Titoli di Stato italiani, controvalore detenuto da esteri e retail ai massimi storici
I dati della Banca d'Italia
(Teleborsa) - Investitori esteri e investitori retail italiani non hanno mai avuto in portafoglio tanti titoli di Stato italiani come a luglio 2026: entrambi hanno toccato il massimo storico, mentre la Banca d'Italia ha continuato ad alleggerire il proprio.
Esteri e famiglie, nuovo record a luglio
A luglio gli investitori non residenti hanno portato i titoli di Stato italiani in portafoglio a 966,98 miliardi di euro, un nuovo massimo storico. Rispetto ai 959,11 miliardi di giugno l'aumento è di 7,9 miliardi, secondo la pubblicazione "Finanza pubblica: fabbisogno e debito" diffusa oggi dalla Banca d'Italia.
Massimo storico anche per la componente retail, cioè famiglie e imprese non finanziarie: i loro titoli sono saliti a 431,38 miliardi dai 428,25 di giugno, con un incremento di 3,1 miliardi.
Se si considerano tutti gli strumenti di debito e non solo i titoli, l'esposizione dei non residenti verso le Amministrazioni pubbliche italiane ha toccato 1.170,9 miliardi, anch'essa un record (+8,2 miliardi in un mese).
Quote in salita, Via Nazionale riduce
La quota degli esteri è pari al 35,8% dei 2.700,6 miliardi di titoli in circolazione a fine luglio (35,6% a giugno), quella del retail al 16,0% (15,9%).
La crescita è forte su base annua. Rispetto a luglio 2025 i titoli in mano agli esteri sono aumentati di 119,1 miliardi (+14%), quelli di famiglie e imprese di 39 miliardi (quasi +10%). Da inizio anno l'aumento è rispettivamente di 94,8 e 27 miliardi.
Prosegue invece il disimpegno della Banca d'Italia, che non reinveste più i titoli in scadenza dei programmi di acquisto dell'Eurosistema. Il suo portafoglio è sceso a 525,7 miliardi a luglio (-5,7 miliardi) e a 520,2 miliardi ad agosto, 48,4 miliardi in meno rispetto a fine 2025.
Tra gli altri detentori, le banche e le altre istituzioni finanziarie monetarie residenti hanno aumentato i titoli di 2 miliardi a 418,9 miliardi, mentre assicurazioni, fondi e altre istituzioni finanziarie li hanno ridotti di 3,2 miliardi a 357,5 miliardi.
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