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PoliMi, Osservatorio Purpose e AI: la bussola per guidare il futuro della tecnologia

Economia
PoliMi, Osservatorio Purpose e AI: la bussola per guidare il futuro della tecnologia
(Teleborsa) - Oltre 1800 persone, tra presenza fisica e online, hanno preso parte alla quarta edizione di Purpose Day, l'evento di POLIMI Graduate School of Management interamente dedicato al Purpose, realizzato per il secondo anno consecutivo in collaborazione con il Purpose Center di HEC Paris. Il tema scelto,"Driving Technology to Shape Meaningful Futures", ha guidato una giornata di confronto su come il Purpose possa dare una direzione alla trasformazione tecnologica, perché il progresso sia il risultato di scelte consapevoli e non di semplice inerzia.

Al centro dell'evento, la presentazione della Ricerca 2026 dell'Osservatorio Purpose in Action, giunto alla terza edizione, realizzata con Adiacent in qualità di Strategic Partner e Ipsos Doxa in qualità di Insight Partner, e con il contributo di Workday. L'indagine, condotta su un campione di 612 manager di imprese operanti in Italia, approfondisce quest'anno il rapporto tra Purpose, lavoro e talento nell'era dell'intelligenza artificiale.

Dai dati emerge un paradosso: l'intelligenza artificiale è già entrata nelle organizzazioni, anche negli ambiti più delicati per le persone, ma le imprese faticano ancora a governarla. Il 30% la utilizza a supporto delle decisioni manageriali, il 27% nella pianificazione delle competenze e il 25% nella valutazione delle performance. Eppure, un'impresa su quattro (27%) non ha ancora un approccio chiaro all'AI. Per il 60% dei manager la sua adozione è guidata soltanto da efficienza e riduzione dei costi. Solo il 13% riconosce pienamente che gli obiettivi assegnati ai sistemi di AI siano chiaramente definiti. La diffusione della tecnologia procede quindi più rapidamente della capacità delle organizzazioni di stabilirne finalità, confini e responsabilità. Per dare una direzione alla tecnologia, i manager guardano al Purpose: oltre 7 su 10 ritengono che avrà un ruolo centrale o importante nel garantirne un uso responsabile nei prossimi cinque anni.

Resta aperta anche la sfida della leadership. La ricerca evidenzia che le imprese non sono ancora pronte a gestire team ibridi composti da persone e sistemi di AI: solo il 9% dei manager considera la propria organizzazione pienamente pronta a guidare team in cui persone e AI lavorano insieme. Tra le competenze considerate necessarie, quelle tecniche (48%) sono seguite a brevissima distanza dal pensiero critico e dalla capacità di valutare le decisioni automatizzate (44%). Seguono la gestione del cambiamento e la data literacy (42%). Nell'era agentica, il vantaggio umano si sposta dall'esecuzione all'interpretazione e al giudizio.

"Per le imprese italiane il Purpose non è più un problema di definizione, ma di attuazione, e l'intelligenza artificiale rende questo passaggio urgente", commenta Josip Kotlar, Co-Direttore Scientifico dell'Osservatorio Purpose in Action. "Se il Purpose resta una dichiarazione, l'AI rischia di essere adottata seguendo ciò che la tecnologia rende possibile, più che ciò che l'organizzazione vuole ottenere. Se invece diventa il criterio con cui fissare obiettivi, confini e responsabilità, può essere la bussola che oggi manca".

"In questo contesto, il Purpose offre una direzione chiara: aiuta a capire perché adottare l’AI, dove applicarla e quale valore vogliamo generare", aggiunge Paola Castellacci, CEO e Presidente di Adiacent.

La ricerca conferma inoltre che il Purpose è ormai entrato nel linguaggio delle imprese italiane. Il 65% dei manager sa esprimere quello della propria azienda e il 38% delle organizzazioni può dirsi pienamente Purpose-driven. I primi effetti concreti si vedono negli investimenti: il 39% delle imprese dedica più attenzione a innovazione e digitalizzazione sostenibile. Il 24% finanzia progetti con minore rendimento economico ma maggiore impatto sociale o ambientale. Più lento, invece, il cambiamento nell'organizzazione interna: solo il 15% ha ripensato in modo strutturale ruoli e responsabilità.

"Purpose Day è nato per spostare il confronto da ciò che la tecnologia è in grado di fare a ciò che vogliamo farne", hanno dichiarato Vittorio Chiesa e Federico Frattini, Presidente e Dean di POLIMI Graduate School of Management. "La partecipazione di quest'anno e la collaborazione con HEC Paris confermano che le imprese sentono questo tema come proprio e che il dibattito ha ormai una dimensione europea, in cui l'Italia può avere un ruolo da protagonista".

L'incontro ha riunito al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano leader internazionali, CEO e accademici. Tra gli interventi principali, Charles Conn (Presidente di Patagonia), Rebecca Henderson (John & Natty McArthur University Professor, Harvard University), Mauro Porcini (Presidente e Chief Design Officer di Samsung), Melissa Ferretti Peretti (Vice President e Country Manager di Google Italy), Rodolphe Durand (Direttore Accademico del Purpose Center di HEC Paris), Mario Cucinella (Fondatore e Direttore Creativo di MCA – Mario Cucinella Architects), Paola Castellacci (CEO e Presidente di Adiacent), Roberto Verganti (Stockholm School of Economics e Harvard Business School) e Stefan Krook (imprenditore seriale e investitore a impatto).

Purpose Day 2026 è realizzato in collaborazione con Phoenix Group - polo integrato di consulenza, corporate finance, innovazione e servizi operativi, attivo al fianco di istituzioni finanziarie, assicurazioni, operatori dei pagamenti e imprese industriali, con una presenza strutturata in Italia, Europa e Stati Uniti, RATP Dev Italia - operatore globale di sistemi di mobilità del Gruppo RATP, attivo in 16 Paesi, e SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni HR, paghe e presenze. Forbes Italia è media partner dell'evento.


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