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Sabato 24 Febbraio 2018, ore 15.24
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In pensione da una vita: mezzo milione di italiani prende l'assegno da 37 anni

In pratica, pensionati di professione. Lo rivela l'Inps: sono stati più in pensione che al lavoro

Economia ·
(Teleborsa) - Una vita di lavoro e poi finalmente arriva la meritata e sudata pensione. Funziona così per molti. Ma non per tutti. C'è una bella fetta di italiani che in pensione ci sta praticamente da una vita. Sono oltre 700 mila quelli che ricevono la pensione da prima del 1982. E i numeri non includono i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali

Lo ha reso noto 'Inps che si è messo a fare i conti scoprendo che quasi mezzo milione di italiani, per essere precisi 471.545, ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni .

PROFESSIONE PENSIONATO - In pratica, pensionati di professione. Sì, perché stiamo parlando di un vero e proprio esercito di persone che hanno smesso di lavorare prima del 1980 e sono ancora pensionati. Numeri alla mano, sono in pensione da più anni di quelli in cui hanno lavorato.

L'impatto delle "baby pensioni" nel settore pubblico - L’età alla decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 è di 49,9 anni per la vecchiaia e di 46,4 per l’anzianità, mentre per i superstiti da assicurato è di 41,5 anni (45,7 per i superstiti da pensionato). Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità) con 54,7 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione. Il dato dei pubblici risente chiaramente delle pensioni «baby» e quindi delle uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno (14 anni sei mesi e un giorno per le donne con figli)

Gli importi - Se per le pensioni del settore privato l'importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è largamente inferiore a mille euro al mese (807 euro mensili i trattamenti di vecchiaia, 526 euro quelli ai superstiti) per le pensioni dei pubblici l'importo medio supera i 1.660 euro al mese nel caso della vecchiaia e i 1.465 in quello dell'anzianità.

Commenti
Giuliano Parodi
offline

Ancora una volta queste cifre confermano la sensazione che i dipendenti pubblici (largamente improduttivi) sono premiati rispetto a chi ha contribuito con “lavoro vero” a tenere in piedi l’economia.   Questo spiega l’affollamento dei pubblici concorsi: chi riesce ad avere il “posto” ha assicurate: inamovibilità, carriera minima certa, riparo da traversie come Cassa Integrazione, orario e ritmi di lavoro light (che permettono spesso un secondo lavoro, quasi sempre in meno).  A quando una parificazione dei dipendenti pubblici con i lavoratori veri?

scritto il 11 febbraio 2018 alle ore 10.26 · rispondi
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