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Germania, svolta da 800 miliardi: nuove opportunità per le imprese italiane

Economia
Germania, svolta da 800 miliardi: nuove opportunità per le imprese italiane
(Teleborsa) - La Germania entra nella seconda metà del 2026 con un’economia ancora fragile, un’industria manifatturiera alle prese con una trasformazione strutturale e un’inflazione tornata in accelerazione, ma anche con una politica fiscale radicalmente diversa rispetto al passato e destinata a modificare gli equilibri industriali europei nei prossimi anni. L’inflazione tedesca ha raggiunto ad agosto il 2,9% su base annua, rispetto al 2,8% di luglio e al 2,3% di giugno, con i prezzi dell’energia in aumento del 10,5%. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, si attesta invece al 2,4%, indicando una dinamica dei prezzi ancora fortemente condizionata dalla componente energetica.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa sul quadro economico tedesco e sui possibili riflessi per l’Italia. Sul versante della crescita, il prodotto interno lordo, in Germania, è aumentato dello 0,3% nel primo trimestre dell’anno, ma le previsioni per l’intero 2026 restano prudenti. Il governo federale stima una crescita dell’1%, mentre la Bundesbank indica un incremento più contenuto, pari allo 0,5%. Anche il mercato del lavoro mostra segnali di progressivo indebolimento: il tasso di disoccupazione ha raggiunto a giugno il 6,3%, il livello più alto dal 2020, con oltre 2,9 milioni di persone in cerca di lavoro.

La principale novità è tuttavia rappresentata dal cambio di politica economica deciso dal governo guidato da Friedrich Merz. Berlino ha superato la tradizionale rigidità sul debito pubblico e ha avviato un programma straordinario di investimenti in difesa e infrastrutture che può arrivare fino a 800 miliardi di euro entro il 2030, all’interno di una manovra di bilancio 2026 da circa 520 miliardi. Parallelamente, il deficit pubblico tedesco è atteso in crescita fino a circa il 3,7% del Pil. Il cambiamento della strategia tedesca rappresenta un passaggio decisivo anche per l’economia italiana. Germania e Italia hanno realizzato nel 2025 un interscambio commerciale pari a 157,8 miliardi di euro, in aumento dell’1,2% rispetto al 2024 e al terzo valore più alto mai registrato. Le esportazioni italiane verso la Germania ammontano a 72,2 miliardi, mentre le importazioni raggiungono 85,6 miliardi, con un saldo favorevole a Berlino di 13,4 miliardi.

Tra i settori maggiormente coinvolti figurano automotive e componentistica, con 25,1 miliardi di esportazioni e una crescita del 7,3%, agroalimentare con 20,3 miliardi e un incremento dell’8,6%, macchinari industriali con 20,8 miliardi e una crescita dell’1,5%, ed elettrotecnica-elettronica con 18 miliardi e un aumento del 2,3%. La crisi industriale tedesca non deve pertanto essere interpretata esclusivamente come un fattore negativo per il sistema produttivo italiano. La ristrutturazione dell’automotive e il nuovo ciclo di investimenti pubblici possono infatti creare opportunità per le piccole e medie imprese italiane più specializzate, innovative e integrate nelle filiere europee, in particolare nei comparti della meccanica avanzata, della componentistica, dell’energia, delle infrastrutture e delle tecnologie duali.

"La Germania sta attraversando una fase molto delicata, forse la più complessa degli ultimi decenni dal punto di vista industriale, ma sarebbe un errore leggere questa trasformazione soltanto in termini di crisi. Berlino sta cambiando modello economico e sta mettendo in campo una capacità di investimento pubblico molto significativa. Per l’Italia, e soprattutto per le nostre piccole e medie imprese, questa può diventare un’occasione importante, purché il sistema produttivo sappia muoversi per tempo e con una strategia precisa. Il rapporto economico tra Italia e Germania resta troppo importante per essere osservato soltanto attraverso le oscillazioni congiunturali del prodotto interno lordo. Parliamo di quasi 158 miliardi di interscambio commerciale e di filiere industriali profondamente integrate. La difficoltà dell’automotive tedesco inevitabilmente produce conseguenze anche sul nostro Paese, ma contemporaneamente la nuova domanda che nascerà dagli investimenti in infrastrutture, difesa, energia e tecnologie avanzate può aprire spazi molto rilevanti per le imprese italiane. La questione centrale sarà capire se l’Europa riuscirà a trasformare questa nuova fase di investimenti pubblici in una vera politica industriale comune. L’Italia dispone di un patrimonio di piccole e medie imprese molto competitive nelle lavorazioni specialistiche, nella meccanica, nella componentistica e nelle tecnologie ad alto valore aggiunto. Occorre evitare che la nuova stagione di investimenti tedeschi resti confinata all’interno dei grandi gruppi nazionali e costruire invece una partecipazione europea alle nuove catene di fornitura. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività industriale europea dei prossimi anni", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

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