Microimprese indietro sulla sostenibilità: il 44% non è consapevole del ruolo del digitale
(Teleborsa) - Le microimprese italiane non hanno sufficiente consapevolezza sui temi della sostenibilità digitale e soffrono di un divario principalmente culturale nei confronti dei consumatori: questo riduce la competitività e impedisce di coniugare la crescita con un impatto positivo a livello ambientale e sociale.
Il tema emerge dai dati raccolti dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale nell’edizione 2026 del suo Osservatorio, realizzata in collaborazione con Adiconsum e Confcommercio, dedicata a "Digitale e sostenibilità nell’Italia che produce e che consuma".
Secondo lo studio – che per la prima volta ha messo a confronto sull’asse della sostenibilità digitale i consumatori e microimprenditori italiani (aziende tra 0 e 10 dipendenti) - il 44% delle microimprese ricade nella categoria degli "Insostenibili Analogici", che dimostrano scarsa attitudine e attenzione sia verso il digitale sia verso la sostenibilità.
Tra i consumatori questa percentuale è di dieci punti inferiore (34%) ma il dato che desta maggiore attenzione viene dal confronto tra i due campioni rispetto ai componenti dell’indice DiSI – Digital Sustainability Index© che l’Osservatorio misura.
L’indice mostra che tra consumatori e microimprenditori il gap di competenze tecnologiche è tutto sommato modesto, mentre è molto più ampio (oltre il doppio) il divario di consapevolezza sul tema della sostenibilità, e di conseguenza anche il divario in termini integrati sulla sostenibilità digitale.
Secondo Stefano Epifani, Presidente della Fondazione Sostenibilità Digitale, la differenza rilevata indica che l’ostacolo più alto da superare non è tecnologico, ma culturale. La Giornata Mondiale dell’Ambiente, che quest’anno richiama l’attenzione di tutti al contributo sul cambiamento climatico, è un momento importante in cui lanciare l’allarme.
"Una transizione climatica giusta richiede consapevolezza del problema e capacità di attivarsi: una capacità che oggi, nell’era dell’AI, passa necessariamente dalla sostenibilità digitale, che permette di impiegare il digitale in modo sostenibile e utilizzarlo per fare impresa in modo più sostenibile per la comunità e l’ambiente" afferma Epifani. "Se le microimprese, che sono il 94,5% del nostro tessuto imprenditoriale, non sono in grado di farlo, come sistema Paese subiamo un doppio danno: perdita di competitività per mancanza di innovazione tecnologica e incapacità di ridurre l’impatto ambientale e generare valore sociale. Serve un’azione urgente per cambiare rotta".
Microimprenditori e sostenibilità: il rischio della deresponsabilizzazione e il ruolo delle istituzioni.
Riguardo al cambiamento climatico, il divario tra microimprenditori e consumatori appare molto evidente: il 46% ritiene che sia un problema urgente, contro il 65% dei consumatori.
In generale, il 75% dei titolari di microimpresa intervistati dichiara che vorrebbe approfondire il tema della sostenibilità aziendale, ma la grande maggioranza – il 68% - pensa che la responsabilità principale sul tema della sostenibilità debba essere delle istituzioni: seguono per il 21% i cittadini e solo il 10% pensa che il compito spetti primariamente alle imprese stesse.
Anche per i consumatori nel 60% dei casi la responsabilità primaria ricade sulle istituzioni. "Questa consapevolezza senza azione, se rimane senza risposta, pone un rischio di deresponsabilizzazione – e di mancanza in termini di governance: ma è anche una chiara domanda che cittadini e imprese pongono alle istituzioni, a cui si richiede di aiutare a capire, di farsi volano per promuovere la sostenibilità" spiega Epifani.
Una domanda senza adeguata risposta
In generale, i consumatori risultano più "avanti" nell’indice di Sostenibilità Digitale: il 29% ha raggiunto sull’indice DiSI un livello elevato, che li colloca nella categoria dei "Sostenibili Digitali". Sono persone che non trovano un’offerta adeguata quando si rivolgo o a microimprese che per il 44%, come abbiamo visto, hanno caratteristiche da "Insostenibile Analogico", male equipaggiato per il futuro sia in tema di tecnologia sia in tema di sostenibilità.
La possibile domanda di beni e servizi offerti da microimprese attente alla sostenibilità digitale si va quindi in parte a disperdere, depotenziando l’effetto "moltiplicatore" che si genera quando domanda e offerta si incontrano e si muovono in un’ottica sostenibile.
Intelligenza Artificiale e dati: un’occasione mancata anche per la sostenibilità
Rispetto alla competenza tecnologica generale, consumatori e microimprenditori non sono lontani tra loro. In entrambi i casi, oltre il 70% ritiene di avere una competenza abbastanza o molto elevata.
Il quadro cambia un po’ se si parla di Intelligenza Artificiale. Il 54% dei titolari di microimprese coinvolti nella ricerca dichiara di non usare l’IA in azienda. Il 47% dichiara che non lo fa perché non gli è chiaro a cosa serva, e il 33% non ne vede il beneficio economico immediato. Difficile anche immaginare il futuro: per il 63,5% l’IA non avrà un impatto di rilievo sul suo business nei prossimi 3-5 anni.
Ignorare l’Intelligenza Artificiale significa privarsi non solo di possibilità di ottimizzare l’operatività, ma anche di strumenti che consentono di analizzare e utilizzare dati importanti – per esempio quelli sui consumi energetici, sull’efficienza dei processi produttivi ecc. – legati direttamente alla sostenibilità delle attività aziendali. Non sorprenderà quindi scoprire che solo il 19% dei microimprenditori usa i dati in modo significativo per guidare i suoi processi decisionali.
(Foto: stockwerkfotodesign | 123RF)
```