(Teleborsa) -
Nuovi record storici per l'oro e per l'argento che rompono risolutamente sue soglie psicologiche importanti:
5.000 dollari per l'oro e 100 dollari per l'argento. Un trend che era largamente atteso, considerando
l'intensificarsi delle tensioni internazionali, con Trump sempre pronto a pestare i piedi ora all'uno, ora all'altro partner della Nato. Le ultime uscite riguardano il tema ricorrente della sicurezza della
Groenlandia e la minaccia di
dazi del 100% al Canada. Un atteggiamento che si spiega facilmente nell'anno delle elezioni midterm, ma che sta logorando le relazioni internazionali, anche le più solide.
Frattanto, il
prezzo spot dell'oro è balzato su un nuovo massimo storico di
5.109,69 dollari l'oncia, per poi attestarsi a 5.090,88 USD, in rialzo di oltre il 2%. Stesso movimento per il
Future sull'oro in consegna aprile, che scambia a 5.129,94 dollari, in rialzo del 2,2%, dopo aver toccato un
nuovo record a 2.145,39 USD.Non è da meno
l'argento, con il future di marzo che scambia a 108,56 dollari l'oncia, in rialzo di oltre il 7%, rispetto ad un
picco di tutti i tempi raggiunto a 109,32 USD. Al traino il platino, che balza del 5% a 2.878,50 USD e il palladio del 4,7% a 2.123 dollari.
Per
David Pascucci, Market Analyst di
XTB, l'argento "sta replicando" quanto già visto a metà gennaio, ossia "le dinamiche rialziste del 1980 e del 2011" e dunque, su questi livelli, "
pensare ad un'inversione dei prezzi é più che lecito, anche se a livello tecnico le inversioni hanno bisogno di tempo per essere confermate". Per quanto riguarda l'oro, l'esperto nota un
aumento della volatilità "leggermente minore rispetto all'argento, ma comunque in aumento" e segnala che
"il pericolo di ribassi fulminei é altissimo".
La tensione si fa sentire ed una correzione, di natura temporanea potrebbe essere dietro l'angolo, anche
in vista della riunione della Fed questa settimana. La banca centrale USA, stando alle attese prevalenti, dovrebbe mantenere
fermi i tassi di interesse almeno per questa riunione, in risposta alla stabilità dell'inflazione ed ai recenti dati sulla disoccupazione, migliori delle attese.
"Sia i dati che la risoluta difesa dell'indipendenza della banca centrale da parte del Presidente Powell indicano scarse prospettive di un taglio dei tassi della Fed il 28 gennaio", afferma
ING nella sua morning note dedicata al meeting del FOMC, aggiungendo
l'attenzione sarà rivolta all'imminente
nomina del nuovo Presidente della Fed da parte di Trump, ai dati in arrivo e alla possibilità che questa persona riesca a convincere il resto del comitato a procedere con ulteriori tagli".