(Teleborsa) -
Donald Trump ha deciso di
ritirare gli Stati Uniti da uno dei principali trattati internazionali sul clima, la
United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), creata nel 1992 e che conta come membri praticamente tutti i Paesi del mondo. La scelta segna un
nuovo strappo nella cooperazione globale sul clima, soprattutto considerando il peso degli Stati Uniti come seconda nazione al mondo per emissioni di gas serra.
Oltre all’uscita dalla Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici,
gli Stati Uniti non fanno più parte nemmeno dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il comitato scientifico delle Nazioni Unite che valuta le basi scientifiche del cambiamento climatico. Il ritiro rientra in
una decisione più ampia dell’amministrazione Trump, che ha previsto l’uscita da ben 66 organizzazioni internazionali.
A motivare politicamente la scelta è stato il
segretario di Stato Marco Rubio, che ha dichiarato: "Come mostra la lista, quello che era iniziato come un
quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura globale, spesso dominata da un'ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali".
La
decisione ha suscitato forti reazioni in Europa. Il
commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, ha espresso
rammarico per l’uscita degli Stati Uniti dal trattato: "La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc) sostiene l'azione globale per il clima. La decisione
della più grande economia mondiale e del secondo maggiore emettitore di emissioni di dimettersi è deplorevole e infelice".
Nonostante la scelta di Washington, l’Unione europea ribadisce il proprio impegno sul fronte ambientale.
Bruxelles continuerà, ha assicurato Hoekstra, "a sostenere la ricerca internazionale sul clima, a impegnarci nella cooperazione internazionale e perseguire il nostro programma di azione per il clima, competitività e indipendenza".