Sabato 28 Novembre 2020, ore 08.44
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Covid-19, FMI: "Enormi ricadute su conti Paesi. Balzo debito in Italia"

Nel Fiscal Monitor il Fondo monetario internazionale stima per Italia, Giappone e Spagna un aumento del rapporto debito/Pil di circa 30 punti percentuali.

Economia ·
(Teleborsa) - La necessaria risposta alla pandemia messa in campo dai governi con misure di Bilancio "ha salvato vite, sostenuto le imprese e i più vulnerabili e mitigato le ricadute sull'attività economica", tuttavia "le conseguenze della crisi, combinate alla perdita di gettito dovuta alla contrazione economica, sono state enormi". Questo il parere espresso dal Fondo monetario internazionale nel suo Fiscal Monitor, il rapporto annuale sulle finanze pubbliche.



Nel 2020, secondo le previsioni del Fmi, in media il deficit di Bilancio dei Paesi balzerà al 9% del PIL e il debito pubblico si avvicinerà alla soglia del 100% del PIL. E in Italia, dove il debito partiva da valori ben più elevati della media, i livelli sono ancor più pesanti. L'istituzione di Washington prevede che dall'1,6% del PIL del 2019 il deficit schizzi al 13% quest'anno e poi si smorzi al 6,2% nel 2021, con a seguire 3,9% nel 2022, 2,7% nel 2023 e 2,5% in 2024 e 2025. Il debito dell'Italia, invece, dal 134,8% del PIL del 2019, volerà al 161,8% quest'anno. Successivamente il Fmi pronostica 158,3% nel 2021, 156,6% nel 2022, 154,9% nel 2023, 153,8% nel 2024 e 152,6% nel 2025. Nello studio il Fmi precisa che tali previsioni su 2020 e 2021, già pubblicate ieri nel World Economic Outlook, si basano sul programma di Bilancio 2020 aggiornato e sui successivi provvedimenti, senza specificare se questi includano la recente Nota di aggiornamento al Def.

L'Italia, assieme a Giappone e Spagna, è uno dei Paesi in cui il debito/Pil aumenterà di circa 30 punti percentuali. Peraltro il Fmi rileva che in Italia, come in Gran Bretagna, la quota di debito privato con rating "speculativo" (cioè più basso dei livelli di investimento migliori) supera il 50% del debito privato totale delle imprese. "Questi fattori – si legge – possono aver limitato la portata dei sostegni pubblici durante la crisi Covid". Uno scenario che ora, con margini di bilancio limitati, impone ai governi di valutare costi e benefici delle misure di aiuto. "Le prime analisi – afferma il Fmi – suggeriscono che le politiche che hanno rapidamente limitato i contagi hanno anche consentito riprese più rapide e sicure e il ripristino della fiducia, riducendo i costi finanziari e sociali". Se i sussidi di disoccupazione hanno aiutato a sostenere i consumi di coloro che hanno perso il lavoro, secondo il Fmi, tuttavia, "molte delle politiche che hanno aiutato nell'immediato hanno implicazioni sul lungo termine". Un esempio è rappresentato dai sussidi ai salari che, pur avendo salvato i posti di lavoro possono, tuttavia, costituire un freno ai ricollocamenti quando emergono nuove posizioni. L'Fmi cita anche i rinvii delle scadenze fiscali che hanno sostenuto le liquidità ma rischiano di diventare fardelli permanenti sui bilanci pubblici. Infine le iniezioni di capitale pubblico nelle imprese che hanno evitato fallimenti, rischiano, per il Fmi, di rinviare riallocamenti di capitali settoriali che sono cruciali per la ripresa.
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