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Europa, Intesa: rientro prezzi energetici sarà frenato da bassi livelli di scorte

Energia, Finanza
Europa, Intesa: rientro prezzi energetici sarà frenato da bassi livelli di scorte
(Teleborsa) - Nonostante la prospettiva di un'offerta mondiale in miglioramento e l'allentamento delle tensioni geopolitiche, il rientro dei prezzi energetici europei sarà frenato dai bassi livelli di scorte. Lo affermano gli economisti di Intesa Sanpaolo in una ricerca sul tema.

Viene fatto notare che la crisi energetica del 2026 è stata molto diversa da quella del 2022: ha gravato maggiormente sui mercati del petrolio rispetto a quelli del gas per la diversa percentuale di domanda mondiale soddisfatta dai flussi da Hormuz (14% vs. 5%); ha avuto un impatto meno grave sull'economia europea per la diversa prossimità geografica e la minore dipendenza dai flussi di importazione di gas dal Golfo Persico rispetto che dalla Russia (circa 4% vs. 40%); fin dai primi giorni di guerra, lo shock d'offerta e quindi l'impatto dei rincari sono stati percepiti (correttamente) come transitori; e molto diverso era il contesto macroeconomico in cui si sviluppò la crisi (nel 2026 la crescita economica e i mercati del lavoro erano meno robusti, l'inflazione era ben più bassa e i tassi d'interesse di riferimento molto più alti).

Effettivamente i mercati finanziari hanno catturato queste differenze: il petrolio Brent è salito vicino ai massimi storici del 2022 (il picco del 30 aprile in area 126 dollari è stato di appena il 9% inferiore al record di 139 dollari toccato il 7 marzo di quattro anni prima), mentre il gas naturale TTF è rimasto ben lontano dai precedenti picchi (i 74 eur/MWh raggiunti il 19 marzo 2026 sono di quasi l'80% inferiori al picco del 2022).

Specularmente, in termini prospettici le dinamiche di prezzo potrebbero divenire più ribassiste per il petrolio che per il gas. Infatti, mentre per il Brent Intesa ipotizza un rientro dei prezzi ai livelli precrisi entro fine anno, per il TTF probabilmente occorrerà attendere fino al secondo trimestre 2027, complici i bassi livelli di scorte in Europa.

Secondo dati Gas Infrastructure Europe (GIE), al 13 giugno le scorte europee erano vicine al 44,3% della capacità totale, inferiori alla media stagionale quinquennale del 58,7% e ben al di sotto dei massimi registrati nel 2020 (75,9%), 2023 (72,9%) e 2024 (72,5%). Solo nel 2021 i depositi erano marginalmente più vuoti, con un riempimento pari al 42,5% nel medesimo periodo dell'anno. Partendo da livelli così bassi, "difficilmente i paesi europei riusciranno a riempire adeguatamente i depositi prima del prossimo inverno - si legge nella ricerca fimata dall'economista Daniela Corsini - Secondo le nostre stime, è probabile che si raggiunga un picco di riempimento fra il 78% e l'83% della capacità, una percentuale pericolosamente vicina al 77% registrato nel 2021 che contribuì ad infiammare i costi energetici nel 2022".

A complicare lo sforzo di riaccumulo contribuisce una curva forward in backwardation: i prezzi per il breve termine sono molto superiori a quelli di lungo termine. Ciò significa che con l'attuale inclinazione della curva non è conveniente comprare gas in estate per poi rivenderlo in inverno, a meno che non intervengano i governi fornendo sussidi o incentivi (ipotesi al momento non considerata da nessun paese europeo).

In aggiunta alla necessità di ripristinare le scorte, nei prossimi mesi la domanda di gas sarà amplificata dalle crescenti richieste di generazione elettrica per far fronte alle probabili ondate di calore legate allo sviluppo di El Nino e alla inevitabile incertezza sui volumi da rinnovabili, nucleare e sulle consegne di GNL, complice la forte concorrenza asiatica su questo mercato. Intesa stima quindi che il TTF potrebbe quindi mantenersi vicino a una media di 45 euro nel terzo trimestre e risalire verso i 48 euro nel quarto trimestre. Successivamente il continuo miglioramento dell'offerta mondiale potrebbe spingere al ribasso i prezzi medi da circa 45 euro nel 2026 a 32 euro nel 2027.
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