Eurozona, inflazione ai massimi da tre anni: a ottobre sale al 4%
Attesa una stretta BCE a dicembre
(Teleborsa) - L'inflazione nell'Eurozona accelera a ottobre, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dal rincaro dell'energia. Secondo i dati diffusi da Eurostat, l'indice dei prezzi al consumo nei 21 Paesi che adottano la moneta unica è salito al 4% su base annua, rispetto al 3,8% di settembre, in linea con le attese degli analisti.
L'inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili di alimentari ed energia, è rimasta invece stabile al 2,5%, anch'essa in linea con le previsioni.
Energia e alimentari spingono i prezzi
L'accelerazione dell'inflazione è legata principalmente all'aumento dei costi energetici, alimentato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fatto salire i prezzi dell'energia in un'area fortemente dipendente dalle importazioni.
Anche le altre componenti del paniere hanno registrato incrementi. L'inflazione dei servizi, la voce più rilevante dei consumi, è salita al 3,3% dal 3,2% del mese precedente, mentre i prezzi dei beni industriali sono aumentati dell'1,2%, contro l'1,1% di settembre. Prosegue inoltre l'accelerazione dei prezzi alimentari: quelli dei prodotti non trasformati hanno registrato un incremento annuo del 4,6%.
Mercati guardano a un nuovo rialzo dei tassi BCE
La crescita dei prezzi sta rafforzando le aspettative di un nuovo intervento restrittivo della Banca centrale europea a dicembre. Dopo aver già aumentato i tassi due volte quest'anno, la BCE ha lasciato invariato il costo del denaro nell'ultima riunione, ma diversi esponenti dell'istituto, tra cui i governatori delle banche centrali tedesca e italiana, hanno segnalato la possibilità di un ulteriore rialzo.
I mercati stanno attualmente scontando tra due e tre aumenti del tasso sui depositi, attualmente al 2,5%, nell'arco del prossimo anno. Le aspettative restano tuttavia soggette a frequenti revisioni in funzione dell'andamento dei prezzi del petrolio.
Rincari energetici, rischi anche nei prossimi mesi
L'assenza di effetti di secondo livello particolarmente marcati, ovvero di una propagazione dei rincari energetici a salari e prezzi degli altri beni e servizi, rappresenta per ora un elemento di relativa tranquillità per i responsabili della politica monetaria.
Restano tuttavia i rischi legati ai costi elevati dell'energia, in particolare diesel e gas naturale, che possono trasferirsi rapidamente sui prezzi di beni e servizi. A questo si aggiungono i livelli contenuti delle riserve europee di gas, che alimentano i timori di ulteriori rincari delle bollette e dei costi di riscaldamento.
Gli effetti potrebbero emergere con maggiore evidenza nei prossimi mesi, soprattutto a gennaio, quando tradizionalmente molte imprese procedono all'aggiornamento dei prezzi.
Secondo le attuali previsioni della BCE, l'inflazione dovrebbe rimanere sopra il 4% per gran parte del primo semestre del 2027, per poi scendere rapidamente verso livelli poco superiori al 2%.
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