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Dove andranno i rendimenti obbligazionari secondo gli analisti?

In un quadro offuscato, la direzione non è chiara e le opinioni divergono, da Barclays a Goldman Sachs

Finanza
Dove andranno i rendimenti obbligazionari secondo gli analisti?
(Teleborsa) - In un conteso di rinnovate pressioni sull'obbligazionario a livello globale, gli analisti di Wall Street si domandano con sempre più insistenza se i rendimenti dei titoli di Stato USA - con decennale e trentennale che oggi hanno toccato livelli che non si vedevano dal 2002 - crolleranno entro la fine dell'anno o continueranno a salire verso nuovi massimi.

Lungi dal potere tracciare una strada prevedibile, contesto e prospettive restato offuscati da fattori quali lo shock dei prezzi energetici causato dalla guerra con l’Iran, le mosse della Fed in merito alla politica monetaria e il boom senza precedenti dell’intelligenza artificiale.

Barclays

Tra gli altri strategist, Barclays ha alzato la previsione sul rendimento del titolo decennale dal 5% al ??5,25% per il terzo trimestre del 2027 e non vede motivi validi per un calo dei rendimenti nel breve periodo. "Finché l'economia statunitense manterrà la sua resilienza, non si intravedono catalizzatori specifici che possano spingere i rendimenti al di sotto del 5%".

Anshul Pradhan, responsabile della ricerca sui tassi USA presso Barclays Capital, ha scritto che il rendimento del titolo a 30 anni potrebbe toccare il 6% se l'economia USA dovesse continuare a mostrare resilienza. "I mercati stanno ancora scontando un tasso neutrale di lungo periodo intorno al 3,5%; noi riteniamo che, nel tempo, vi siano margini affinché la produttività sorprenda positivamente. Se ciò dovesse accadere, i mercati potrebbero rivedere al rialzo tale livello di lungo periodo. A nostro avviso, questo spingerà i rendimenti dei titoli a 30 anni verso il 6%, o quantomeno porterà il fair value dei titoli a 30 anni a quel livello".

Goldman Sachs

Goldman Sachs prevede che il rendimento del titolo a 10 anni scenderà al 4,75% entro la fine dell'anno, un calo di quasi 60 punti base rispetto al picco di mercoledì.

William Marshall, responsabile della strategia sui tassi USA presso Goldman Sachs, ritiene "ragionevole mantenere la nostra visione costruttiva a medio termine". "Pensiamo che le pressioni inflazionistiche di fondo siano piuttosto contenute. Le cause dell'attuale elevata inflazione sono in gran parte fattori ormai alle spalle, come i dazi, oppure situazioni come il conflitto in corso" in Iran. "Il nostro scenario di base prevede che tali fattori finiscano per attenuarsi, lasciando spazio a quelle che consideriamo le componenti più strutturali".

(Foto: © gguy/123RF)
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