(Teleborsa) - È scontro sulla
data del referendum sulla riforma della giustizia. "La legge impone all'esecutivo di decidere entro il 17 gennaio" fanno sapere fonti di governo annunciando che la questione sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di lunedì. La norma a cui si fa riferimento è l'articolo 15 della legge n. 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum, della Corte di cassazione, che, in questo caso ha ammesso le richieste referendarie lo scorso 18 novembre. La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione.
Si stanno valutando varie ipotesi, fra cui quella del
22 marzo. Una data che rappresenta un compromesso tra l'intenzione della maggioranza di indicare il primo marzo e la necessità, auspicata dal Colle, di una frenata volta ad allentare il clima di tensione attorno al referendum.
Ma le opposizioni spingono per posticipare ancora con l'obiettivo di arrivare dopo Pasqua per avere più giorni a disposizione per la campagna di informazione sul quesito. Sul piede di guerra il
portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per un referendum costituzionale sulla stessa riforma, Carlo Guglielmi. L'iniziativa è promossa da un comitato di 15 cittadini, che ha tempo fino al 30 gennaio per raggiungere le 500mila firme necessarie, e ha già annunciato che impugnerà "qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa" su questa raccolta firme.
"Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme. Noi siamo rispettosi di tutti – afferma
Guglielmi – ma se altri diventeranno irrispettosi verso la partecipazione dei cittadini allora reagiremo. Il nostro compito è far sì che le 280 mila firme raccolte finora non vengano buttate nel secchio. Faremo tutto ciò che la legge consente per evitarlo. Siamo pronti a impugnare in tutte le sedi. Siamo pronti a fare tutto quello che ci consente il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione della Repubblica".