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"Zero spread" per evitare il caos

La BCE deve assicurare la convergenza dei tassi di interesse nell'Eurozona


La funzione strategica della FED è dunque ulteriore rispetto alle previsioni statutarie e legislative, in base alle quali deve ricercare la maggior crescita economica e dell'occupazione che sono possibili in condizioni di stabilità monetaria: da una parte il ruolo del dollaro come moneta di riserva globale e quale strumento fondamentale per le transazioni economiche e finanziarie, e dall'altra la necessità di mantenere forte l'attrattività del debito federale americano e degli strumenti quotati a Wall Street, rappresentano la Stella Polare da cui la FED non può mai discostarsi.

Una missione strategica guida la FED in ogni sua decisione: mantenere elevata la forza del dollaro come strumento geopolitico. Tutti devono fare dunque i conti con le decisioni della FED, preparandosi ad un rialzo globale dei tassi di interesse.

La missione della Bank of Japan (BoJ) è diversa. Da anni il Giappone si trova di fronte ad una inarrestabile caduta dei prezzi: l'aumento della produttività viene scaricato sui prezzi, rendendo le merci giapponesi sempre più competitive sui mercati internazionali. E' un modello economico che funziona in modo assai diverso da quello convenzionale: i lavoratori non chiedono aumenti salariali perché la loro remunerazione aumenta in termini reali per via della diminuzione continua dei prezzi al consumo. Di converso, c'è il tema del reimpiego dell'attivo commerciale strutturale, una massa di risorse che affluisce in Giappone e che viene utilizzata per mantenere in equilibrio questo sistema sotto un duplice profilo: bisogna evitare che lo Yen si rivaluti sul dollaro, perché altrimenti si ridurrebbe il vantaggio commerciale di prezzo; occorre evitare che si formino tensioni speculative sugli asset azionari o immobiliari come accadde con la bolla del Nikkei.

Una parte consistente dell'avanzo commerciale giapponese viene dunque usato per investire in titoli del Tesoro americano; i Giapponesi danno a prestito agli USA una parte degli stessi dollari con cui gli USA hanno pagato le loro importazioni dal Giappone. In pratica, evitano che gli USA stampino altri dollari da parte della FED e lucrano sugli interessi pagati dai Treasury Bond.

Una altra parte di questo attivo commerciale viene utilizzata per finanziare il debito pubblico, arrivato a livelli stratosferici, oltre il 260% del PIL: è la stessa BoJ che si fa carico di assorbire comunque le emissioni, avendo come obiettivo quello di mantenere il "tasso zero a dieci anni". Il Tesoro giapponese non ha dunque nessun onere di bilancio, finanziandosi a tasso zero. I cittadini giapponesi vedono aumentare il valore reale dei loro depositi bancari, visto che il livello dei prezzi al consumo tende a diminuire, non hanno bisogno di ottenere una remunerazione sui loro conti. Le imprese ed i cittadini sono tutti ben felici perché non bisogna finanziare con nuove tasse le spese pubbliche per investimenti. E' un sistema tanto apparentemente incomprensibile quanto funzionale: la BoJ ed il governo hanno ormai rinunciato a combattere la deflazione, ma anzi la usano come strumento di competitività commerciale internazionale. Il debito pubblico viene finanziato con una quota del surplus commerciale e quindi non sottrae risorse al risparmio interno; non determina costi per il bilancio essendo a tasso zero e quindi non è finanziato con nuove tasse; contribuisce alla crescita della produttività. E' un sistema completamente diverso da quello statunitense: lo Yen sta a rimorchio del dollaro e non sono gli alti rendimenti sul debito pubblico ad attrare gli investitori.
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