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Lunedì 17 Dicembre 2018, ore 02.22
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Dalla CEE alla Troika

Questa Europa non ci piace: dalla solidarietà tra i popoli al colonialismo finanziario

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Nessuno vuole ammettere che i principi su cui si fonda oggi l'Europa non hanno assolutamente niente a che vedere con gli ideali che animarono il Trattato di Roma, fondato della Comunità Economica Europea.

Non solo la CEE, ma già prima la CECA (Comunità europea per il carbone e l'acciaio) e poi l'Euratom (l'Agenzia per l'energia nucleare), si basavano sulla solidarietà tra gli Stati, che condividevano un mercato libero da dazi ed istituzioni specializzate al fine di condividere vantaggi comuni.

Tanto per essere chiari: i benefici della produzione di energia elettrica con impianti nucleari finanziati dall'Euratom dovevano essere condivisi tra tutti i Paesi partecipanti. E' andata al contrario: alcuni Stati si sono realizzati le centrali da soli, e non hanno affatto condiviso i vantaggi in termini di minori costi rispetto al petrolio: le loro industrie hanno beneficiato per anni ed anni di un vantaggio concorrenziale notevole.

Se andate a guardare il "Protocollo concernente l'Italia" che fu allegato al Trattato di Roma, vedrete che le Parti:

"PRENDONO ATTO del fatto che il Governo italiano è impegnato nell'esecuzione di un programma decennale di espansione economica che mira a sanare gli squilibri strutturali dell'economia italiana, in particolare grazie all'attrezzatura delle zone meno sviluppate nel Mezzogiorno e nelle Isole e alla creazione di nuovi posti di lavoro per eliminare la disoccupazione; [...]

CONVENGONO, onde agevolare il Governo italiano nell'adempimento di tale compito, di raccomandare alle istituzioni della Comunità di attuare tutti i mezzi e tutte le procedure previsti dal Trattato, ricorrendo in particolare a un adeguato impiego delle risorse della Banca europea per gli investimenti e del Fondo sociale europeo;

RITENGONO che le istituzioni della Comunità debbano considerare, ai fini dell'applicazione del Trattato, lo sforzo che l'economia italiana dovrà sostenere nei prossimi anni e l'opportunità di evitare che insorgano pericolose tensioni, in particolare per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti o il livello dell'occupazione, tensioni che potrebbero compromettere l'applicazione del Trattato in Italia".

Con il passare degli anni, e soprattutto con il Trattato di Maastricht, il principio di solidarietà è stato sostituito con quello di competizione, e gli Stati sono stati privati di qualsiasi strumento di intervento, introducendo il divieto di aiuti alle imprese. Con questo Trattato sono stati traditi gli ideali della Comunità europea, che si è trasformata in Unione.

L'Italia, che era la quinta potenza industriale del mondo e che aveva nelle Partecipazioni statali (PPSS) il cuore dello sviluppo, dovette svendere tutto e smantellare un intero sistema produttivo: la scusa era che ogni anno lo Stato finanziava gli Enti delle PPSS e che questo contraddiceva i vincoli di Maastricht.

Non basta: con il Trattato di Maastricht vennero imposti limiti al disavanzo di bilancio uguali per tutti, il famoso 3% del PIL. In pratica, se ci fossero state le regole di bilancio ed i divieti di aiuti di Stato alle imprese, l'Italia non sarebbe riuscita a recuperare in pochi anni le distruzioni causate dalla guerra ed a diventare un grande Paese industriale.

Con l'euro, si è travolto ogni possibile riequilibrio basato sulla svalutazione dei Paesi deficitari dal punto di vista della bilancia dei pagamenti.

Ma soprattutto non era stato inserito alcun limite per i debiti privati contratti nei confronti dell'estero, con conseguenze devastanti. E' accaduto così che la Spagna, che nel 2009 aveva un rapporto debito pubblico/PIL pari al 30%, era solo in apparenza virtuosissima, avendo accumulato uno spaventoso sbilancio di parte corrente e di parte capitale verso l'estero, indebitandosi principalmente con le banche tedesche e francesi.

Non essendoci vincoli allo squilibrio sull'estero, si sono accumulati debiti insostenibili da parte dei Paesi deficitari, come Spagna, Portogallo e Grecia, e crediti inesigibili da parte delle banche dei Paesi europei più forti, Francia e Germania in particolare.

Per salvare questi crediti altrimenti inesigibili, tutti i Paesi europei si sono tassati per creare un Fondo Salvastati (ESM), che è intervenuto insieme alla BCE ed alla Commissione europea per imporre piani di risanamento, fatti di lacrime e sangue.

Paesi poveri sempre più poveri, e solidarietà solo per aiutare i Paesi ricchi a recuperare i loro crediti.

Una solidarietà al contrario!

Questa Europa non ci piace: dalla solidarietà tra i popoli al colonialismo finanziario.

Dalla CEE alla TROIKA.

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