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Domenica 22 Settembre 2019, ore 09.53
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Crisi Governo, si arena l'iter del taglio dei parlamentari

L'iter del ddl costituzionale si sarebbe dovuto concludere con l'ultimo passaggio di domani alla Camera. Ora la riforma rischia di saltare

Economia, Politica ·
(Teleborsa) - Mancava ancora il quarto e ultimo passaggio parlamentare ma, travolto dalla crisi, il ddl costituzionale su taglio dei parlamentari, votato per la prima volta al Senato il 10 ottobre 2018, sembra destinato a sfumare. Con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte l'iter della riforma si è arenato e, in caso di elezioni anticipate, la legge è destinata a saltare del tutto in quanto il passaggio da una legislatura all'altra cancella le leggi lasciate in sospeso. A quel punto la legge dovrebbe essere presentata di nuovo per iniziare una seconda volta l'iter della sua approvazione.

Previsto inizialmente per il prossimo 9 settembre alla Camera, con un decisione presa la scorsa settimana – quando già era stata fissata la data della sfiducia a Conte – l'ultimo voto era stato anticipato a domani, 22 agosto. Una mossa bizzarra – dal momento che, per essere votata, una legge, costituzionale per giunta, necessita di un rapporto fiduciario in essere tra Governo e Parlamento e quando un governo si dimette i lavori parlamentari vengono limitati se non completamente bloccati – ma non casuale. "Se volete tagliamo i parlamentari e poi andiamo a votare. Ci siamo anche per fare una manovra economica coraggiosa e tagliare le tasse a milioni di italiani" ha affermato ieri durante il suo discorso Matteo Salvini aprendo a un nuovo governo ponte pre-elettorale con i Cinque stelle dai quali, tuttavia, in attesa dei prossimi sviluppi, ha ricevuto un secco "no".

Allo stato attuale, dunque, se si dovesse giungere a un accordo per far proseguire la legislatura, a votare la riforma potrebbe essere solo una nuova maggioranza Pd-M5s con l'eventualità, tuttavia, che il nuovo alleato chieda delle modifiche al testo e la legge costituzionale debba ricominciare il suo iter (i democratici sono contrari a un taglio secco dei parlamentari senza un superamento del bicameralismo perfetto).

Fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle la sforbiciata delle poltrone prevedeva una riduzione di 230 deputati (da 630 a 400) e di 115 senatori (315 a 200) e, secondo quanto stimato dai promotori, "risparmi per 100 milioni di euro all'anno, 300mila euro al giorno".







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