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Novità pensioni 2026: cosa cambia e requisiti per andare in pensione

Economia, Welfare · 06 febbraio 2026 - 14.41
I requisiti per andare in pensione nel 2026 restano quelli già noti, ma si sono chiuse definitivamente le scorciatoie sperimentali che avevano ampliato le uscite negli ultimi anni. Allo stesso tempo, la Legge di Bilancio 2026 ha preparato il terreno per il biennio successivo, introducendo un percorso di aumento graduale dei requisiti dal 2027 e una spinta più decisa verso la previdenza complementare, soprattutto attraverso il TFR. Pertanto, definire il 2026 un anno di transizione non sarebbe sbagliato: ci sono infatti poche novità immediate per chi va in pensione ora, ma ci sono anche segnali molto chiari su come sarà il sistema nei prossimi anni.

Come si va in pensione nel 2026: quali sono le regole in vigore

Nel 2026 il sistema torna a poggiare quasi interamente sull’impianto ordinario introdotto dalla riforma Fornero.

La pensione di vecchiaia resta accessibile con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Non ci sono aumenti nel corso del 2026, perché l’adeguamento alla speranza di vita è rinviato agli anni successivi.

La pensione anticipata ordinaria continua a basarsi esclusivamente sull’anzianità contributiva, senza requisiti anagrafici:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

È una strada praticabile solo per chi ha carriere lunghe e continue, ma resta ancora pienamente valida.

Accanto a questi canali ordinari, l’unica vera deroga confermata è l’Ape Sociale, prorogata anche per il 2026. Non si tratta di una pensione in senso stretto, ma di un assegno ponte destinato a categorie specifiche, ovvero:

  • Disoccupati;
  • Caregiver;
  • Persone con invalidità;
  • Lavoratori impiegati in mansioni gravose o usuranti.

Nel quadro complessivo del sistema previdenziale, l’Ape Sociale resta l’unica ancora di salvataggio per evitare che chi è in maggiore difficoltà resti senza tutele.

Novità pensioni 2026: cosa cambia rispetto al 2025

Il vero cambiamento nel 2026 rispetto al 2025 riguarda le misure sperimentali.

Quota 103 non è stata rinnovata. Non è più possibile accedere alla pensione anticipata con la combinazione di 62 anni di età e 41 anni di contributi.

Anche Opzione Donna esce definitivamente di scena. La possibilità per le lavoratrici di anticipare l’uscita accettando il calcolo contributivo viene cancellata per mancanza di copertura.

In pratica, il 2026 ha segnato la fine di una fase iniziata dopo la pandemia, caratterizzata da proroghe annuali, quote e finestre temporanee. Chi aveva maturato i requisiti entro il 2025 può ancora rientrare nelle regole precedenti, ma per tutti gli altri il perimetro si è molto ristretto, perché il sistema è tornato a essere più rigido.

Adeguamento alla speranza di vita: quando cambia

Uno dei punti più rilevanti della Legge di Bilancio 2026 non riguarda il 2026 in sé, ma gli anni successivi.

Infatti, è stato confermato il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, ma con un’applicazione graduale. In pratica, l’aumento complessivo previsto è di tre mesi, ma non scatterà tutto insieme.

  • Nel 2027 l’aumento sarà limitato a un solo mese;
  • Dal 2028 entrerà a regime l’aumento complessivo di tre mesi.

Questo, in numeri, significa che:

  • Nel 2027 la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese;
  • Dal 2028 si passerà a 67 anni e 3 mesi.

Lo stesso schema si applica alla pensione anticipata ordinaria, con un incremento progressivo dei mesi di contributi richiesti.

Da questi aumenti resteranno escluse alcune categorie, come i lavoratori addetti a mansioni gravose o usuranti e i lavoratori precoci che rientrano nelle tutele previste. Per questi profili, i requisiti restano quelli attualmente in vigore.

Incentivi a restare al lavoro: ecco il Bonus Giorgetti

Per il 2026 è stato confermato anche l’incentivo per chi, pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, sceglie di restare al lavoro.

Questo meccanismo consente al lavoratore di ricevere direttamente in busta paga la propria quota di contribuzione previdenziale, aumentando il reddito netto mensile. Questa scelta, pur migliorando la liquidità nel breve periodo, ha anche un effetto collaterale: i contributi non versati non incrementeranno l’importo della pensione futura.

Rivalutazione pensioni 2026: cosa succede agli importi

Il 1° gennaio 2026 è scattata la rivalutazione legata all’inflazione, fissata in via provvisoria all’1,4%. Tuttavia, non si tratta di un aumento uniforme per tutti.

Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo ricevono la rivalutazione piena (100%).

Per gli importi superiori, la percentuale si riduce progressivamente (90% tra 4 e 5 volte, 75% oltre 5 volte).

Le pensioni minime salgono a 611,85 euro mensili come valore base. Per i trattamenti più bassi viene confermata anche una rivalutazione straordinaria aggiuntiva, che porta l’importo effettivo poco sotto i 620 euro.

Dal punto di vista pratico, pur esistendo, l’aumento risulta molto contenuto, ed è stato uno dei punti più discussi dell’ultima Manovra. La rivalutazione, infatti, protegge formalmente dal carovita, ma spesso non compensa l’inflazione percepita su spese essenziali come energia, alimentari e affitti.

Tabella rivalutazione pensioni 2026

PENSIONE LORDA (DIC 2025)FASCIA (SU MINIMO 2026)% APPLICATAAUMENTO MENSILENUOVA PENSIONE (GEN 2026)
600 € Fino a 4x +1,40% +8,40 € 608,40 €
603,40 € (minimo 2025) Fino a 4x +1,40% +8,45 € 611,85 €
611,85 € (minimo 2026 base) Maggiorazione “minimi” +1,30% extra +7,95 € 619,80 €
1.000 € Fino a 4x +1,40% +14 € 1.014 €
1.500 € Fino a 4x +1,40% +21 € 1.512 €
2.000 € Fino a 4x +1,40% +28 € 2.028 €
2.400 € Fino a 4x +1,40% +33,60 € 2.433,60 €
2.447,40 € = 4x +1,40% +34,26 € 2.481,66 €
2.500 € Tra 4 e 5x +1,26% +31,50 € 2.531,50 €
3.000 € Tra 4 e 5x +1,26% +37,80 € 3.037,80 €
3.059,25 € = 5x +1,26% +38,55 € 3.097,80 €
3.500 € Oltre 5x +1,05% +36,75 € 3.536,75 €
4.000 € Oltre 5x +1,05% +42 € 4.042 €

Previdenza complementare: novità 2026

Il tema che è mutato nel 2026 è quello della previdenza complementare.

Prima di tutto, è stata cancellata la possibilità di utilizzare la rendita del fondo pensione per anticipare l’accesso alla pensione pubblica a 64 anni. La previdenza integrativa torna così alla sua funzione originaria: integrare il reddito pensionistico e non anticipare l’uscita.

Allo stesso tempo, però, la Manovra rende i fondi pensione più flessibili:

  • Aumenta il limite di deducibilità fiscale dei contributi;
  • Amplia le possibilità di ottenere una quota maggiore del montante in capitale al momento del pensionamento;
  • Introduce nuove modalità di erogazione, alternative alla rendita vitalizia tradizionale, con maggiore tutela per gli eredi.

In pratica, ci sono meno scorciatoie sull’età e più libertà su come usare il risparmio previdenziale accumulato.

TFR e silenzio-assenso: cosa cambia dal 2026

Un altro aspetto importante riguarda il TFR.

Dal 1° luglio 2026 viene rafforzato il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori di prima assunzione nel settore privato. In assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni, il TFR viene destinato automaticamente al fondo pensione di riferimento.

In parallelo, si amplia progressivamente la platea delle aziende obbligate a versare il TFR maturando al Fondo di Tesoreria INPS, riducendo lo spazio per il mantenimento del TFR in azienda come forma di autofinanziamento.

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