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Intesa, Morningstar DBRS: confermata ancora una volta solidità del modello di business diversificato

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Intesa, Morningstar DBRS: confermata ancora una volta solidità del modello di business diversificato
(Teleborsa) - La trimestrale di Intesa Sanpaolo ha "confermato ancora una volta la solidità del modello di business diversificato, fortemente orientato alle commissioni, che ha più che compensato la debolezza dei risultati derivanti dalle attività di trading". Lo afferma Arnaud Journois, SVP, European Financial Insitutitons presso Morningstar DBRS, analizzando i conti al 30 settembre 2026.

Intesa Sanpaolo ha registrato il miglior terzo trimestre di sempre, con un utile netto salito a 2.645 milioni di euro, rispetto ai 2.372 milioni di euro del terzo trimestre 2025 (+11,5%). Il provento operativo è cresciuto del 4,2% su base annua, attestandosi a 6.924 milioni di euro. Tale dato, unito alla riduzione delle spese operative (-2,5% su base annua) e degli accantonamenti per perdite su crediti (-25,9% su base annua), ha portato a un incremento dell'utile lordo dell'11,4% su base annua, raggiungendo i 4.020 milioni di euro. Nei primi nove mesi del 2026, l'utile netto ha toccato gli 8.199 milioni di euro (+8,1% su base annua), con un ROE annualizzato del 21% (ROTE del 26%); il Gruppo ha inoltre rivisto al rialzo la guidance sull'utile netto per il 2026, portandola ben al di sopra dei 10 miliardi di euro.

Il margine di interesse è salito a 3.886 milioni di euro (+5,6% su base annua, +1,1% rispetto al trimestre precedente), continuando a crescere di trimestre in trimestre nonostante il calo dei tassi Euribor. Per il 2026, il Gruppo prevede un margine di interesse ben superiore ai 15 miliardi di euro. Le commissioni nette sono aumentate a 2.587 milioni di euro (+5,7% su base annua), trainate dalle attività di gestione, negoziazione e consulenza (+7,9% su base annua). I proventi del settore assicurativo hanno raggiunto i 478 milioni di euro (+6,2% su base annua), con una crescita del 10% su base annua nei rami danni non auto (non-motor P&C). Le commissioni e i proventi assicurativi hanno rappresentato il 43% del risultato operativo dei primi nove mesi 2026, a fronte di una media dei competitor pari al 28%. Le attività finanziarie della clientela hanno superato 1,5 trilioni di euro (+7,1% su base annua), i prestiti alla clientela sono aumentati del 3,6% su base annua, raggiungendo 436 miliardi di euro, e la raccolta diretta da attività bancaria è cresciuta del 7,8% su base annua. Per contro, i profitti su attività e passività finanziarie valutate al fair value sono risultati negativi per 27 milioni di euro (rispetto agli 81 milioni di euro del terzo trimestre 2025 e ai 400 milioni di euro del secondo trimestre 2026). Tale dato riflette una perdita di 144 milioni di euro nelle attività sui mercati dei capitali, che ha inoltre determinato un calo del 25,9% su base trimestrale del risultato operativo della divisione IMI Corporate & Investment Banking.

"A nostro avviso, la disciplina sui costi rimane un punto di forza fondamentale", sottolinea Journois. Le spese operative nel terzo trimestre 2026 si sono attestate a 2.654 milioni di euro, in calo del 2,5% su base annua e stabili rispetto al trimestre precedente, grazie alla riduzione delle spese per il personale (-3,1% su base annua) e degli ammortamenti (-5,3% su base annua). Il rapporto costi/ricavi è migliorato di 2,4 punti percentuali su base annua, attestandosi al 36,7%, il miglior livello tra le grandi banche europee. Il ricambio generazionale dovrebbe portare a ulteriori guadagni in termini di efficienza: entro il 2029 sono previste circa 12.400 uscite, di cui oltre 2.700 già avvenute nei primi nove mesi del 2026, con un risparmio a regime atteso di circa 570 milioni di euro nel 2030.

"La qualità degli attivi rimane molto solida", viene sottolineato, con le rettifiche nette sui crediti diminuite del 25,9% su base annua, attestandosi a 206 milioni di euro nel terzo trimestre 2026, cifra che include 11 milioni di euro di recuperi su esposizioni verso Russia e Ucraina. Il costo del rischio annualizzato è sceso a 19 punti base (bps) nei primi nove mesi del 2026 (rispetto ai 25 bps dei primi nove mesi del 2025). L'incidenza netta dei crediti deteriorati (NPL ratio) si è attestata allo 0,8%.

La capitalizzazione "rimane solida", afferma l'esperto. Alla fine del terzo trimestre 2026, il CET1 ratio si attestava intorno al 13,1% - un valore stabile rispetto al trimestre precedente - dopo aver dedotto 7,8 miliardi di euro accantonati per la distribuzione e 2,3 miliardi di euro relativi al programma di riacquisto di azioni proprie completato a ottobre. Tale livello risulta ampiamente superiore al requisito SREP fissato al 9,97% per il 2026 (con un margine di circa 310 punti base) e all'obiettivo del Gruppo, pari a oltre il 12,5%. Il rapporto sale al 13,8% includendo il previsto assorbimento dei deferred tax assets e si attesta al 12,9% escludendo l'utile netto dei primi nove mesi del 2026.
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