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Banca d'Italia, non effettuato alcun trasferimento delle riserve d'oro

La precisazione

Finanza
Banca d'Italia, non effettuato alcun trasferimento delle riserve d'oro
(Teleborsa) - La Banca d'Italia "non ha effettuato alcun trasferimento d'oro". Lo ha detto all'ANSA l'istituto di Via Nazionale dopo che la banca centrale dei Paesi Bassi (DNB) ha annunciato di aver trasferito negli ultimi mesi circa 86 tonnellate di riserve d'oro da New York, negli Stati Uniti e da Ottawa, in Canada, a Londra, in Inghilterra, per via di "crescenti tensioni geopolitiche".

La Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il quantitativo totale delle riserve auree italiane è pari a 2.452 tonnellate, costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete.

L'oro è custodito nei caveau della Banca d'Italia e di primarie banche centrali. Tale scelta deriva, "oltre che da ragioni storiche legate ai luoghi in cui l'oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi - si legge sul sito della Banca d'Italia - Inoltre, la custodia nelle principali piazze finanziarie ne permette, in caso di necessità, un più rapido utilizzo, limitando i costi e i tempi legati al trasporto del metallo".

Il 44,8% delle riserve auree nazionali (1.100 tonnellate) si trova in Italia mentre il resto è depositato all'estero: 43,2% negli Stati Uniti (1.061,5 tonnellate), il 5,7% nel Regno Unito (141,2 tonnellate) e il 6,09% in Svizzera (149,3 tonnellate).

Prima della DNB, anche la Bank of France aveva fatto una mossa simile, rimuovendo tutte le proprie riserve auree dagli Stati Uniti tra luglio 2025 e gennaio 2026, ma senza un trasferimento fisico di lingotti. L'operazione ha riguardato 129 tonnellate d'oro (circa il 5% delle sue riserve totali) custodite presso la Federal Reserve di New York. La banca centrale francese ha scelto di vendere l'oro negli Stati Uniti e ricomprare un quantitativo equivalente sul mercato europeo, generando anche una plusvalenza di circa 12,8 miliardi di euro nell'operazione.
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