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Sicurezza in città, per combattere il boom d’incidenti arriva il galateo della “gentle mobility”

Economia ·
(Teleborsa) - È risaputo che muovendosi per le strade delle grandi città ci si possa imbattere in sempre più maggiori pericoli: traffico privato, mezzi pubblici, sharing mobility e migliaia di pedoni si muovono in una “giungla urbana” dove, alle violazioni del codice della strada e allo stato precario delle vie di comunicazione, si aggiunge un fenomeno più subdolo e recente, la “mobilità maleducata”, causata da stress, noncuranza e poco rispetto per sé e per gli altri.

Ecco perché c’è sempre più bisogno di promuovere la “gentle mobility”: un trend globale che, alla luce dei dati emersi all’interno delle principali metropoli mondiali, consenta di potersi spostare in città in sicurezza, garantendo la cosiddetta “mobilità gentile” tra pedoni e guidatori dei diversi mezzi privati e pubblici, con tutti i vantaggi che ne conseguono sia a livello sociale sia dal punto di vista ambientale. Da Parigi a Bogotà, da San Francisco a Londra, sono decine infatti le iniziative che in giro per il mondo stanno promuovendo questo nuovo trend globale, in grado d’impattare positivamente sul tessuto urbano delle più grandi metropoli in tutto il mondo fino alle grandi città in Italia. Così a Milano, grazie all’agenzia creativa internazionale Dentsu Creative, è nato un contest tra oltre 150 studenti per promuovere la mobilità gentile attraverso una campagna di comunicazione d’impatto ad hoc.

Iniziative motivate da numeri drammatici. Stando a quanto indicato da un recente report ACI, infatti, oltre 7 incidenti su 10 avvengono nei centri abitati. E non è tutto perché, secondo l’ultimo rapporto Istat, le zone più colpite sono proprio le grandi metropoli: solo a Roma se ne segnalano quasi 10mila, seguono Milano, con poco più di 7mila incidenti, e Torino con meno di 3mila casi. Dalle città si passa poi ai mezzi coinvolti nei singoli incidenti, con un occhio di riguardo a quelli che sono risultati mortali: circa un terzo delle morti totali coinvolgono pedoni o biciclette. I monopattini, invece, sono stati coinvolti in 811 incidenti (circa il 3% del totale). Inoltre, nel solo 2021 sono stati 235 gli incidenti mortali tra i guidatori di monopattini e biciclette (+33% rispetto all’anno precedente).

E a piedi? l’indice di mortalità per i cittadini a passo d’uomo risulta di 4,6 volte superiore addirittura alla mortalità degli occupanti di autovetture (0,7 su 100). Ora una domanda sorge spontanea: quali sono le ragioni scatenanti dietro a questa crescita eccessiva? Un primo spunto arriva dalla rivista statunitense The Atlantic, secondo cui i cittadini americani risultano in generale più arrabbiati e stressati a causa, in particolar modo, del lavoro e questo si ripercuote inevitabilmente sul comportamento adottato nella vita privata e nella modalità con cui vengono svolte le diverse attività quotidiane, tra cui la guida del proprio veicolo e, banalmente, anche il semplice rispetto delle normative stradali in vigore.

Ma quali sono gli atteggiamenti più detestati e ritenuti pericolosi da chi si muove in città? Per gli uomini è inaccettabile vedere auto o mezzi condivisi parcheggiati su marciapiedi e strisce pedonali (34%), in particolar modo per i padri in giro con il passeggino o educatori che si devono occupare di pazienti in carrozzina o con disabilità, oppure imbattersi in persone in monopattino che circolano a zig zag in mezzo alla carreggiata (29%), in ciclisti al di fuori delle corsie loro dedicate, magari affiancati (26%); a chiudere la top 5 al maschile ci pensano coloro che non lasciano il posto ad anziani o signore sui mezzi pubblici (23%) e chi abbandona shared-car e shared-scooter sporchi o in condizioni tali da non essere utilizzabili dal fruitore successivo (19%). E cosa fa imbestialire invece le donne? Sul podio il fatto di salire dai mezzi pubblici senza dare la precedenza a chi deve uscire (43%), abbandonare i mezzi smart condivisi al di fuori della città (35%), attraversare la carreggiata dove non è possibile anche in bicicletta o in monopattino (28%).

Chiudono la classifica delle cittadine la velocità eccessiva con cui si circola nelle aree pedonali (17%) e la maleducazione dei conducenti, sia di veicoli pubblici sia privati, che raramente lasciano attraversare i pedoni sulle strisce pedonali (12%). Ecco il quadro che emerge da un’indagine condotta da Authoriality per Dentsu Creative, effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 italiani di età compresa tra i 20 e i 50 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate. Dalla stessa indagine emergono anche le città italiane dove la mobilità risulta più “maleducata” secondo i cittadini: Roma si piazza al primo posto (61%), davanti a Milano (59%) e Napoli (55%), chiudono la top 5 Torino (52%) e Bari (47%). Ma com’è possibile quindi educare i cittadini al rispetto per gli altri su strade e mezzi pubblici e ridurre notevolmente il numero di incidenti in città? Secondo gli esperti tutto prende forma da iniziative mirate ed efficaci utili a promuovere la cosiddetta “gentle mobility”, vale a dire la possibilità di muoversi all’interno della propria città in una condizione di maggiore sicurezza e serenità.

“In maniera inconsapevole, quando si è in strada si pensa di entrare in una zona di proprietà e si disinnescano tutta una serie di criteri sociali – afferma la psicanalista Vera Slepoj – La macchina, la bicicletta, il monopattino, la moto diventano la casa, una sorta di estraneazione dal mondo esterno: nella macchina si parla, si litiga, si mangia, si dorme. Esiste una visione limitata dei rischi, una sorta di ignoranza legata all’uso dei mezzi. L’aggressività alla guida è l’estensione di un’aggressività soggettiva dell’individuo; la tendenza a non controllare questi stadi è molto alta. Occorre fare una campagna massiccia sulla conoscenza di mezzi come monopattini e biciclette. Conoscenza, consapevolezza e senso di responsabilità verso gli altri sono fondamentali per una mobilità gentile”.

Per una mobilità più sicura e consapevole, in queste settimane si è svolta a Milano un’iniziativa virtuosa: il contest “Dentsu Creative Comes to Town” aperto agli studenti delle scuole di comunicazione e dei master nelle discipline dell’advertising di tutta Italia e promosso in collaborazione con Accademia di Comunicazione, IED Milano, NABA - Nuova Accademia di Belle Arti, POLI.design, ALMED - Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Milano e il magazine online Perimetro. Per l’occasione oltre 150 studenti sono scesi in campo con l’obiettivo d’ideare e realizzare una campagna di comunicazione dedicata alla promozione della mobilità gentile e dello spazio urbano in quanto luogo d’inclusione e rispetto. Tre le campagne vincitrici ex-equo che dal 24 novembre sono visibili on air nei maxi-billboard di Piazza San Babila e, dal 25 novembre al 4 dicembre, grazie alla partnership con SEA, all’interno dei circuiti digitali degli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa con una copertura di più di 130 spazi. A “firmare” le creatività delle campagne premiate Dario Casazza, Madalina Tone, Fabiana Canamero e Vlad Sliusarenco? (Accademia di Comunicazione di Milano), Elisa Casè, Lorenzo Vastola, Luca Montanari e Virginia Della Giorgia (Accademia di Comunicazione di Milano) e Marina Reitano (ISIA - Istituto Superiore Industrie Artistiche di Urbino).

“Per il nostro debutto ufficiale abbiamo deciso di collaborare e coinvolgere quelle realtà che tutti i giorni si impegnano a formare i giovani comunicatori del futuro: le università e le scuole di comunicazione. E abbiamo scelto un tema, quello della mobilità gentile, ancora poco esplorato e comunicato, che è coerente con la nostra idea di creatività non fine a sé stessa, ma capace di creare cultura, portare beneficio alla società e laddove possibile, inventare il futuro – ha dichiarato Emanuele Nenna, CEO & Chairman di Dentsu Creative – Perché ciò avvenga si devono mettere in moto le idee e le energie dei giovani. Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di coinvolgere le nuove generazioni, con l’obiettivo di fare di Dentsu Creative il luogo in cui ogni creativo potrà trovare spazio e opportunità per realizzare il miglior lavoro della sua carriera”.



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