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Eurispes: per il 65,8% degli italiani il rapporto con il digitale è problematico

L'indagine su un campione di1.060 intervistati rileva usi intensivi, difficoltà di autoregolazione e tecnostress, con criticità concentrate nella fascia 18-24 anni.

Economia, Scienza e tecnologia
Eurispes: per il 65,8% degli italiani il rapporto con il digitale è problematico
(Teleborsa) - Il 65,8% degli italiani considera in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali, con un'incidenza che raggiunge il 41,9% tra i 18-24enni e il 30,2% tra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce successive; tuttavia è tra gli over 64 che si registra la quota più alta di chi esprime una valutazione estrema, definendo il proprio rapporto con il digitale "molto problematico" (10,2%). È uno dei dati principali dell'indagine dell'Eurispes su italiani, tecnologie digitali e salute mentale, condotta tra novembre e dicembre 2025 su un campione probabilistico stratificato di 1.060 persone, rappresentativo della popolazione italiana per genere, fascia d'età e area geografica.

La rilevazione, articolata in sei aree tematiche (connettività e uso degli strumenti, competenze e vulnerabilità, rapporto personale con le tecnologie, social network e chat, lavoro e tecnostress, benessere digitale), restituisce un quadro ambivalente: il digitale è percepito come utile e ormai strutturale, ma una quota rilevante della popolazione segnala automatismi, affaticamento e perdita di controllo.

Diffusione e intensità d'uso. Lo smartphone è utilizzato regolarmente dal 94,3% degli intervistati, il computer dal 65,2%, la Smart Tv dal 61,2%, il tablet dal 33,6%, lo smartwatch dal 28,4% e le console dal 17,5%. Se lo smartphone attraversa tutte le generazioni (89,9% anche tra gli over 64), gli altri dispositivi mostrano un marcato divario anagrafico: il computer passa dall'80,2% dei 18-24enni al 39,1% degli over 64. Nei giorni feriali il 24,1% supera le tre ore di smartphone per svago; tra i 18-24enni la quota sale al 52,4%, e al 60,5% nei giorni festivi.

Competenze e vulnerabilità. Il 32,8% giudica scarse le proprie competenze digitali, il 35% sufficienti e il 32,2% buone. Tra gli over 64 il 67,3% si valuta negativamente. La sicurezza percepita varia con il compito: il 76,5% si sente sicuro nel comunicare con familiari e amici, ma solo il 45,6% nel riconoscere truffe e il 41,8% nella gestione di privacy e sicurezza dei dati. Il 41,4% dichiara di sentirsi sopraffatto dalla velocità del cambiamento tecnologico.

Esperienze negative. Il 26% ha incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% ha subito commenti offensivi o attacchi personali, il 21,8% la condivisione non autorizzata di foto o video. Tra i 18-24enni le percentuali salgono rispettivamente al 40,7%, 38,4% e 37,2%. Per chi ha vissuto tali episodi, il 45,9% segnala un impatto sul benessere emotivo e il 39,3% sull'autostima; tra i più giovani si arriva al 65,6% e al 59%.

Automatismi e autoregolazione. Il 51,3% controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica aggiornamenti anche in assenza di avvisi. Il 26,6% ha tentato senza successo di ridurre l'uso del telefono, con valori oltre il 40% tra i 18 e i 34 anni. L'83,9% ha usato lo smartphone più a lungo del previsto almeno occasionalmente, il 65,3% ha provato ansia con la batteria scarica. Solo l'11,2% misura regolarmente il proprio tempo online, mentre il 35,9% non sa quantificarlo; il 12,7% ha adottato almeno una strategia di riduzione e il 56,9% ritiene di non averne bisogno.

Social network e lavoro. Il 79,6% è iscritto ad almeno un social; l'85,8% attribuisce alle piattaforme un ruolo nella diffusione di fake news e il 74,9% nel cyberbullismo, senza che questo riduca l'adesione. Sul fronte professionale, il 48,2% svolge un'attività che richiede sempre un uso intensivo di dispositivi; il 77,3% controlla email o messaggi di lavoro fuori orario almeno qualche volta e il 68,1% anche in ferie. Nei sei mesi precedenti la rilevazione il 68,6% ha sperimentato sintomi di stress o affaticamento legati alle tecnologie professionali, con frequenza elevata per il 33,8%.

Nelle conclusioni, l'Eurispes rileva che la consapevolezza dei rischi non è sufficiente a modificare i comportamenti e che la responsabilità non può essere attribuita ai soli utenti, richiamando la necessità di trasparenza degli algoritmi, limiti alle pratiche persuasive, tutele rafforzate per minori e soggetti vulnerabili e responsabilità delle piattaforme sui sistemi di raccomandazione. Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all'uso delle tecnologie, il 20,8% ci ha pensato senza farlo.


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