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Martedì 19 Novembre 2019, ore 09.11
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Bankitalia, permane ritardo del Mezzogiorno sulla crescita

È quanto rileva la Banca d'Italia nel suo ultiomo rapporto sull'economia delle regioni italiane

Economia ·
(Teleborsa) - In termini di crescita economica nel Mezzogiorno "rimane ampio il ritardo rispetto al resto dell'Italia". Tuttavia, lo scorso anno la dinamica del Pil, pur rimanendo positiva, ha mostrato un rallentato che ha coinvolto "tutte le macroaree del Paese". È quanto rileva la Banca d'Italia nel suo ultimo Rapporto sull'economia delle regioni italiane.

Secondo le stime preliminari dell'Istat pubblicate lo scorso giugno – si legge ne Rapporto – il Pil a valori concatenati è cresciuto a ritmi più intensi nel Nord Est rispetto al Nord Ovest e al Centro e, soprattutto, al Mezzogiorno. A livello generale, l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (Iter) elaborato dalla Banca d'Italia ha evidenziato un indebolimento della dinamica nella seconda parte dell'anno in tutte le aree, in modo particolare nel Mezzogiorno e nel Nord Ovest.

Una tendenza al rallentamento confermata, al Sud, nel primo semestre del 2019. Rispetto al periodo corrispondente del 2018 l' attività economica è, infatti, lievemente aumentata nel Nord Est e nel Centro, si è mantenuta stabile nel Nord Ovest e mostrato un lieve calo nel Mezzogiorno. Con riferimento al 2018, il Pil risulta ancora di circa dieci punti percentuali inferiore a quello del 2007 nel Mezzogiorno, di quasi tre nel Centro Nord.

Anche in termini di prodotto pro capite – prosegue la Banca d'Italia – il ritardo rispetto al 2007 è maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord (rispettivamente 10 e 7 punti percentuali) ma la differenza tra le due aree risulta meno marcata, soprattutto per via della diversa intensità dei flussi migratori in uscita e in entrata (rispettivamente maggiori e minori al Sud rispetto al Centro Nord). Pur restando su un sentiero espansivo nel dato nazionale complessivo, l'impiego di lavoro ha sostanzialmente ristagnato nel Mezzogiorno. Nel 2018 i consumi hanno decelerato ovunque, presumibilmente risentendo del clima di maggiore incertezza sulla situazione economica.





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