Educazione finanziaria, indice resta a 56 su 100: previdenza fronte più critico a quota 48
(Teleborsa) - Il livello medio di alfabetizzazione finanziaria e assicurativa degli italiani si attesta a 56 su 100, sotto la soglia di sufficienza fissata a 60. È il dato della quarta edizione dell'Edufin Index, l'osservatorio promosso da Alleanza Assicurazioni con la Fondazione Mario Gasbarri e la collaborazione scientifica di SDA Bocconi, su un campione di 3.500 persone, presentato a Roma a novembre 2025 con il patrocinio dei ministeri dell'Economia, delle Imprese e dell'Istruzione. Il valore resta sostanzialmente stabile sotto quota 60 rispetto alle edizioni precedenti: solo il 40% della popolazione dichiara di gestire consapevolmente le proprie finanze, mentre la quota di "analfabeti finanziari e assicurativi" si attesta al 10%, in calo di due punti sul 2024.
Il quadro peggiora sul fronte previdenziale. Accanto all'indice principale, la ricerca ha introdotto due nuovi indicatori: il Longevity Index, che misura la consapevolezza rispetto all'allungamento della vita e si ferma a 55, e il Pension Index, dedicato a previdenza pubblica e integrativa, che si attesta a 48. Su quest'ultimo il divario di genere è marcato: 54 per gli uomini contro 43 per le donne, undici punti. Sull'indice complessivo il gender gap è più contenuto ma stabile a cinque punti (uomini 59, donne 54), mentre si riducono i divari
per area geografica e per età: il Mezzogiorno e le Isole salgono di un punto (da 53 a 54) e la fascia 25-34 anni passa da 54 a 55.
Per Stefano Lokar Pignatari, ex portfolio manager con esperienza tra istituti bancari italiani e società fintech svizzere, laureato in economia aziendale e con laurea magistrale con lode in Banca e Finanza all'Università di Verona, oggi attivo nella formazione, l'elemento
più rilevante non è il livello in sé ma la sua persistenza. "Il fatto che l'indice sia fermo ci dice una cosa scomoda: non basta parlare di educazione finanziaria per fare educazione finanziaria"; osserva. "Se ne discute ovunque, ma i numeri non si muovono, e questo
significa che stiamo sbagliando il metodo, non l'intenzione."Il nodo, secondo il formatore, è l'approccio:"Alle persone non serve sapere cos'è uno spread per definizione, serve sapere cosa succede ai loro soldi mentre dormono. La finanza diventa comprensibile solo quando smette di essere una materia scolastica e diventa una domanda concreta sulla propria vita"
È il capitolo previdenziale, con quel 48 su 100, a preoccuparlo di più. "Il Pension Index è il dato più critico, perché la previdenza è l'unico ambito in cui il tempo che perdi non lo recuperi più" spiega. "Un errore su un investimento lo puoi correggere, ma i vent'anni in cui non hai pianificato la pensione non tornano indietro. "Il rischio, avverte, è quello di una generazione che scopre troppo tardi di essere impreparata: "Stiamo crescendo persone convinte che qualcuno, lo Stato o la fortuna, sistemerà le cose al posto loro. Ma la matematica della previdenza non fa sconti, e chi non se ne occupa oggi lo pagherà con gli interessi domani "Un tema che si lega ai dati strutturali del Paese: come ricordato dal rettore della Bocconi Francesco Billari alla presentazione, la vita media ha raggiunto gli 83,4 anni e un quarto della popolazione ha superato i 65.
Pur nel tono critico, Lokar Pignatari individua nell'immobilità dei dati un margine di recupero. "Il fatto che il numero sia fermo non è una condanna, è un invito: significa che c'è un margine enorme di miglioramento", conclude. "Chi decide di colmare oggi quel divario non recupera solo una lacuna, si costruisce un vantaggio sulla propria vita. "Il tema torna di attualità ogni ottobre con il Mese dell'Educazione Finanziaria, appuntamento in cui istituzioni, operatori e formatori si confrontano su come sbloccare un indice che, edizione
dopo edizione, non supera la sufficienza.
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