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Crediti deteriorati in aumento con crisi economica e geopolitica

Il rapporto ABI - Cerved conferma un aumento del tasso di deterioramento dei crediti al 2,8% nel 2026

Economia
Crediti deteriorati in aumento con crisi economica e geopolitica
(Teleborsa) - I crediti deteriorati delle imprese aumenteranno nel corso del 2026 e negli anni successivi, a causa dell'incertezza internazionale e del contesto geopolitico ancora fortemente instabile. E' quanto prevede l'outlook sui crediti deteriorati di ABI e Cerved che copre il triennio 2026-2028.

Il peggioramento della congiiuntura

La congiuntura internazionale continua infatti ad essere caratterizzata da una forte incertezza, legata principalmente alle tensioni in Medio Oriente e alla delicata gestione dello Stretto di Hormuz, e al protrarsi del conflitto in Ucraina. L’aumento significativo delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali - si sottolinea - ha avuto ripercussioni sui carburanti, in primo luogo, e più in generale su alcune componenti delle tariffe dei beni di consumo. In tale contesto, eventuali pressioni sui prezzi potrebbero condizionare ulteriormente l’evoluzione della politica monetaria della BCE, anche alla luce dell’andamento dell’inflazione nell’area euro.

Cresce il tasso di deterioramento del credito

Nel 2026 il tasso di deterioramento del credito alle imprese è indicato in aumento al 2,8% dal 2,6% del 2025. Ulteriore aumento è atteso nel 2027, quando una crescita economica modesta, il perdurare dell’incertezza e una dinamica dei tassi di interesse in lieve aumento dovrebbero spingere questo indicatore al 2,9%, mentre al termine dell’orizzonte previsionale, nel 2028, è prevista una lieve flessione al 2,8%, livello che resta comunque due decimi di punto percentuale al di sopra del 2025.

Il clima di instabilità è testimoniato anche dall'aumento del tasso di deterioramento del credito rilevato da Bankitalia, che per le società non finanziarie è passato dal valore minimo osservato nel 2021 dell'1,95% al 2,63% nel 2025. Le famiglie consumatrici, invece, favorite da tassi di interesse contenuti e da un aumento dell’occupazione, hanno evidenziato una dinamica in lieve calo, con il valore del 2025 pari allo 0,86% a fronte dello 0,95% del 2024.

"Nonostante un lieve peggioramento atteso, le stime al 2028 dimostrano come siano lontani i picchi raggiunti nel 2012, a riprova di una migliore redditività e posizione patrimoniale delle nostre aziende", sottolinea Luca Peyrano, CEO di Cerved. Per il Direttore Generale dell’ABI Marco Elio Rottigni, "in questo scenario, sarà fondamentale preservare la solidità del settore bancario e le condizioni necessarie affinché le banche possano continuare a sostenere famiglie, imprese ed economia reale".

Le dinamiche settoriali e territoriali

Tra il 2025 e il 2028 gli aumenti più consistenti sono attesi per le imprese di medie dimensioni (dall’1,8% al 2,1%) e per il settore delle costruzioni (dal 2,9% al 3,2%). A livello territoriale, gli incrementi risultano invece omogenei, pari a 0,2 punti percentuali in tutte le macroaree.

In termini di livelli, nel 2028 il tasso di deterioramento più elevato si conferma nelle microimprese (3,0%), nel Sud e Isole (3,7%) e nel settore delle costruzioni (3,2%).
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