Martedì 24 Novembre 2020, ore 04.10
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Borsa, società FTSE MIB bruciano 46 miliardi di capitalizzazione

E' quanto emerge dal rapporto Mediobanca sugli impatti del Covid sulle società quotate

Finanza ·
(Teleborsa) - Le Blue Chips di Piazza Affari appartenenti al paniere FTSE MIB hanno bruciato 46 miliardi di capitalizzazione da inizio anno (-12,6%), perlopiù a causa della pesante perdita del primo trimestre (-83 miliardi, -22,8%), leggermente compensata alla ripresa del secondo (+38 miliardi, +13,7%) e con un terzo trimestre quasi sulla parità (-1 miliardi, -0,4%). Segnali di rialzo si sono invece registrati da fine settembre al 16 novembre con un recupero di 35 miliardi (+11%).



E' quanto emerge dal rapporto dell'’Area Studi Mediobanca relativo agli effetti de Covid sulle multinazionali e sulle società industriali e dei servizi del FTSE MIB.

A fine settembre 2020 le società del FTSE MIB valevano in Borsa 318 miliardi di euro e rappresentavano il 76% della capitalizzazione totale (escluse finanza e assicurazioni).

A livello settoriale la capitalizzazione del petrolifero registra la contrazione maggiore (-51,8%), seguito dai servizi (-19,8%) e dalla manifattura (-8%).

Tra le aziende che hanno migliorato le performance in Borsa nei primi nove mesi del 2020 spiccano DiaSorin (+48,4%), Amplifon (+19,7%), Recordati (+16,5%), Prysmian (+15,0%), Davide Campari-Milano (+13,8%) e Interpump Group (+12,3%).

Lato ricavi si registra nel complesso un calo di oltre 64 miliardi (-21,6%). Sui nove mesi del 2020 i servizi hanno registrato il calo minore (-14%), davanti al comparto energia/utilities (-16,4%) e alla manifattura (-18,7%). Nel terzo trimestre la manifattura si è dimostrata più reattiva, evidenziando il maggior rimbalzo del fatturato (+56,1%), migliore rispetto al +39,1% dell’intero FTSE MIB.

A livello di margini industriali le società analizzate hanno perso nei nove mesi oltre 18 miliardi (-53,3%). Nonostante la contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sia alta (-65,6%), nel terzo trimestre la manifattura è riuscita a invertire il trend tornando in positivo.

Ebit margin pari al 6,8% nei nove mesi del 2020 (-4,5 p.p. sul 2019). Le energetiche/utilities si confermano le più resilienti, le uniche a registrare un incremento dell’ebit margin (+2,4 p.p, al 17,7%).

I profitti persi complessivamente nei 9 mesi ammontano a oltre 20 miliardi. Solo il comparto energia/utilities e quello dei servizi hanno chiuso in utile; in perdita il petrolifero e la manifattura.

Per quanto riguarda la struttura finanziaria si evidenzia un ulteriore deterioramento per tutti i settori, quale risultato dell’incremento dell’indebitamento (+12,1%) e della contrazione dei mezzi propri (-9,1%). Il rapporto debiti finanziari/capitale netto tocca ora quota 146,5% (dal 118,7% di fine dicembre 2019, +27,8 p.p. in nove mesi).
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