esportazioni di beni e servizi valevano circa il 12% del PIL italiano. Oggi quel rapporto è quasi triplicato, raggiungendo il 32,2% nel 2025. È quanto emerge dal 40° Rapporto ICE ‘L’Italia nell’economia internazionale’ presentato a Roma presso la Camera dei Deputati in occasione della celebrazione del Centenario dell’Agenzia.


“Se dobbiamo fare un po un bilancio di questi 100 anni credo che si vedano i numeri, anche se i numeri non sempre rappresentano la qualità anche di quello che noi abbiamo esportato. - ha sottolineato Matteo Zoppas, Presidente dell’ICE - E’ stato un orgoglio riuscire a rappresentare questo istituto così importante, noi siamo quell’infrastruttura che riesce a portare all’estero le imprese, gli imprenditori e i prodotti, siamo una specie di porta di ingresso per loro”.

A distanza di cento anni, le nuove rotte dell'internazionalizzazione stanno producendo risultati concreti. Dopo la sostanziale stabilità del valore delle esportazioni nel 2023 e la lieve flessione del 2024, nel 2025 l'export di merci è tornato a crescere del 3,3%, raggiungendo 643 miliardi di euro: 163 miliardi in più rispetto al 2019. La dinamica è risultata superiore a quella media dell'Unione Europea e delle sue principali economie, consentendo all'Italia di diventare il quinto esportatore mondiale di merci contendendo al Giappone la quarta posizione.

Secondo Zoppas, in questi 100 anni “si è sviluppata e consolidata una infrastruttura che è un fertilizzante per la crescita delle nostre esportazioni. Ci siamo dedicati soprattutto sulle piccole e medie imprese, però vedere che nel 1926 si esportava il 12% e nel 2026 siamo al 30%, fa capire quanto è stata importante la crescita e quando hanno guardato fuori dai confini i nostri imprenditori per riuscire a consolidare una posizione di primato”.

La presenza di dinamiche favorevoli in diverse regioni extra UE (America settentrionale +6,8%, Medio Oriente +7,2%, Asia centrale +6%) conferma l'importanza della diversificazione in una fase in cui la domanda europea resta disomogenea e aumentano i rischi connessi alla concentrazione su singoli mercati. Nonostante le recenti crisi, le esportazioni italiane sono cresciute in valore del 3,2% nel primo quadrimestre del 2026.

Il Rapporto rappresenta uno dei principali strumenti di informazione e analisi sul posizionamento del sistema produttivo italiano nei mercati esteri. L’edizione 2025-2026 analizza un quadro internazionale caratterizzato da elevata instabilità geopolitica, dal rafforzamento di misure tariffarie e protezionistiche e dalla riconfigurazione delle catene globali del valore. Su oltre 120 mila imprese esportatrici attive nel 2023, quasi 82 mila hanno mantenuto una presenza continuativa all'estero nel biennio successivo e circa 51 mila esportano senza interruzioni dal 2017, rappresentando il nucleo più solido del sistema esportatore nazionale.

Il commercio internazionale ha continuato a crescere nel 2025, in un contesto profondamente diverso rispetto alle fasi di più intensa integrazione dei mercati. Le tensioni geopolitiche e commerciali incidono in misura crescente sulla direzione degli scambi e degli investimenti, mentre il ricorso a dazi, sussidi e altre misure di politica industriale accresce l'incertezza e favorisce una riorganizzazione delle relazioni economiche lungo direttrici anche geopolitiche. La nuova politica tariffaria degli Stati Uniti costituisce uno dei principali fattori di discontinuità del 2025 e accentua i rischi di frammentazione dell'economia mondiale.
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