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Venerdì 19 Luglio 2019, ore 01.26
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L'Unione che non fu, e mai sarà

Per salvarsi dalla occupazione tedesca, la Francia affonda l’Europa

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

La Germania esce nettamente sconfitta dalla tornata di nomine per i nuovi vertici della Unione Europea. Angela Merkel è stata battuta su tutti i fronti dal Presidente francese Emmanuel Macron che l'ha umiliata non una ma ben tre volte, dopo aver giocato d'astuzia: il Patto di Aquisgrana, rinnovando e rafforzando l'Asse franco-tedesco, ha illuso la Germania di poter dilagare. Berlino si è legata mani e piedi alla Francia di Macron, trascurando gli altri partner, soprattutto l'Italia che è una economia estremamente complementare rispetto a quella tedesca, mentre quella francese è fortemente concorrenziale anche se meno competitiva.

Macron ha maramaldeggiato, senza remore:
  • ha affondato senza discussioni il candidato-guida dei Popolari, il tedesco Manfred Weber. La Merkel, che lo aveva sostenuto per mesi, non lo ha difeso neppure per un giorno: si è arresa al diktat francese, entrando in un marasma politico infernale. Avrebbe dovuto fare spallucce, aprire ai Verdi e non lasciarsi chiudere nell'angolo della "alleanza a tre" (Ppe, S&D, Renew Europe), in cui Macron non fa solo l'ago della bilancia ma l'asso piglia-tutto. Macron non ha aggiunto i voti del Gruppo che controlla, Renew, a quelli dei Popolari e di S&D, ma ha preteso di cambiare le regole del gioco.
  • ha messo in subbuglio il campo degli alleati-avversari, i Popolari e S&D, approfittando della situazione di stallo in cui questi due Gruppi si sono trovati, non avendo più insieme la storica maggioranza nel Parlamento di Strasburgo. Macron ha sostenuto, come garante della componente liberale rappresentata da Renew, insieme al Presidente spagnolo Sànchez che ha la leadership di S&D, una proposta (il cosiddetto "Patto di Osaka") che ha mandato in subbuglio l'intero Ppe: si prevedeva che il socialista olandese Frans Timmermans andasse alla Presidenza della Commissione. Era un affronto per i Popolari, che sono il primo Gruppo per numero di eletti, ed un regalone ad S&D che invece alle elezioni europee è uscito sconfitto un po' dappertutto: dalla Francia alla Germania, all'Italia, avendo registrato un buon risultato solo in Spagna.
    Ursula Von der Leyen, attuale Ministro della Difesa della Germania che infine è stata candidata alla Presidenza della Commissione, è partita con pesanti handicap: non gode di buona stampa neppure in Germania, è chiusa in una alleanza asfittica, avrà contro una opposizione numerosa ed agguerrita.
  • ha piazzato Christine Lagarde alla guida della BCE: uno smacco senza precedenti per i rigoristi della Bundesbank, che già hanno masticato male in questi anni per la politica monetaria accomodante di Mario Draghi. Hanno accettato il Qe, che ha comportato l'acquisto dei titoli di Stato secondo le quote di partecipazione al capitale della BCE, solo perché i Bund sono detenuti in prevalenza da stranieri, e quindi i tassi negativi su questi titoli non hanno penalizzato gli investitori tedeschi. Ma la politica dei tassi di interesse negativi è insostenibile, soprattutto in Germania dove la inflazione è arrivata alla soglia del 2%. Per i tedeschi, perdere il controllo della politica monetaria è una catastrofe.
Non sottovalutate, dunque, la portata drammatica di una sconfitta tedesca, che è politica, strategica ed ideologica.

Il guscio europeo si è rotto: l'Unione non riesce più a nascondere la volontà di potenza della Germania.

La Francia, che ha le finanze pubbliche messe sicuramente peggio di quelle italiane, è anche assai più indietro sulle cosiddette riforme strutturali.

Per salvarsi dalla occupazione tedesca, la Francia affonda l'Europa.

L'Unione che non fu, e mai sarà.
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