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Salute femminile: solo il 6% degli investimenti sanitari privati globali

Economia, Salute e benessere
Salute femminile: solo il 6% degli investimenti sanitari privati globali
(Teleborsa) - In un momento in cui l’invecchiamento della popolazione e la pressione sui sistemi sanitari impongono scelte più selettive, c’è un’area che continua a restare ai margini del capitale privato globale: la salute femminile. Eppure, riguarda quasi una persona su due. Secondo il nuovo report Women’s Health Investment Outlook, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), alle donne e alle ragazze è destinato appena il 6% degli investimenti sanitari privati a livello mondiale.

"Quando metà della popolazione mondiale riceve meno del 10% degli investimenti sanitari, non siamo solo di fronte a una mancanza di attenzione, ma a una distorsione strutturale del mercato". Afferma Alessandra Catozzella, Managing Director e Partner di BCG. "La salute femminile è stata a lungo affrontata in modo selettivo, con una concentrazione delle risorse in pochi ambiti che ha lasciato ai margini condizioni ad alta prevalenza e impatto, facendo sì che una parte rilevante del carico di malattia venga ancora affrontata in modo tardivo e frammentato. Il paradosso è che il bisogno sanitario è evidente, ma il mercato non lo vede. E quando il mercato non vede, il capitale non arriva".

La ricerca mostra, infatti, che circa il 90% dei capitali confluisce in tre ambiti (salute riproduttiva, maternità e oncologia), lasciando scoperte vaste aree ad alta prevalenza e alto impatto clinico ed economico. Tra queste figurano le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nelle donne, i disturbi metabolici, le patologie autoimmuni, l’endometriosi e la menopausa.

Le conseguenze di questo squilibrio sono misurabili. Le donne vivono più a lungo degli uomini, ma trascorrono in media il 25% di anni in più in condizioni di cattiva salute o con disabilità. Un dato che si traduce in minore partecipazione al lavoro, perdita di produttività e aumento dei costi sanitari nel lungo periodo. Secondo lo studio, intervenire in modo efficace su sole quattro aree (malattie cardiovascolari, menopausa, osteoporosi e Alzheimer) potrebbe generare un’opportunità di mercato superiore ai 100 miliardi di dollari entro il 2030 negli Stati Uniti, con benefici diretti anche per i sistemi sanitari e per l’economia.

Per fotografare con maggiore precisione questo squilibrio, lo studio introduce il Women’s Health Investment Index, uno strumento che analizza i flussi di capitale privato verso la salute femminile negli ultimi cinque anni. L’indice restituisce l’immagine di un mercato ancora frammentato, fortemente concentrato su investimenti in fase iniziale e con difficoltà strutturali nel passaggio alla scala. Circa la metà delle operazioni riguarda infatti start up nelle primissime fasi di sviluppo, una quota significativamente superiore a quella osservata nel resto del settore healthcare.

Il report individua però anche segnali concreti di ciò che è possibile quando innovazione, modelli di rimborso e politiche pubbliche si allineano. Il caso della fecondazione assistita è emblematico: da ambito sperimentale e stigmatizzato si è trasformato, nel tempo, in un’industria globale multimiliardaria, capace di attrarre capitali, standardizzare i percorsi di cura e ampliare l’accesso alle terapie. Una traiettoria che offre indicazioni preziose per altri segmenti della salute femminile oggi ancora sottosviluppati.

"Il tema non è la mancanza di innovazione, ma la difficoltà di integrarla nei modelli di cura, di rimborso e di investimento. Il caso della fecondazione assistita dimostra che, quando la salute femminile viene riconosciuta come priorità clinica, il sistema è in grado di organizzarsi, standardizzare e attrarre capitali. Investire nella salute femminile non significa creare un percorso separato, ma rafforzare la qualità, la sostenibilità e l’efficienza dell’intero sistema sanitario: è una decisione industriale razionale, basata su dati, ritorni attesi e riduzione del rischio sistemico", conclude Catozzella.

Il report si chiude individuando sei aree con elevato potenziale di investimento, che spaziano dalle terapie oncologiche specifiche per le donne alle piattaforme digitali integrate per le cure femminili, dal monitoraggio remoto della gravidanza alla salute mentale, fino ai servizi dedicati alla longevità e ai dispositivi per la salute metabolica. Ambiti diversi per grado di maturità, ma accomunati da un forte disallineamento tra bisogni clinici, evidenze disponibili e capitali oggi investiti, che rappresenta al tempo stesso una criticità strutturale e una concreta opportunità di crescita per l’intero sistema sanitario.





(Foto: © Vittaya Sinlapasart/ 123RF)
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