Meduspace porta il primo corso ECM sull'AI Week 2026: oltre la metà dei medici italiani senza strumenti AI
Alla Fiera di Milano Rho 10 keynote e 19 interventi aziendali su governance, regolamentazione e impatto clinico
(Teleborsa) - Promosso il primo corso ECM accreditato nella storia della AI Week 2026, svoltosi il 19 maggio alla Fiera di Milano Rho e dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica e nella gestione dei dati sanitari, da Meduspace, polo formativo nato nel 2025 dall’aggregazione di Dynamicom Education, Formedica e Meeting Planner su iniziativa di Koinos Capital SGR.
L'iniziativa si inserisce in un contesto in cui la conoscenza medica mondiale raddoppia ogni 73 giorni – contro i cinquant'anni necessari nel 1950 – e in cui PubMed ha superato i 35 milioni di record, arricchendosi ogni anno di centinaia di migliaia di nuovi studi. L'emivita delle competenze apprese all'università, ovvero il tempo entro cui metà delle nozioni diventa clinicamente superata, si è ridotta a poche settimane, rendendo di fatto impossibile per qualunque professionista sanitario mantenersi aggiornato con gli strumenti tradizionali.
Il programma del corso ha previsto 10 keynote su governance, regolamentazione e impatto clinico, affiancati da 19 interventi aziendali con casi d'uso concreti, restituendo l'immagine di un settore in cui la velocità dell'innovazione rischia di superare la capacità di adattamento del sistema formativo.
"Uno studente di medicina che inizia oggi il percorso di laurea vedrà quadruplicare l'intero corpo delle conoscenze mediche prima ancora di discutere la tesi. Il corso di laurea dura sei anni, il sapere raddoppia ogni 73 giorni: fate voi i conti. I programmi didattici, nel frattempo, si aggiornano con tempi geologici", ha dichiarato Giorgio Maggiani, Presidente di Meduspace – sottolineando come in Italia oltre il 50% dei medici attivi non utilizzi strumenti di AI nella pratica clinica e come tra i medici di medicina generale 3 su 4 non l'abbia mai integrata nel proprio lavoro.
I dati del Forum nazionale della salute digitale confermano il quadro: su 1.100 professionisti sanitari analizzati, solo il 12% utilizza concretamente strumenti di intelligenza artificiale, mentre il 30% segnala ostacoli tecnici e resistenze culturali. Il 70%, tuttavia, dichiara interesse ad avvicinarsi a queste tecnologie.
Dove l'AI è stata realmente integrata, i risultati appaiono già tangibili: lo sviluppo di un farmaco, che tradizionalmente richiede tra i 12 e i 15 anni per molecola approvata con un tasso di successo inferiore al 10%, può oggi beneficiare di sistemi di AI applicati alla drug discovery che comprimono la fase iniziale di identificazione delle molecole candidate fino a 11 mesi. Secondo un'analisi McKinsey discussa durante la AI Week 2026, il 64% delle organizzazioni sanitarie che hanno introdotto casi d'uso di AI generativa dichiara di aver già ottenuto o previsto un ritorno positivo sull'investimento.
"Il problema non è la velocità del cambiamento — è che stiamo ancora formando i professionisti della salute come se il sapere fosse stabile", ha osservato Rosario Gagliardi, Consigliere e socio di Meduspace – aggiungendo che "serve un cambio di paradigma: dalla formazione trasmissiva alla formazione adattiva, dove l'AI non è solo oggetto di studio ma strumento attivo di apprendimento. Il medico che non usa l'AI oggi non è pigro — spesso è semplicemente non formato, non accompagnato, non incentivato".
Sul fronte della competitività internazionale, Maddalena Milone, socia di Meduspace, ha evidenziato come "i Paesi che integrano l'AI nella ricerca avranno accesso a terapie innovative più rapidamente, mentre l'Italia rischia di restare in una posizione di ricezione passiva anziché di co-produzione scientifica".
Susanna Priore, socia di Meduspace, ha posto l'accento sul tema della fiducia e dell'adozione, indicando un modello articolato su tre livelli: "Il primo riguarda la governance: servono linee guida chiare, un quadro regolatorio che riduca l'incertezza. Il secondo livello è quello della formazione strutturata. Infine, l'AI non si adotta per decreto: si integra quando i professionisti la percepiscono come alleata".
L'Italia, ha sottolineato Priore, dispone tuttavia di uno strumento che pochi altri sistemi sanitari possiedono nella stessa misura, ovvero un sistema ECM nazionale che coinvolge l'intera platea dei professionisti sanitari: "Se lo usiamo bene — con progettualità, con metodo, con contenuti all'altezza — possiamo costruire quella massa critica di professionisti in grado di guidare la transizione digitale della sanità italiana".
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