Philip Colbert, da Pompei all’hinterland campano: l’arte contemporanea diventa azione sul territorio
Oltre trenta sculture diffuse tra il Parco archeologico e i siti di Longola, Boscoreale, Oplontis, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. A Longola un’opera come segno di attenzione e rinascita dopo l’incendio doloso
(Teleborsa) - Un progetto di arte pubblica che, partendo dalle rovine di Pompei, supera i confini del sito archeologico per estendersi nel territorio e trasformare la cultura in uno strumento di partecipazione, attenzione e rinascita. È questa la dimensione centrale di Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, la mostra diffusa organizzata da Il Cigno Arte con il Parco Archeologico di Pompei e curata da Cesare Biasini Selvaggi, visitabile fino al 30 novembre.
Oltre trenta sculture monumentali dell’artista britannico Philip Colbert, considerato dalla critica l'erede di Andy Warhol, costruiscono un itinerario che unisce Pompei agli altri luoghi gestiti dal Parco: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico. Un percorso che coinvolge Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Poggiomarino, portando l’arte contemporanea fuori dal recinto archeologico e dentro la realtà sociale dell’hinterland campano.
Il progetto assume un valore particolarmente significativo a Longola, sito protostorico conosciuto come "la Pompei prima di Pompei", colpito lo scorso 19 giugno da un grave incendio doloso che ha devastato l’infopoint e i laboratori didattici. Qui la presenza di una scultura dell’iconico The Lobster, alter ego dell’artista, diventa un gesto concreto di vicinanza alla comunità e un richiamo alla necessità di difendere il patrimonio culturale dalla criminalità e dal degrado.
"L'allestimento di un'opera a Longola assume un significato particolare", sottolinea il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. "Dopo l'incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L'arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l'attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un'occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino".
L’azione territoriale non si limita dunque alla diffusione fisica delle opere, ma si completa attraverso un programma di incontri con scuole e associazioni. L’obiettivo è mettere in relazione patrimonio, comunità e nuovi pubblici, restituendo ai diversi siti un ruolo attivo nella vita culturale dell’area vesuviana.
All’interno di Pompei, intanto, gli astici colorati in acciaio inox e le opere con patina bronzea emergono inaspettatamente tra colonne, archi e rovine. Accanto a questi lavori, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come "reperti mitologici del futuro", introduce guerrieri-astice robotici e figure provenienti da un futuro immaginario.
L’ispirazione arriva dall’arte antica pompeiana e, in particolare, dal celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Attraverso il motivo ricorrente dell’astice, Colbert rilegge la storia di Pompei come una vicenda di distruzione, conservazione e memoria collettiva, mettendo in dialogo mitologia classica, cultura pop e immaginario tecnologico.
"Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza - spiega Philip Colbert - un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente".
Pop Mythology, la più grande installazione artistica mai realizzata da Colbert, segna un nuovo capitolo nella ricerca dell’artista britannico sulla mitologia, la storia e la cultura contemporanea. Dopo gli interventi realizzati a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, Colbert torna a lavorare sulla dimensione pubblica e site-specific dell’arte, collocandosi all’intersezione tra linguaggio artistico, intrattenimento e cultura di massa.
Nel confronto con Pompei, tuttavia, l’apparente leggerezza delle sue figure assume una connotazione politica e civile. Le sculture non si limitano a creare un’esperienza immersiva e sorprendente, ma invitano a riflettere sulla mortalità, sulla fragilità delle civiltà, sul rapporto dell’umanità con la tecnologia e sulla sua incapacità di imparare dalla storia.
"Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata – conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze".
(Foto: Foto Valentina Sensi)
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