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OCSE stima crescita Italia allo 0,4% nel 2026 ma possibili revisioni

A frenare la crescita vi sono fattori strutturali e elementi di natura contingente come il conflitto in Medioriente

Economia
OCSE stima crescita Italia allo 0,4% nel 2026 ma possibili revisioni
(Teleborsa) - La crescita economica italiana è stata lenta, ma resiliente, di fronte ai recenti shock, grazie alle riforme ed agli investimenti previsti dal PNRR. Dopo una crescita del PIL dello 0,5% nel 2025, è atteso un leggero rallentamento allo 0,4% nel 2026 a causa dell'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia legato al conflitto in Medio Oriente, per poi risalire allo 0,6% nel 2027. E' quanto stima l'OCSE nell'Economc Survey dedicato all'Italia, spiegando che i rischi su queste previsioni "sono orientati al ribasso", ma "l'incertezza rimane elevata" e le previsioni potrebbero anche essere riviste in positivo.

Proseguire le riforme previste dal PNRR è essenziale per rafforzare le prospettive di crescita dell'Italia”, ha affermato Stefano Scarpetta, capo economista dell'OCSE, presentando l'indagine a Roma insieme al direttore generale del Tesoro Riccardo Barbieri. "Sono necessari ulteriori sforzi per migliorare le condizioni dei giovani e degli altri gruppi sotto-rappresentati nel mercato del lavoro, rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita delle imprese e garantire forniture energetiche competitive”.

Secondo l'OCSE, dunque, l'invecchiamento della forza lavoro, la persistente debolezza della crescita della produttività, l'elevato debito pubblico e la forte concorrenza delle economie emergenti creano sfide a lungo termine. In questo contesto, i progressi delle riforme sono fondamentali per promuovere la crescita e ridurre il debito pubblico.

L'Italia - afferma l'OCSE - può avviare un percorso di riduzione del debito più prudente perseguendo il consolidamento fiscale pianificato nei prossimi anni e compensando le pressioni di spesa derivanti dall'invecchiamento della popolazione, dalle maggiori esigenze di difesa e dalla transizione climatica con una maggiore efficienza nella spesa pubblica, il contenimento dei costi pensionistici ed una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

Sul fronte produttivo, l'OCSE mette in evidenza che, nonostante il successo delle grandi imprese italiane, molte piccole e microimprese faticano a crescere o ad adottare nuove tecnologie, pesando sulla produttività e sulla crescita complessiva dell'economia. Un contesto normativo e fiscale più snello, un maggiore sostegno alla ricerca e sviluppo e la promozione di migliori pratiche gestionali aiuterebbero le imprese a crescere e a competere in modo più efficace.

Sul fronte lavoro, l'Organizzazione con sede a Parigi cita la piaga dei NEET, pari al 16% dei giovani nel 2024, e della conseguente fuga di cervelli all'estero. Di qui la necessità di un passaggio più agevole tra scuola e lavoro, sistemi di formazione professionale più solidi e di alta qualità, e politiche del mercato del lavoro più efficaci.

Infine, i costi energetici sono più elevati rispetto a molti paesi OCSE a causa della dipendenza dell'Italia dai combustibili fossili importati. Questi costi incidono sulla competitività delle imprese e sul costo della vita delle famiglie. Ridurre gli ostacoli amministrativi agli investimenti nelle energie rinnovabili e nella transizione energetica contribuirebbe a ridurre i costi, le emissioni e a garantire un approvvigionamento energetico più sicuro.

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