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Giovedì 16 Agosto 2018, ore 23.38
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Per la Cdp, una nuova vita?

Il rilancio di Alitalia sarà il primo banco di prova

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Sembra trovato l'accordo a Palazzo Chigi per il rinnovo dei vertici della Cassa depositi e prestiti. Insieme a Massimo Tononi, come Presidente gradito alla Casse di risparmio che sono l'azionista di minoranza, l'incarico di Ad dovrebbe andare a Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario della Cassa.

Il punto ora è capire davvero che cosa farà il nuovo governo con la Cassa, a cui ognuno ha dato un ruolo diverso. La Cdp si è coinvolta in questi anni nel cosiddetto Fondo Strategico Italiano, per investimenti in settori che dovrebbero essere di primario interesse; è diventata la cassaforte azionaria del sistema delle reti, avendo in portafoglio sia Terna che Open Fiber che ha vinto le gare bandite da Infratel per la stesura di una rete di telecomunicazioni interamente in fibra ottica; ha acquistato dallo Stato un bel po' di azioni delle grandi partecipate come Eni, ed in particolare immobili pubblici da girare poi ad altri operatori specializzati per la valorizzazione.

Insomma, fa di tutto un po'. Anche se il suo ruolo principale rimane quello di raccogliere il risparmio attraverso la rete di Poste italiane, che poi serve a finanziare la spesa pubblica.

La Cassa non è una banca, perché non eroga credito al pubblico: nacque dopo metà Ottocento come la Banca degli enti locali, per finanziare gli investimenti dei Comuni. Un po' alla volta, con la liberalizzazione di questo servizio finanziario che non le è più attribuito in esclusiva, si è dovuta inventare un ruolo nuovo. Occorre tenere presente, poi, che la Cassa ha una struttura organizzativa assai piccola, concentrata a Roma in un Palazzo accanto al Ministero dell'Economia, e che non ha una esperienza di investimenti industriali a lungo termine. Non è una banca d'affari, ma un operatore finanziario paragonabile ad un Fondo di investimento.

Nel Contratto per il governo del cambiamento, c'è un paragrafo dedicato alla “Banca per gli investimenti”, una istituzione molto simile alla KfW tedesca che sin dai primi anni del dopoguerra svolge un ruolo decisivo nel finanziamento delle imprese in una ottica di sviluppo. E' una istituzione che in Italia manca.

Nel Contratto, si prevede che questa nuova Banca si deve occupare degli investimenti, dello sviluppo dell'economia e delle imprese italiane, “utilizzando le strutture e le risorse già esistenti”: sembra la fotografia dalla Cassa. La nuova “Banca per gli investimenti”, regolata da un'apposita legge, dovrà usufruire di una esplicita e diretta garanzia dello Stato, con conseguente facilità di reperire risorse per attuare tutte le iniziative che intende intraprendere. Dovrà inoltre agire sotto la supervisione di un organismo di controllo pubblico nel quale siano presenti il Ministero dell'Economia e delle Finanze e il Ministero dello sviluppo economico.

Si dovrà occupare, infine, del finanziamento di iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale: il dibattito di questi giorni sul salvataggio di Alitalia, che è in amministrazione straordinaria e per la quale sono già state effettuate manifestazioni di interesse per singoli asset da parte di vettori stranieri, potrebbe preludere al coinvolgimento della Cassa in questa sua nuova veste. Garantirà che il 51% della società rimanga in mani italiane, ma soprattutto dovrebbe elaborare un piano industriale strategico, operando come capofila di una molto più ampia schiera di Fondi di investimento.

Il rilancio di Alitalia sarà il primo banco di prova.

Per la Cdp, una nuova vita?

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