(Teleborsa) - Era il 1965 quando
Andy Warhol prendeva la foto dello spaventoso
fungo atomico di Hiroshima e lo trasformava in un'altra delle sue icone, al pari di Marilyn o della Campbell Soup: un modo per dire, vent'anni dopo, che l'atomica non faceva più paura e che anzi era diventata a sua volta un
prodotto mercificabile.
Oggi quella
paura è tornata: i grandi del mondo non hanno più paura di nominare il grande tabù e spetta di nuovo all'arte e alla cultura esorcizzare il timore di una generazione, come è già accaduto durante la
Guerra Fredda. Oggi, a differenza di ieri, il confine fra reale, immaginario e possibile è molto più sfumato: nell'era dei
deep fake e dell'
Intelligenza Artificiale scopriremo forse che alla Casa Bianca esiste veramente una War Room e che il Doomsday Clock sta andando decisamente più veloce del previsto.
Fra i '70 e gli '80 fu l'
heavy metal ad incaricarsi di dare voce alla paura e alla protesta, parlando di
inferni nucleari e di
“war pig”, ma anche il pop non rimase a guardare e nascose un messaggio segreto addirittura nel tormentone Vamos alla Playa.
Oggi, nel 2026, all'alba di un nuovo anno che nessuno sa cosa porterà nel mondo, il producer
Marco del Bene immagina un'esplosione atomica a Osaka, città simbolo del progresso e dell'innovazione: è dopo la deflagrazione, che sommerge di detriti la memoria collettiva, resta solo un mosaico di solitudini e individualità, in un mondo che si interroga sui grandi temi a cui, da quasi un secolo, non riesce a dare una riposta.
In uscita il 13 gennaio 2026,
OSAKA I DANCE è un album in dieci tracce, una ballad contemporanea ed elettronica che è una metafora disturbante del presente. Alternando poesia, spoken word e canzoni, Marco del Bene - già premiato come best soundtrack al
New York Across the Globe Film Festival per la colonna sonora di Not To Forget – non propone risposte o soluzioni, ma dipinge frammenti di umanità, vibrazioni emotive, storie minime che riflettono un disagio condiviso. Tra tutti, i
l dialogo tra parole e suoni in BLUEBIRD, storica poesia di Charles Bukowski qui musicata, che rafforza lo spessore poetico del progetto e ne esplicita la tensione tra intimità e disincanto. La poesia diventa così uno spazio di resistenza, un luogo in cui la fragilità individuale si trasforma in gesto politico.
Di grande impatto anche il
concept visivo del progetto: la copertina dell'album, con il
fungo atomico di Osaka, curata dallo stesso Marco del Bene, e la falena sulla copertina del singolo che lo ha anticipato, CHAMPIONS OF LONELINES, una falena firmata dall'artista Andrea Lelario oggi conservata nei taccuini delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Il disco è firmato interamente da Marco del Bene aka MKDB e vede la
collaborazione vocale di Sophia DB, nelle parti rap e cantate.