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Il Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes fotografa un Paese "diviso a metà"

Da un lato, la spinta all'innovazione, dall'altro, le inerzie strutturali che frenano l'economia e lo sviluppo, dilapidando il capitale umano

Economia, Welfare
Il Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes fotografa un Paese "diviso a metà"
(Teleborsa) - L'Italia è un Paese "diviso a metà", sospeso 'in mezzo al guado' tra spinte all'innovazione e inerzie strutturali, alle prese con una sovrapposizione di crisi demografiche, economiche, istituzionali e tecnologiche che richiedono risposte di lungo periodo. È il quadro che emerge dal Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes, giunto quest’anno alla 38a edizione, che ruota attorno a 6 capitoli tematici

L'analisi attraversa temi cruciali come il declino demografico, la crisi della rappresentanza democratica e l’impatto pervasivo dell’intelligenza artificiale sulla sovranità individuale e collettiva. Il documento evidenzia inoltre l'erosione del contratto sociale nella sanità e nell'istruzione, unitamente alla necessità per l'Europa di superare i propri limiti burocratici per agire come attore geopolitico unitario.

"L’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo, ma di nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile", commenta il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, aggiungendo "il nostro sistema valoriale, istituzionale, economico, sociale, demografico è sottoposto a pressioni che esigono risposte e non ammettono rinvii".

"L’Italia è la terza economia dell’area euro; - ha sottolineato Fara - eppure, paradossalmente, il nostro è uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta, con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa, con un flusso di emigrazioni giovanili tra le più consistenti del continente. Le nostre stime più recenti indicano che l’Italia perde almeno 34.700 giovani che emigrano ogni anno: un caso unico in Europa. È lo stesso Paese che, tra il 1950 e il 1970, trasformò una nazione agricola, uscita a pezzi dalla guerra, in una potenza industriale. Quella generazione non era più intelligente di quella odierna: era semplicemente più disposta a sacrificare il presente per costruire il futuro. Questa disponibilità è il capitale che abbiamo dilapidato".

Crescita modesta e potere d'acquisto in calo

Pur essendo la terza economia dell'area euro, l'Italia mostra una crescita lenta, un debito pubblico elevato e una stagnazione salariale cronica. Tra il 2001 e il 2023 i salari reali sono diminuiti del 3,3%, a fronte di incrementi del 18,7% in Francia e del 14,8% in Germania. La produttività oraria è cresciuta dello 0,2% in vent'anni, nonostante un numero di ore lavorate pro capite superiore alla media europea.

Il potere d'acquisto del ceto medio è sceso del 7,5% dal 2021. L'82% dei cittadini segnala un aumento dei prezzi nel 2026 e solo una famiglia su quattro riesce a risparmiare. Il 34,6% rinuncia ai controlli medici periodici per ragioni economiche, mentre la ricchezza netta delle famiglie è calata del 5,5% nell'ultimo decennio.

La grave crisi demografica

Nel 2025 le nascite hanno toccato il minimo storico di 355.000 nati vivi. L'Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone: il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni e gli ultraottantenni superano i bambini sotto i dieci anni. La solitudine abitativa riguarda 2,7 milioni di ultrasettantacinquenni. L'immigrazione regolare contribuisce al 9% del Pil e sostiene oltre 600.000 pensioni. Le donne hanno un'aspettativa di vita di 85,5 anni, ma trascorrono più anni in cattiva salute rispetto agli uomini.

Democrazia e intelligenza artificiale

La fiducia nelle istituzioni premia il Presidente della Repubblica (61,8%) e le Forze dell'ordine, mentre tocca minimi storici per il Parlamento (26,1%) e i partiti politici (25,7%). Il 62,7% degli italiani riconosce l'utilità dell'Intelligenza Artificiale, ma solo il 14,4% la utilizza abitualmente. Il Rapporto segnala il rischio dell'Ignoranza Artificiale, ovvero un impoverimento del pensiero critico legato alla delega di funzioni cognitive alle macchine, e dell'algocrazia, lo spostamento del potere decisionale verso piattaforme opache.

Lo spauracchio delle guerre

L'ordine globale del dopoguerra è considerato dissolto. Nel 2024 si sono registrati 61 conflitti attivi nel mondo, il valore più alto dal 1946. Il 44,2% degli italiani considera le spese per la Difesa un costo e non un investimento. Crescono il ricorso a contractor privati e la cosiddetta 'guerra cognitiva', basata sulla disinformazione sistematica sui social network.

Sanità, istruzione e parità di genere

Il sottofinanziamento del SSN, le liste d'attesa e la carenza di personale alimentano una privatizzazione di fatto del settore sanitario. Quanto all'istruzione, l'Italia resta agli ultimi posti in Europa per numero di laureati e per stipendi degli insegnanti. Sul fronte della parità di genere il Paese occupa l'85° posto nel Global Gender Gap Report, con un divario occupazionale di 19,4 punti percentuali. Il tasso di occupazione delle madri con figli piccoli è del 58,3% contro il 92% dei padri.

I tre scenari per il futuro

Guardando al futuro, il Rapporto delinea tre percorsi possibili: la 'deriva del rattoppo', considerata la più probabile e destinata a un 'declino dignitoso'; la rottura, alimentata da tensioni sociali e possibili derive autoritarie; la rigenerazione, ritenuta meno probabile, che ruota attorno ad una nuova classe dirigente capace di recuperare il 'senso dello Stato'.


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