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Enciclica Magnifica Humanitas: l'uomo alla svolta decisiva tra algoritmi e fraternità

Con l’enciclica "Magnifica Humanitas", Papa Leone XIV affronta il tema della rivoluzione tecnologica mettendo al centro la dignità del lavoro e il valore non surrogabile della persona.

Cultura, Economia
Enciclica Magnifica Humanitas: l'uomo alla svolta decisiva tra algoritmi e fraternità
(Teleborsa) - a cura di Dino Sorgonà

La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme.
È l’interrogativo con cui inizia Magnifica Humanitas, l’enciclica di Leone XIV di oltre 200 pagine che affronta la possibilità di conciliare giustizia e fraternità nel tempo dell’intelligenza artificiale.
La Chiesa, con questa Enciclica, porta nel dibattito pubblico globale e nella società la sua riflessione su questa rivoluzione tecnologica, come fece 135 anni fa Leone Xlll con la Rerum Novarum. Allora, alla vigilia della Rivoluzione bolscevica, il Papa mise al centro della questione sociale la persona, preparando così i fedeli ad affrontare la questione sociale.

Oggi Papà Leone XlV raccoglie l’eredità lasciatagli da Papa Francesco, che nella sua ultima Enciclica Dilexit nos ha affermato: nell’era dell’intelligenza artificiale non possiamo dimenticare che per salvare l’uomo sono necessari la poesia e l’amore. E il nuovo Pontefice rilancia questo messaggio sin dalla scelta del nome. Incontrando i Cardinali subito dopo l'elezione, ha infatti spiegato di aver scelto il proprio nome proprio in memoria di Leone XIII e della Rerum Novarum. Così oggi, come allora, per rispondere ad una nuova rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale - che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro - la Chiesa offre a tutto il mondo il suo patrimonio di dottrina sociale.

Oggi il contesto - ha spiegato il Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità - è differente: allora la Chiesa non aveva la possibilità di entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti economici; oggi questo dialogo avviene e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca. Oggi, inoltre, assistiamo ad una forte asimmetria tra potere tecnico e è saggezza morale,

L’AI, infatti, sta ridefinendo i modelli economici e sociali. Ormai le chatbot rispondendo ad un comando vocale sono in grado di creare testi, foto, audio, correggere errori grammaticali, nonché fare diagnosi mediche di routine e guidare in autonomia. L’IA libera gli esseri umani dal lavoro ripetitivo e alienant,e ma nel medesimo tempo li rende subordinati. Da qui nasce la necessità e l’urgenza di un’etica dell’intelligenza artificiale che metta al centro la dignità della persona umana, intesa dall’enciclica come "valore non surrogabile". Un'IA al servizio dell’uomo e non in sua sostituzione.

Il Papà punta il dito contro l’uso di armi legate all’IA perché "non esiste logaritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile".
Anzi, la tecnologia "non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così ci si abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada così ottimizzata". Dunque servono vincoli etici rigorosi e condivisi a livello internazionale, perché "ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto".
Il Papa richiama poi al rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni. Senza giri di parole, l’Enciclica condanna come gravemente immorale e inaccettabile qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione.

Un capitolo riguarda la concentrazione del potere di queste nuove tecnologie nelle mani di pochi: le Big Tech. L'Enciclica invita a fare attenzione agli squilibri che si creano in un contesto in cui la ricchezza dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, specialmente quando questi beni sono nelle mani di pochi, senza forme di condivisione e di accesso. Leone XIV avverte: gli Stati e le Istituzioni sovranazionali devono garantire regole giuste ed efficaci perché tutti possano contribuire alle scelte che incidono sulla vita delle persone.
La tecnologia, dice il Papa, può curare, connettere, educare e custodire la casa comune, ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto non è di per sé un male, né la soluzione ai problemi dell’umanità; non è neutrale, perché può essere manipolata di chi la progetta, la regola e la usa. Per questo, spiega Leone XIV, la scelta non è tra un sì è un no alla tecnologia. La via da seguire è quella di non sacrificare nessuno, tanto meno i più deboli: no ad un linguaggio unico (anche digitale), no al profitto, no alla disumanizzazione. La via indicata dall'Enciclica è quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità.

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