Le opzioni sono contratti derivati che danno a chi le compra un diritto: acquistare o vendere un sottostante a un prezzo stabilito, entro una certa data o alla scadenza. Il sottostante può essere un’azione, un indice, una valuta, una materia prima, un ETF o un altro strumento finanziario.
La caratteristica che le distingue dai futures è l’asimmetria. Nel future entrambe le parti si impegnano a regolare il contratto alla scadenza. Nell’opzione, invece, chi compra paga un premio e ottiene il diritto di decidere se usare o meno il contratto. Chi vende incassa quel premio, ma si assume l’impegno di rispettare la decisione del compratore.
Da qui nasce la distinzione tra call e put. Una call dà il diritto di acquistare il sottostante a un prezzo stabilito, chiamato strike. Una put dà il diritto di venderlo allo strike. In entrambi i casi il compratore può scegliere se esercitare l’opzione, mentre il venditore deve adeguarsi se l’opzione viene esercitata.
Prima di tutto: a cosa servono le opzioni
Le opzioni vengono usate per tre finalità principali:
- Protezione: chi possiede azioni può comprare una put per ridurre l’impatto di un ribasso. La put funziona come una copertura: se il titolo scende sotto un certo livello, l’opzione acquista valore e compensa una parte della perdita sul portafoglio.
- Costruzione di strategie: permette di lavorare su scenari diversi. Con le opzioni si può puntare su un rialzo, su un ribasso, su un mercato laterale o su un aumento della volatilità. Il risultato dipende dal prezzo del sottostante, dal tempo che resta alla scadenza e dalla volatilità attesa.
- Ricerca di rendimento: riguarda soprattutto chi vende opzioni. Incassare premi può generare entrate periodiche, ma espone a obblighi che vanno capiti prima di aprire la posizione. Il premio incassato è il massimo guadagno della singola opzione venduta, salvo strategie combinate con altre opzioni o con il sottostante, mentre la perdita potenziale può essere molto più ampia, soprattutto con call scoperte.
Call e put spiegate bene
Abbiamo spiegato che una call dà il diritto di comprare il sottostante a un prezzo prefissato, chiamato strike, mentre una put dà il diritto di venderlo allo strike.
| TIPO DI OPZIONE | CHI LA COMPRA COSA CERCA | QUANDO HA VALORE INTRINSECO |
| Call | Rialzo del sottostante | Quando il prezzo sale sopra lo strike |
| Put | Ribasso del sottostante o protezione | Quando il prezzo scende sotto lo strike |
Un esempio può aiutare a chiarire il funzionamento: immaginiamo un’azione che oggi vale 50 euro. Un investitore compra una call con strike 55 euro e paga un premio di 2 euro. Se alla scadenza l’azione sale a 65 euro, l’opzione permette di comprarla a 55 euro, cioè a un prezzo più basso rispetto a quello di mercato. Il vantaggio lordo è di 10 euro per azione, da cui va sottratto il premio pagato.
Se invece alla scadenza l’azione resta a 52 euro, esercitare la call non avrebbe utilità, perché il prezzo di mercato sarebbe più basso dello strike. In quel caso l’investitore lascia scadere l’opzione e perde solo il premio versato. Dall’altra parte, chi ha venduto la call ha incassato il premio, ma avrebbe dovuto consegnare le azioni a 55 euro se il compratore avesse esercitato il diritto.
Con una put il ragionamento si ribalta. Se un’azione vale 50 euro e un investitore compra una put con strike 45 euro, ottiene il diritto di vendere quel titolo a 45 euro. Se alla scadenza l’azione scende a 35 euro, la put acquista valore perché consente di vendere a un prezzo superiore a quello di mercato. Se il titolo resta sopra 45 euro, l’opzione scade senza essere esercitata e la perdita resta limitata al premio pagato.
Da cosa dipende il prezzo di un’opzione
Il prezzo di un’opzione si chiama premio. È la somma pagata da chi compra il contratto e incassata da chi lo vende. Quel prezzo non nasce solo dalla distanza tra il valore del sottostante e lo strike, ma anche dal tempo che resta alla scadenza e dalle aspettative sulle oscillazioni future del mercato.
Dentro il premio si distinguono due componenti. La prima è il valore intrinseco, che indica quanto l’opzione sarebbe già utile se venisse esercitata subito. Una call con strike 50 su un titolo che quota 58 ha 8 euro di valore intrinseco. Una put con strike 50 su un titolo che quota 42 ha lo stesso valore intrinseco, perché permette di vendere a 50 qualcosa che sul mercato vale 42.
La seconda componente è il valore temporale. Anche quando l’opzione non ha ancora un vantaggio immediato, può avere prezzo perché resta del tempo prima della scadenza. In quel periodo il sottostante potrebbe muoversi nella direzione favorevole al compratore. Per questo, a parità di strike e sottostante, un’opzione con una scadenza più lontana tende a costare più di una con una scadenza ravvicinata.
Sul premio pesa anche la volatilità implicita, cioè l’aspettativa del mercato sull’ampiezza dei movimenti futuri. Se gli operatori si aspettano oscillazioni forti, le opzioni diventano più care, perché aumenta la probabilità che finiscano in guadagno per chi le compra. Se la volatilità implicita scende, il premio può ridursi anche quando il sottostante si muove nella direzione prevista.
Quando si può esercitare un’opzione e come avviene il regolamento
Le opzioni possono seguire due modalità di esercizio.
Le opzioni di stile americano permettono al compratore di usare il diritto in qualsiasi momento fino alla scadenza.
Le opzioni di stile europeo, invece, possono essere esercitate solo nel giorno di scadenza.
Questa differenza è rilevante per quanto riguarda la gestione della posizione, soprattutto quando l’opzione riguarda azioni che distribuiscono dividendi o strumenti con movimenti molto rapidi vicino alla scadenza.
Alla fine del contratto bisogna guardare anche il tipo di regolamento. Alcune opzioni prevedono la consegna del sottostante: nel caso delle opzioni su azioni, l’esercizio può portare all’acquisto o alla vendita effettiva dei titoli. Un contratto standard su azioni, nei mercati statunitensi, rappresenta di norma 100 azioni, quindi una sola opzione può trasformarsi in una posizione molto più ampia sul titolo.
Altre opzioni vengono regolate in denaro. Accade spesso con le opzioni su indici, perché consegnare fisicamente tutte le azioni che compongono un indice sarebbe poco pratico. In questi casi, alla scadenza viene calcolata la differenza tra lo strike e il valore finale del sottostante, e il risultato viene liquidato cash sul conto dell’investitore.
Cosa rischia chi vende opzioni
Finora abbiamo guardato soprattutto il punto di vista di chi compra l’opzione. Dall’altra parte c’è il venditore, che incassa il premio, ma si espone all’eventuale esercizio del contratto.
Chi compra un’opzione conosce subito la perdita massima, pari al premio pagato. Chi la vende incassa quel premio, ma si espone a un rischio che dipende dal movimento del sottostante.
Il caso più semplice è la covered call. Un investitore possiede già 100 azioni e vende una call su quello stesso titolo. Se il prezzo sale oltre lo strike, può essere chiamato a consegnare le azioni al prezzo stabilito. In pratica incassa il premio, ma rinuncia al rialzo oltre quella soglia.
La call scoperta è molto più rischiosa. Il venditore non possiede le azioni e, in caso di esercizio, deve comprarle sul mercato per consegnarle allo strike. Se il titolo sale molto, la perdita può crescere rapidamente, perché il prezzo di acquisto sul mercato può diventare molto più alto del prezzo a cui dovrà consegnare.
La vendita di put segue una logica diversa, perché il venditore incassa il premio e accetta la possibilità di acquistare il sottostante allo strike se il prezzo scende sotto quel livello. Alcuni investitori usano questa strategia per provare a entrare su un titolo a un prezzo più basso, ma serve liquidità sufficiente per sostenere l’eventuale acquisto.
Quando il compratore esercita l’opzione, per il venditore scatta l’assegnazione. A quel punto l’impegno preso all’apertura della posizione diventa effettivo: nel caso di una call può essere richiesta la consegna del sottostante, mentre nel caso di una put può essere richiesto l’acquisto allo strike. Più precisamente, questo è il passaggio che separa l’incasso del premio dalla gestione del rischio vero e proprio.
Cosa sono le “greche”: perché il prezzo cambia anche senza grandi movimenti
Il prezzo di un’opzione non dipende solo dal movimento del sottostante, ma può cambiare anche per effetto del tempo, della volatilità attesa e dei tassi di interesse. Per leggere queste variazioni si usano alcuni indicatori chiamati “greche”, utili perché mostrano quali fattori stanno pesando sul valore del contratto. Si chiamano così proprio perché sono rappresentati da lettere dell’alfabeto greco.
Il delta indica quanto può variare il prezzo dell’opzione quando si muove il sottostante.
Il gamma misura quanto può cambiare il delta se il movimento prosegue.
Il theta mostra l’effetto del tempo: più ci si avvicina alla scadenza, più una parte del valore dell’opzione tende a consumarsi.
Il vega misura la sensibilità alla volatilità implicita, cioè alle oscillazioni attese dal mercato.
Il rho, infine, riguarda l’impatto dei tassi di interesse.
Tra questi indicatori, theta e vega sono spesso i più importanti da capire per chi si avvicina alle opzioni. Un’opzione comprata può perdere valore giorno dopo giorno anche se il sottostante resta fermo, perché il tempo disponibile per un movimento favorevole si riduce. Allo stesso modo, dopo un evento molto atteso, come una trimestrale o una decisione sui tassi, la volatilità implicita può scendere e far calare il premio dell’opzione anche quando la direzione del mercato era stata prevista correttamente.
Tipologie di opzioni trattate sui mercati
| TIPO DI OPZIONE | SOTTOSTANTE | COSA SAPERE |
| Opzioni su azioni | Singoli titoli quotati | Sono tra le più diffuse. Permettono di prendere posizione sul rialzo o sul ribasso di un’azione, oppure di costruire strategie su titoli già presenti in portafoglio |
| Opzioni su indici | Indici azionari, come FTSE MIB, Euro Stoxx, S&P 500 o Nasdaq | Vengono usate per esporsi a un intero mercato o per coprire un portafoglio azionario. Di solito il regolamento avviene in denaro, senza consegna fisica dei titoli che compongono l’indice |
| Opzioni su ETF | Fondi quotati | Consentono di lavorare su panieri già diversificati, legati per esempio ad azioni, obbligazioni, settori o aree geografiche |
| Opzioni su valute | Coppie di cambio | Sono strumenti usati per coprire o negoziare il rischio cambio, per esempio sull’euro/dollaro |
| Opzioni su tassi | Tassi di interesse o strumenti collegati alla curva dei rendimenti | Servono soprattutto a gestire il rischio legato ai movimenti dei tassi, tema rilevante per banche, imprese e operatori professionali |
| Opzioni su materie prime | Petrolio, oro, gas, prodotti agricoli o altri sottostanti commodity | Permettono di prendere posizione sui prezzi delle materie prime o di coprire costi futuri legati a energia e approvvigionamenti |
| Mini stock options | Azioni europee, con dimensione ridotta del contratto | Alcuni contratti hanno dimensioni più piccole, pari a 1 o 10 azioni, invece delle 100 azioni tipiche di molti contratti standard. Questo rende l’esposizione più modulabile anche per importi inferiori |
| Opzioni quotate sul mercato italiano | Indici e singole azioni italiane | In Italia sono presenti opzioni su indice e stock options su singoli titoli. Prima di operare vanno verificati sottostante, orari, stile dell’opzione, modalità di regolamento e dimensione del contratto |
Opzioni a brevissima scadenza: cosa sono le 0DTE
Tra le opzioni a breve termine ci sono le 0DTE, sigla di “zero days to expiration”. Sono contratti che scadono nello stesso giorno in cui vengono negoziati. La finestra temporale è quindi molto stretta: chi le compra o le vende lavora su movimenti che possono svilupparsi nell’arco di poche ore.
Queste opzioni vengono usate soprattutto su indici molto liquidi, perché permettono di prendere posizione su una singola seduta di mercato. Possono essere legate all’uscita di un dato macroeconomico, a una decisione sui tassi, all’apertura di Wall Street o a un movimento improvviso del sottostante. Il loro valore cambia rapidamente, proprio perché resta pochissimo tempo prima della scadenza.
La caratteristica più importante è il decadimento temporale. In un’opzione tradizionale il tempo residuo può sostenere una parte del premio, mentre nelle 0DTE questo sostegno si riduce quasi subito. Se il sottostante non si muove nella direzione attesa, il premio può perdere valore molto velocemente. Anche un movimento corretto, ma arrivato troppo tardi o troppo debole, può non bastare a rendere l’operazione profittevole.
Le 0DTE, quindi, sono opzioni da usare con molta attenzione perché vivono nell’arco di una sola seduta. Il loro prezzo può cambiare rapidamente anche per movimenti piccoli del sottostante, ma il tempo lavora subito contro chi le compra. Se il mercato resta fermo, si muove poco o si muove troppo tardi, il premio può ridursi fino quasi ad azzerarsi.
Per questo sono strumenti adatti a operazioni molto brevi e pianificate in anticipo. Prima di usarle bisogna sapere quanto si è disposti a perdere, quale movimento si attende e in quale momento della giornata si vuole chiudere la posizione.
Come si usano in un portafoglio
Le opzioni raramente vanno valutate come strumenti isolati. Il loro uso dipende dallo scenario che si vuole gestire: proteggere un portafoglio, ridurre il costo di una copertura, incassare premi, limitare il rischio di una posizione o lavorare sulla volatilità.
Chi possiede già un portafoglio azionario può usare una put per fissare una soglia di protezione. In questo caso l’opzione ha un costo, ma aiuta a ridurre l’impatto di un ribasso oltre un certo livello. La logica è simile a quella di una polizza: si paga un premio per avere una protezione in uno scenario sfavorevole.
Un’altra strada è costruire uno spread, cioè combinare un’opzione comprata e un’opzione venduta sullo stesso sottostante. Questa struttura permette di abbassare il costo iniziale della strategia, accettando però un rendimento massimo già definito. Può essere usata quando ci si aspetta un movimento in una certa direzione, ma senza puntare a un rialzo o a un ribasso illimitato.
Esistono poi strategie pensate per lavorare sulla volatilità. Con strutture come straddle o strangle si può cercare beneficio da un movimento ampio del sottostante, anche quando la direzione è incerta. Sono strategie legate a eventi che possono muovere molto il mercato, come trimestrali, dati macroeconomici o decisioni delle banche centrali. Tuttavia bisogna considerare il costo del premio: se il movimento atteso non arriva, il tempo può consumare rapidamente il valore della posizione.
Piccolo glossario delle opzioni
| VOCE | DESCRIZIONE |
| Opzione | Contratto derivato che dà al compratore il diritto di acquistare o vendere un sottostante a condizioni già stabilite |
| Sottostante | Strumento a cui l’opzione è collegata: può essere un’azione, un indice, un ETF, una valuta, una materia prima o un tasso |
| Call | Opzione che dà il diritto di acquistare il sottostante a un prezzo prefissato |
| Put | Opzione che dà il diritto di vendere il sottostante a un prezzo prefissato |
| Strike | Prezzo al quale il compratore dell’opzione può acquistare o vendere il sottostante |
| Premio | Prezzo dell’opzione: viene pagato da chi compra il contratto e incassato da chi lo vende |
| Scadenza | Data entro cui l’opzione può essere esercitata o giorno in cui il contratto arriva a termine |
| Esercizio | Uso del diritto previsto dall’opzione: acquistare il sottostante nel caso della call o venderlo nel caso della put |
| Assegnazione | Situazione in cui il venditore dell’opzione deve rispettare l’obbligo previsto dal contratto dopo l’esercizio da parte del compratore |
| Valore intrinseco | Parte del premio che dipende dal vantaggio immediato dell’opzione se venisse esercitata in quel momento |
| Valore temporale | Parte del premio legata al tempo che resta prima della scadenza e alla possibilità che il sottostante si muova in modo favorevole |
| Volatilità implicita | Aspettativa del mercato sull’ampiezza dei movimenti futuri del sottostante. Quando sale, le opzioni tendono a diventare più care |
| Delta | Indicatore che misura quanto può variare il prezzo dell’opzione quando si muove il sottostante |
| Theta | Indicatore che misura l’effetto del passare del tempo sul valore dell’opzione |
| Vega | Indicatore che misura la sensibilità dell’opzione alla volatilità implicita |
| Gamma | Indicatore che misura quanto cambia il delta quando si muove il sottostante |
| Rho | Indicatore che misura la sensibilità del prezzo dell’opzione alle variazioni dei tassi di interesse |
| Regolamento in denaro | Chiusura del contratto con pagamento cash della differenza, frequente nelle opzioni su indici |
| Consegna fisica | Regolamento che porta all’acquisto o alla vendita effettiva del sottostante, come può accadere con opzioni su azioni |
| Covered call | Strategia in cui si vende una call su azioni già presenti in portafoglio |
| Call scoperta | Vendita di una call senza possedere il sottostante. È una posizione molto rischiosa se il prezzo sale con forza |
| Spread | Strategia che combina opzioni comprate e vendute sullo stesso sottostante per limitare costo, rischio e rendimento massimo |
| 0DTE | Opzione che scade nello stesso giorno in cui viene negoziata. È usata per operazioni molto brevi e richiede particolare attenzione al decadimento temporale |
(Foto: © Davide Fiorenzo De Conti / 123RF)
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